Uomini, mezz’uomini, ominicchi, quaquaraquà e consiglieri regionali calabresi

I firmatari della nota della vergogna avranno anche vinto la battaglia delle urne, ma hanno già perso la guerra dell'onore e del valoe

Leggete, rileggete e memorizzate come fosse una triste cantilena i nomi e non dimenticateli più. Soprattutto, alla luce della codardia dimostrata in queste ore buie, in questi giorni maledetti, in queste settimane sventurate, non fidatevi mai di ciò che diranno nel corso della legislatura in gestazione, ma già violentata da comportamenti spregevoli.

Giovanni Arruzzolo (Forza Italia), Pierluigi Caputo (Santelli Presidente), Giacomo Pietro Crinò (Casa delle libertà), Antonio De Caprio (Forza Italia), Gianluca Gallo (Forza Italia), Domenico Giannetta (Forza Italia), Filippo Mancuso (Lega), Clotilde Minasi (Lega), Pietro Santo Molinaro (Lega), Luca Morrone (FdI), Giuseppe Neri (FdI), Nicola Paris (Udc), Filippo Maria Pietropaolo (FdI), Vito Pitaro (Casa delle libertà), Pietro Raso (Lega), Raffaele Sainato (FdI), Domenico Tallini (Forza Italia), Sinibaldo Esposito (Santelli Presidente). Sono loro i “cuor di coniglio” che, carichi di un bottino mensile che supera gli undicimila euro al mese, hanno avuto l’ardire, in zona Cesarini, di ufficializzare con una nota congiunta la loro indisponibilità, causa coronavirus, a presenziare, nella spaziosissima Aula di Palazzo Campanella, alla seduta che avrebbe dovuto, finalmente dopo 52 giorni, inaugurare la consiliatura. Dall’elenco manca, ahilui, Domenico Creazzo, originariamente eletto nelle fila di Fratelli d’Italia, però al momento in tutt’altre faccende giudiziarie affaccendato e, quindi, surrogato da Raffaele Sainato. Insomma, non c’è che dire: i nuovi padroncini del vapore calabrese, tra arresti e pusillanimi fughe di massa dall’Astronave, stanno dando, già dalle prime battute, uno spettacolo, a dir poco, scandaloso. Eppure, pur di preservare la salute di lor signori, erano state adottate severissime misure precauzionali al fine di scongiurare, Dio non voglia, il contagio (leggi qui). Peccato, sforzo inutile: non sono, infatti, bastate a far cessare il tremore degli arditi combattenti per la causa (propria) i quali, tuttavia, bontà loro, ci hanno fatto sapere che permane “la piena disponibilità a svolgere il lavoro d’Aula in tutta serenità more solito, qualora le condizioni sanitarie pubbliche e la normativa correlata dovessero conoscere evoluzioni in senso migliorativo e meno restrittivo”. Grazie, grazie davvero, per questa cortese concessione offerta al popolo calabrese mentre, ad esempio, giovani commesse madri di famiglia, per raccogliere 700 euro alla fine del mese, sono lì a servire petulanti ed indisciplinati clienti, o altre categorie, senza protezione alcuna, sono in trincea per obbligo o necessità, ad alzarsi ogni mattina ricavando, quando va bene, il necessario per sopravvivere. Il denaro percepito da un consigliere regionale corrisponde, a occhio e croce, a quanto entra nelle case di dieci famiglie calabresi che, però, non hanno avuto l’unico merito ascrivibile ai baronetti dell’Aula intitolata alla memoria di Francesco Fortugno: quello di aver elemosinato, scodinzolanti, voti e preferenze in ogni dove. Intanto rimaniamo in fiduciosa attesa (oltre che del varo della Giunta, a proposito della quale pare si sia finalmente trovata la quadra) che accolgano la benemerita proposta formulata da Pippo Callipo di mettere a disposizione una tantum i 6mila euro spettanti per le “spese di esercizio di mandato” (peraltro non sostenute) allo scopo di fornire supporto a coloro i quali sono, loro sì, al fronte per combattere l’emergenza Coronavirus. Un invito che, finora, è stato raccolto, udite udite, solo da quattro consiglieri regionali. Un ulteriore segnale del livello pietoso di ominicchi che, già da questi primissimi passi, si intuisce contribuiranno ulteriormente a far piombare nel pozzo senza fondo dell’indegnità la rappresentanza calabrese. Ritornando all’onta della diserzione, oltre al già citato leader di “Io Resto in Calabria”, il solo ad aver espresso con ponderata ragionevolezza un pensiero in sintonia con col senso comune è stato Luigi Tassone. Il giovane esponente del Partito Democratico ha affondato coltello nella piaga con la consapevolezza che ci si trova di fronte ad “uno spettacolo tanto triste quanto inspiegabile, che accresce la sfiducia ed alimenta l’indignazione della gente”. Una presa di coscienza di cui prender atto soprattutto in virtù della convinzione, che, ha ricordato l’ex sindaco di Serra San Bruno “dovremmo essere noi consiglieri regionali a dare l’esempio di serietà, purtroppo i fatti si stanno incaricando di dimostrare il contrario”. Verità incontrovertibile, perché i firmatari della nota della vergogna avranno anche vinto la battaglia delle urne, ma hanno già perso la guerra dell’onore e del valore.

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