USB Sanità rileva i problemi causati dallo svuotamento dell’ospedale di Tropea

"Sosteniamo la battaglia per la sospensione della decisione"

Il trasferimento di Urologia da Tropea a Vibo Valentia – secondo la Federazione dell’USB Pubblico Impiego della Calabria – significa mettere le comunità in guerra fra loro mentre i privati proliferano.
USB Sanità sostiene pienamente la battaglia contro lo svuotamento funzionale del presidio ospedaliero di Tropea, condividendo il comunicato ieri pubblicato da alcune associazioni del territorio, tra cui Calabria Sociale.


In particolare, è condivisibile l’analisi per cui lo spostamento del reparto di Urologia a Vibo Valentia (anche se già previsto nel Piano regionale di riparto delle competenze) a fronte di nessun miglioramento operativo previsto è frutto dell’impostazione dell’attuale Piano di rientro che penalizza la medicina territoriale e gli ospedali ‘minori’, costringendo il territorio ad una guerra fra poveri della quale non beneficia nessuno”.
“A causa dei minori fondi perequativi per la propria sanità, la Calabria – rimarcano i rappresentanti dell’organizzazione sindacale – ha dovuto subire il folle Piano per il rientro dal deficit, invenzione del federalismo fiscale: 4000 posti da operatori sanitari e innumerevoli posti letto persi, 0,30% in più di Irpef, nonché una maggiorazione delle accise per la benzina e dei ticket, rimborso del prestito di circa 50 milioni di euro concesso dal governo alla Regione, comprensivo di interessi da usura.
All’episodio di oggi si aggiungono, infatti, mancanze evidenti, come la disapplicazione dei Decreti Commissariali del 2016 sui posti letto riservati a Tropea (che prevedevano, tra l’altro, il funzionamento dei reparti di Ortopedia, Geriatria, Medicina Generale, Chirurgia, Oncologia Medica).
Oltre all’equità nel finanziamento generale del Servizio, sarebbe inoltre opportuno un graduale trasferimento dei fondi usati per rimborsi alle cliniche private verso il finanziamento di assunzioni e riaperture di reparti nei tre presidi pubblici.
Secondo il bilancio consuntivo del 2018, l’Azienda Sanitaria Provinciale di Vibo Valentia ha speso più di 23 milioni di euro per l’acquisto di prestazioni dalle cliniche convenzionate (e circa 26 milioni per far curare i suoi pazienti fuori regione).
Una tale somma è pari al costo annuale dello staff sanitario e degli acquisti di beni dei presidi ospedalieri di Tropea e di Serra San Bruno sommati insieme. In altre parole, dopo un investimento iniziale (il costo del quale è preso a pretesto per delegare sempre più i servizi al privato), l’ASP di Vibo potrebbe affrancarsi dal ricorso alle cliniche private e quasi raddoppiare con i soldi dati ad esse l’operatività dei due ospedali pubblici minori. La situazione è simile nelle altre Azienda Sanitarie Provinciali: in totale nel 2018 la regione Calabria ha speso circa 420 milioni per la sanità privata.
È risaputo che i fenomeni di clientelismo politico esistono tanto nell’ambito della sanità pubblica quanto in quello della sanità privata”.
“Tuttavia, conseguenza del fatto che l’azienda privata – argomenta USB – ricava un profitto dal servizio sanitario offerto (e lo fa, spesso, nella misura in cui vengono a mancare le capacità nelle strutture pubbliche), il derivante incremento del potere economico e politico degli enti privati accreditati pone maggiormente il rischio di causare un circolo vizioso di conflitti di
interesse e maggiore potere clientelare verso la classe politica stessa, che può essere spinta a preferire l’investimento nel privato o a chiudere un occhio nei controlli riguardo la certezza del percorso di cura e nei protocolli.
Sosteniamo dunque la battaglia per la sospensione della decisione circa il passaggio del reparto Urologia al presidio di Vibo Valentia in attesa dell’implementazione delle misure previste per Tropea dal Decreto del Commissario ad Acta 2016 e, in generale, del finanziamento delle risorse necessarie a tutto il Sistema Sanitario Calabrese pubblico per il raggiungimento dei Livelli Essenziali di Assistenza.
Infine, rilanciamo la nostra lotta per la stabilizzazione contrattuale totale degli operatori sanitari che lavorano nel Servizio Sanitario Regionale”.

Contenuti correlati