Un pupazzo (o forse due)

Il Primo Cittadino non perde occasione per raccattare qualche briciola di consenso

Ormai è chiaro: il Destino gli è venuto incontro, pur sotto forme che nemmeno lui naturalmente si augurava, ma il sindaco di Reggio Calabria non vuole perdere l’appuntamento con il Fato.

In queste settimane, se il nostro mondo, individuale e collettivo, non fosse stato stravolto dalla pandemia, Giuseppe Falcomatà sarebbe stato un personaggio a margine del teatrino della campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale. Con possibilità di essere riconfermato ridotte ad utopia, per lui e i suoi lacchè, si sarebbe concentrato sulle poche mosse che avrebbe potuto compiere per evitare l’annunciata Caporetto. Covid-19, invece, lo ha messo nelle condizioni di potersi fregiare dello status di Primo Cittadino per un ulteriore tempo supplementare da aggiungere a quello già riservatogli normativamente fino a toccare e, chissà, anche a superare, la soglie dei sei anni di permanenza a Palazzo San Giorgio. Il sindaco di Reggio Calabria, catapultato in una situazione ben più grande di lui, ha cercato allora di difendersi dagli eventi nell’unica forma a disposizione delle sue (in)capacità: trasformare se stesso nell’imitazione dell’imitazione che di lui fa l’esilarante Pasquale Caprì. E allora, via con le dirette quotidiane, come se l’esito della sfida tra l’essere umano ed il virus dipendesse, sia pur in minima parte, dal suo alacre “adoperarsi” a favore di smartphone e pc. Via con i toni finto popolari per sembrare più vicino a ceti e categorie di cui gli manca la grammatica interpretativa elementare. D’altra parte non è nelle sue corde, non viene da quel mondo e mimetizzarsi sotto altre vesti lo rende, appunto, caricaturale. In occasione dell’ultimo “one man show” sul suo palcoscenico naturale, quello di Facebook, si è lasciando andare ad un inganno retorico arrivando a maneggiare un pupazzo Playmobil: oggetto di divertimento con cui, non avevamo dubbi, ha ancora grande dimestichezza. La scusa, stavolta, è caduta dal cielo grazie alla decisione, improvvida e pessimamente comunicata, della Regione di avocare a sé il flusso di informazioni riguardanti i dati relativi al Coronavirus. Un tentativo maldestro, anche alla luce dei diversi errori prodotti nel corso di queste disgraziate settimane, di mettere ordine nella ridda di numeri prodotti dalle diverse Aziende Sanitarie ed Ospedaliere sparse sul territorio calabrese. Una decisione su cui la Regione ha già deciso una repentina marcia indietro, ma tant’è. Fatto sta che il Primo Cittadino di Reggio Calabria ha buttato oltre 12 minuti del suo preziosissimo tempo (se ben speso) per far credere ai reggini che il provvedimento “bulgaro” (sigh) fosse stato adottato solo contro il Grande Ospedale Metropolitano e, dunque, contro la comunità in riva allo Stretto. Mai un cenno, nemmeno ambiguo, alla verità dei fatti e, cioè, che la misura presa da Jole Santelli metteva nel mirino tutte le note informative provenienti, quotidianamente, dai diversi enti sanitari calabresi. Ovviamente una modalità sbagliata di tagliare la testa al toro delle incongruenze statistiche, ma sulla quale all’inquilino di Palazzo San Giorgio non è parso vero di buttarsi come uno squalo a caccia di una preda, però, presente solo nelle sue interessate fantasie. Quantunque fosse un’esigenza avvertita da chiunque, dal Pollino allo Stretto, Falcomatà ha adottato un registro linguistico da speculatore di un caso montato ad uso e consumo delle sue esigenze propagandistiche. Fa sorridere, altresì, che ad esprimere concetti simili sia un personaggio di tal fatta: lui, che ha davvero trattato da pupazzi i suoi stessi concittadini mentendo, mistificando, vendendo per un intero mandato “merce inesistente”, spadroneggiando sull’inviolabilità di diritti intoccabili (su tutti, quello alla regolare erogazione idrica) sottratti senza mai fornire doverosa e puntuale comunicazione. Fa sorridere che a sproloquiare di “informazione chiusa” sia proprio colui che, indispettito da articoli non certo benevoli nei suoi confronti, abbia deciso, a suo tempo, di interrompere la trasmissione di comunicati stampa al giornale con il quale collaborava chi scrive. Se, quindi, c’è qualcuno che deve chiedere scusa con umiltà (come egli vorrebbe facesse la presidente della Regione), è il sindaco che si erge a paladino della comunità da lui afflitta per anni ed alla quale ha tolto quell’esigenza di confidare nella credibilità delle istituzioni, proprio ciò che adesso imputa ad una sua avversaria politica di cui si serve per raccattare qualche briciola di consenso.

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