Università, aziende e Comune di Serra insieme per valorizzare l’abete bianco: si aprono nuove prospettive per l’ingresso nei mercati di nicchia

Far riconoscere la qualità dell’abete bianco delle Serre, consentendo l’ingresso nei mercati come legno certificato e, dunque, su cui si può fare sicuro affidamento. Il progetto “Valorizzazione dei prodotti della filiera foresta legno in Calabria” vede coinvolti l’Accademia italiana di Scienze Forestali, l’Università di Firenze, l’Università della Calabria, il Comune di Serra San Bruno, l’azienda agricolta “La Foresta”, l’azienda agricola “La nuova Ferdinandea” e la “Maletta Ercole srl” e punta a dare interessanti prospettive all’intero settore rilanciando l’economia locale. I rappresentanti degli attori istituzionali e privati coinvolti si sono ritrovati nella Sala Giunta del palazzo municipale per programmare i prossimi passi e dare continuità ad un’idea che potrebbe avere risvolti positivi per il territorio.
Preliminarmente, il professor Marco Fioravanti dell’Università di Firenze ha spiegato “la necessità di certificare (attribuendo un valore di resistenza) al legno utilizzato per la costruzione delle strutture”, obiettivo raggiunto grazie ad un puntuale lavoro di classificazione e definizione delle classi di resistenza. “Grazie all’ingresso dei risultati dell’abete bianco calabrese – ha precisato il docente – l’Italia ha raggiunto la classe C30”. Oggi, sono 5 i legnami nazionali utilizzabili nelle strutture: abete, larice, castagno, pino laricio e douglasia. Ma il progetto implica un’azione a 360° coinvolgendo diversi aspetti: “il territorio e le comunità che vi risiedono – ha in particolare affermato Fioravanti – sono portatori di valori materiali e immateriali che devono essere preservati non per rimanere fedeli a una visione nostalgica del passato, ma perché rappresentano conoscenze, abilità e pratiche che dovrebbero essere trasmesse alle future generazioni perché capaci di promuovere creatività e sviluppo”. Nei dettagli della promozione di un “sistema prodotto”, centrale per la competitività, che, oltre allo stesso prodotto comprenda servizi e comunicazione, è entrato il professor Marco Togni, sempre dell’Università di Firenze, secondo cui “la valorizzazione di un territorio deve muovere da un’analisi del capitale territoriale, inteso come l’insieme delle eccellenze, conoscenze, valori tangibili proprio del contesto di intervento, e dall’identità competitiva dei luoghi”. Tale valorizzazione può operare “sulle produzioni locali e le forme di artigianato, l’agroalimentare, i sistemi culturali, le riserve naturali, le attività turistiche, la produzione e gli eventi, i sistemi comunicativi e le reti sociali, secondo principi di sostenibilità ambientale, sociale e culturale”.
Nei prossimi mesi dovrebbero giungere nella cittadina della Certosa ricercatori e progettisti per studiare la storia produttiva e l’ambientale sociale, in modo da contribuire alla costruzione di un marchio territoriale.
L’iniziativa ha ricevuto l’impulso del sindaco Alfredo Barillari che, analizzando le connessioni e le propensioni del territorio, ha offerto la sua visione su uno sviluppo endogeno che intercetti i mercati di nicchia. Il primo cittadino ha inoltre sottolineato la rilevanza delle tradizioni artigianali e produttive locali e della capacità di lavorare in sinergia. Tecnico il contributo dei rappresentanti aziendali, che hanno mostrato entusiasmo per gli orizzonti che potrebbero aprirsi.

Contenuti correlati