Tutti contro tutti nel Pd, membri Assemblea nazionale: “Verso il suicidio, rischio di cancellazione del partito”

I componenti della Assemblea nazionale del Pd Giuseppe Fortugno, Angela Martino, Marco Rotella, Carmen Latella, Luigi Guglielmelli, Carmine Quercia, Eleonora Ienaro, Pino Capalbo, Enzo Bruno, Simona Mancuso, Antonella Stefanizzi e Maria Canduci fanno appello “al senso di responsabilità di tutti i gruppi dirigenti del Pd affinché si eviti una deriva verso una condizione che potrebbe fare registrare addirittura la cancellazione del Pd e della coalizione di centrosinistra alle prossime elezioni regionali in Calabria”.

“Mai nella storia del nostro partito – sostengono – avevamo letto una intervista così intrisa di miopia, protervia ed arroganza politica come quella rilasciata in questi giorni da Nicola Oddati. La posizione di Oddati è contraddittoria quando riconosce il buon governo di Oliverio per poi proporne il superamento; è illogica quando afferma che la stessa è divisiva senza considerare che al punto in cui ci ha portato alcuna candidatura può essere unitaria; è fuori dalle regole statutarie quando nega le primarie e propone soluzioni non previste da alcuna norma interna al partito; è sbagliata nel merito perché non da alcuna prospettiva al centrosinistra, anzi ne determina l’implosione e il suicidio forzato; annulla nei fatti ogni ipotesi di coalizione ampia e civica riportandoci all’anno zero”.

“Le primarie – aggiungono – sono l’unico strumento democratico previsto per selezionare le candidature a presidente di Regione, nè le stesse possono essere superate in caso di commissariamento del partito regionale. Alcuna norma infatti prevede la sospensione delle primarie interne o di coalizione, nè sono previste forme diverse di selezione della candidatura, tantomeno il ritorno alle riunioni segrete delle correnti. 

Nel nostro caso, inoltre, avendo il presidente Oliverio scritto al segretario nazionale (come svelato dallo stesso Oddati), manifestando l’interesse ad una ricandidatura, le primarie sono un obbligo per come espressamente previsto dallo Statuto nazionale e un diritto insopprimibile per gli interessati.  

Non esistono altre procedure e non c’è modo di sfuggire alle regole che tutti noi ci siamo dati al momento di sottoscrizione della tessera del Pd.

Anche il ragionamento politico di Oddati è del tutto sbagliato. Se si riconosce il buon governo di Oliverio, chiedergli un passo indietro significa impedirci perfino di fare campagna elettorale. Non è pensabile dire ai calabresi che il rinnovamento è buttare alle ortiche anni di duro lavoro e difficile governo e allo stesso tempo chiedergli di nuovo il voto. Saremmo presi per pazzi nella migliore delle ipotesi.

Allo stesso tempo – rilevano – sarebbe solo un pregiudizio personale verso Oliverio se non si procedesse al rinnovamento completo di tutti gli attori di questa legislatura regionale. E anche ciò sarebbe sbagliato perché anche dal lato del Consiglio regionale abbiamo vissuto anni di riformismo autentico ed inaspettato per questa terra. 

Insomma secondo Oddati dovremmo azzerare tutto per rinnovare, non comprendendo che il vero rinnovamento, che si vuole impedire di continuare, è proprio quello messo in campo in questi anni.

La verità è che non si esprimono i motivi ostativi alla candidatura di Oliverio, non esiste uno straccio di argomento politico a sostegno di questa tesi. Ci dica Oddati il motivo per cui in Calabria gli stessi elettori che hanno eletto Zingaretti segretario nazionale non possono concorrere a scegliere il proprio candidato alla Presidenza della Regione Calabria, ci spieghi perché un presidente uscente non possa riproporre la propria candidatura se ha lavorato bene anche sul fronte del contrasto alla illegalità, ci renda edotti del perché si è deciso non solo di bruciare il vantaggio temporale rispetto a centrodestra e Movimento 5 Stelle ma addirittura si voglia impedire al centrosinistra di rafforzarsi ed aprirsi a forze civiche che già da tempo si esprimono a sostegno dell’attuale esperienza di governo insieme al Pd, ci spieghi perché abbiamo deciso di suicidarci. 

In nome e per conto di quali interessi si sta agendo? Cui prodest? A chi interessa cancellare l’unica esperienza di governo che ha con coerenza contrastato pratiche clientelari, affaristiche e corruttive? A chi si vuole consegnare la Calabria sottraendola ai calabresi?

A queste domande – è la conclusione – si dia immediata risposta poiché il popolo calabrese punirà severamente tentativi trasformistici e politicisti e condannerà ogni forma di espropriazione di diritti ed opportunità che nulla hanno a che fare con il cambiamento”.

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