Viabilità, il Comitato “Indignati speciali” manifesta la sua sfiducia: “La politica di oggi è peggiore di quella di ieri”

È “con sorpresa, sconcerto e rammarico” che il Comitato civico “Indignati Speciali” ha “appreso dagli organi di stampa, il ‘disappunto’ con cui il prefetto di Vibo Valentia ha reagito alla trasmissione di circa trecento tessere elettorali, consegnate spontaneamente al sodalizio da altrettanti cittadini di Fabrizia, “in segno di protesta avverso lo stato di assoluto abbandono in cui la rete viaria del loro comprensorio è stata lasciata per lungo tempo”; ed ancor “con maggiore rammarico” è stata appresa “l’intenzione del prefetto medesimo, di riconsegnare le tessere ai sindaci dei Comuni interessati, in occasione dell’incontro indetto in Prefettura per il prossimo 14 novembre”.

Il Comitato “Indignati speciali” dimostra di non gradire alcune intenzioni filtrate dalla stampa – comunque da verificare – e ricorda di non essere stato costituito per esercitare una “protesta fine a se stessa” e, dunque, “sterile e controproducente”, essendo stato, al contrario, “sin dall’inizio del tutto propositivo, previa forte denuncia della situazione di totale degrado in cui le strade del territorio di Fabrizia versavano e versano, attraverso la presentazione di un circostanziato esposto indirizzato ad ogni Istituzione ed Autorità competente, con il quale sono state avanzate ben precise richieste ed istanze, fra le quali, peraltro, la stessa Conferenza di Servizi”.

La compagine precisa che “le tessere elettorali erano state consegnate al Comitato già nel mese di agosto 2019 e la loro trasmissione in Prefettura ‘successivamente alla comunicazione della prossima riunione’, è stata solo e semplicemente una congiuntura. Inoltre sorprende, e non poco – aggiunge il sodalizio – come tale atto sia stato inteso quasi come uno ‘sgarbo’ alle Istituzioni, rivelandosi, per converso, un adempimento dovuto, soprattutto nei confronti di quei cittadini che hanno creduto e continuano a credere in tale forma di protesta”. 

Il Comitato specifica di essere “ben conscio del fatto che il voto è un diritto/dovere, in quanto strumento di tutela del territorio, attraverso la designazione di rappresentanti, che siano però validi, onesti personalmente ed intellettualmente, animati dall’esclusivo interesse del soddisfacimento del bene comune e, soprattutto, coerenti con le idee programmatiche e con i principi puntualmente enunciati in occasione delle campagne elettorali”. “Ma – aggiunge – nel momento in cui la fiducia in essi riposta dai cittadini, dalle persone, dal territorio che dovrebbero rappresentare, è stata categoricamente e sistematicamente frustrata e tradita dagli eletti di tutte le fazioni partitiche che si sono avvicendati non negli anni, ma nei decenni, allora quel diritto/dovere diventa inevitabilmente solo diritto, cioè il diritto degli elettori a non vedere calpestata oltre la loro dignità, continuando a tributare consensi alla ‘politica’ di ieri, che ha palesemente dimostrato di non meritarli, ed alla ‘politica’ di oggi, che si sta rivelando peggio di quella di ieri”.

Da questa considerazione nasce “il non voto” o “la dichiarazione di non voto” – in occasione delle prossime elezioni regionali, “da parte dei cittadini di Fabrizia, cioè degli abitanti di quel territorio più dimenticato ed abbandonato, sinora, dalle Istituzioni ad ogni livello – non assume “certamente il significato di una ‘delega in bianco’ agli altri per la scelta e la designazione dei propri rappresentanti, ma vuole essere, al contrario, un modo eclatante per rimarcare la loro indignazione, verso una classe dirigente appiattita per troppo tempo sulla propria inefficienza e che ha dimostrato, negli anni, di essere del tutto restia al cambiamento”. L’auspicio è che “finalmente si possano creare le fondamenta per l’edificazione di una vera politica, quella del territorio e per il territorio, attraverso un radicale mutamento, innanzi tutto dei criteri di individuazione dei candidati da eleggere e, poi, del modo di gestire la cosa pubblica da parte degli eletti”. “In ragione di tutto ciò – conclude il Comitato – è d’obbligo, in conclusione, domandarsi: i sindaci interpellati dal prefetto per la riconsegna delle tessere, avranno l’onestà intellettuale ed il ‘coraggio istituzionale’ di dare inizio, proprio in quella sede, ad una concreta opera di confutazione della sfiducia verso la politica e le Istituzioni da essa espresse, che ha indotto quei trecento cittadini a rimettere i propri certificati elettorali nelle mani di un Comitato civico?”.

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