Tutti in piedi per i “castorini”

Con il ghigno sulle labbra e i problemi della città sotto i piedi quello del sindaco pro tempore di Reggio Calabria oggi, venerdì, è stato il caratteristico buongiorno social dell’odiatore seriale travestito da distaccato uomo delle istituzioni. Come un Castorina qualsiasi, infatti, si è lasciato andare ad un trenino di bla bla bla trasudante, sillaba dopo sillaba, perfidia intinta nel livore. Odio ideologico traboccante uno spirito di vendetta fuori tempo e fuori luogo che restituisce quella nota indole accanita e repressa da una obbligata cordialità contraffatta.

Esultare per quanto sancito nel pomeriggio di ieri, giovedì, dal TAR, dimostra che ad essere sulle spine per la decisione dei magistrati in merito ad un ricorso rabberciato ed opinabile fin dal principio erano in realtà il Primo Cittadino e i “castorini” al suo servizio. Chiunque abbia un minimo di confidenza con l’assenatezza sapeva, infatti, con cognizione di causa, che mai e poi mai, con gli elementi di forma e di sostanza disponibili, i giudici amministrativi si sarebbero cimentati addirittura fino ad annullare le elezioni amministrative dell’autunno scorso. Speculare, quindi, sulla regolarità della competizione per il rinnovo del Consiglio comunale è il vero grande imbroglio che in queste ore è stato messo in piedi dal centrosinistra.

I suoi rappresentanti, nei minuti e nelle ore successivi alla pubblicazione del verdetto, avrebbero dovuto tacere, non soltanto per una scontata ragione di opportunità politica, ma anche perché, TAR o non TAR, colui il quale fino al momento dell’arresto (prima di essere riarrestato e prima di essere mandato a processo per altra vicenda) è colui che per anni e anni ha fatto il cattivo e il cattivissimo tempo a Palazzo San Giorgio in nome e per conto della compagine attualmente in preda ad una infondata sovreccitazione giudiziaria. Vero è che, per un riflesso condizionato, da quelle parti si fa storicamente affidamento sull’operato della magistratura, alla ricerca di una sponda sulla quale, tuttavia, da qui a poche settimane potrebbe incagliarsi (se la democrazia e lo Stato di diritto si propongono di preservare i loro valori fondanti) la sete di potere di tanti. Però sarebbe appena il caso di prendere atto che, restando nei confini di questo caso giudiziario e senza spingersi in altre squallide inchieste coinvolgenti qualificatissimi rappresentanti della maggioranza, un giorno, si spera non troppo lontano, un Collegio giudicante potrebbe stabilire una verità congruente con le evidenze investigative emerse fin qui.

E allora, in questo caso, cosa importerebbe se venisse acclarato che la sostanza del risultato delle urne non è stata inficiata dalla condotta di imbroglioni che ne hanno truccato l’iter? A questa domanda se ne aggiungerebbe un’altra che dovrebbero porsi le pecorelle fattesi leoncini di pezza: non vi fareste schifo da soli nel sapere di far parte di un raggruppamento politico favorito da voti piovuti dal Cielo e saliti dalla nuda terra? A Giuseppe Falcomatà, assorto nella realizzazione della Notting Hill di Reggio Calabria, deve essere sfuggito che la decisione assunta dal TAR lascia del tutto inalterato il gravissimo quadro indiziario a carico dei “castorini” che, secondo tutti gli indizi messi in fila dalla Procura, hanno infilato la loro manina per preordinare un sistema illecito funzionale all’ottenimento di un consenso falsificato.

Il sindaco, messo sotto schiaffo da un vaneggiamento preoccupante, è arrivato perfino a scrivere su Facebook che: “Adesso tutto è concluso”. Una balla colossale come poche a cui possono accodarsi soltanto quei pochi citrulli che ancora gli riconoscono dignità di sindaco. Tra essi, neanche a dirlo, non può mancare il contributo decisivo degli eletti di centrosinistra che, non appena è stata resa nota la disposizione del TAR, hanno gongolato in un esaltato tripudio ebbro di cazzate. Un entusiasmo raggiante che li ha condotti addirittura a definire “polemiche strumentali” quanto seguito alla scoperta del marciume vomitato dall’inchiesta condotta da quelle stesse “istituzioni giudiziarie” nei cui confronti i capigruppo della maggioranza sostengono, loro sì strumentalmente, di nutrire rispetto. Avvenimenti ributtanti a cui ha messo, e non poteva essere altrimenti, la firma in calce l’imperterrito Castorina autoproclamandosi ancora una volta “Uomo di Legge”. Pur obbligato dalla Giustizia, nelle stesse ore in cui il TAR deliberava, a stare a debita distanza da Reggio Calabria, su un fatto, però, ha ragione: stiamo assistendo al festival dell’ipocrisia. E’ un peccato abbia dimenticato di specificare che i protagonisti sono stati scritturati pescando a piene mani nei partiti e partitini, liste e listarelle della sua parte politica.

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