Vibo. Il saluto romano di Limardo davanti al candidato Mussolini fra polemiche e goliardia: la città ha bisogno di crescere

L’arrivo a Vibo Valentia di Caio Giulio Cesare Mussolini, candidato alle elezioni europee per Fratelli d’Italia, lasciava intravedere discussioni e polemiche. Il nome sin troppo evocativo ed il cognome dal peso simbolico lanciati nel mezzo di una campagna elettorale comunale erano già una buona premessa per alimentare contrasti verbali, ma la candidata a sindaco per il centrodestra Maria Limardo ha messo un pizzico della farina del suo sacco per surriscaldare ulteriormente l’ambiente.

Il saluto romano, raccontato dal Quotidiano del Sud, ha fatto costruire castelli di parole e commenti. Perché nella fase che precede la presentazione delle liste, quel simbolismo dimenticato nell’epoca moderna si riappropria del ruolo di protagonista e riaccende gli scontri. Non confronti sulle modalità di risoluzione delle problematiche, ma battute e veleni su fatti, certo da tenere bene a mente, ma superati dalla storia. “È stato un gesto goliardico. È nota la mia appartenenza alla destra sociale, la mia storia politica. Mia nonna è stata segretaria del Fascio” ha chiarito Limardo sempre al Quotidiano. La già candidata alle elezioni regionali poteva risparmiarselo quel braccio teso e alzato, perché chi si candida alla guida della città deve mantenere la freddezza e non lasciarsi travolgere dai ricordi o dalle passioni. Poteva evitare quell’atto “goliardico”, che nel 2019 non può avere senso alcuno. Doveva accogliere chi ha avuto come bisnonno il Duce, perché tutti hanno il diritto di essere giudicati sulla base delle proprie idee e delle proprie azioni e non sugli sbagli degli antenati. Poteva mantenere un altro profilo e non lo ha fatto, ma questa non può essere materia per giudizi sulla persona.

Ha sbagliato, certo, però la parentesi va chiusa in fretta, perché la città ha bisogno di ben altre discussioni. Quelle sulla mancanza di posti di lavoro, sulla carenza dei servizi, su una sanità sempre più fragile, su una viabilità sempre più inaffidabile, su uno sviluppo che non c’è. Il resto è aria fritta.

Contenuti correlati