Tutti a casa

L’unica cosa chiara è che tutti d’accordo non lo saranno mai. E qualsiasi decisione venga presa, su qualsiasi argomento, non sarà mai totalmente condivisa. Perché in un Paese che conta poco meno di 60 milioni di Ct e che, da quando c’è Facebook, anche un numero sconfinato di virologi, esperti di politica internazionale e di esibizioni canore le discussioni si attorcigliano, spesso per spirito di contraddizione. Diciamo anche che le diversità di vedute, se confortate da convinzioni basate su elementi reali, e la possibilità di esprimerle liberamente costituiscono una componente essenziale della democrazia. 

Il punto, però, è che l’accanimento, l’ostentazione di sicurezza, quasi si possedesse la Verità rivelata, i toni elevati all’ennesima potenza condizionano inevitabilmente la qualità del confronto.

La scelta di chiudere le scuole e riprendere la didattica a distanza era da tempo nell’aria e le ultime notizie hanno fatto cambiare idea a tanti. Giusto, sbagliato? 

I genitori si dividono fra chi, temendo conseguenze per la salute collettiva, questa soluzione l’ha auspicata e chi, invece, l’ha avversata perché ritenuta motivo di tensioni emotive, ripercussioni psicologiche e finanche complicanze a livello di vita familiare.

Ragioni, in entrambi i casi, non campate in aria che si scontrano tra loro divenendo inconciliabili. Analizzando i fatti, non può non emergere che un’azione risolutiva non è stata finora adottata perché, anche per difficoltà oggettive, si è preferito insistere su strategie che hanno rinviato il problema senza prenderlo di petto. Gli stessi ritardi nella campagna vaccinale sono la plastica dimostrazione di una generale inefficienza che si ripercuote sulla realtà quotidiana rendendola quasi ostile. E dimostrano il fallimento di un Sistema che, soprattutto a queste latitudini, non solo non funziona, ma addirittura sconforta e umilia chi cerca giustizia. Perché la meritocrazia è solo una teorica entità buona ad essere invocata dai palchi, salvo poi essere cancellata con le azioni di ogni giorno; perché il familismo amorale è l’opzione dilagante; perché l’apertura mentale porta ulteriore apertura mentale e la chiusura costringe a tornare indietro.

La volontà del presidente facente funzioni della Regione Calabria – che di fatto governerà più a lungo della presidente eletta dal popolo – di chiudere per due settimane (per il momento) la scuola, nella sostanza, può anche tradurre un’idea precisa: salvaguardare bambini e famiglie. Ma c’è un fastidioso sospetto di fondo, che nessuno può confermare o smentire: che si sia voluto costruire un “alibi”, un contesto o una condizione sfavorevole per lo svolgimento delle elezioni regionali quando ancora il Governo (quello precedente) non aveva deciso nulla in merito. Dietrologia? Forse, ma il parere di molti sembra coincidere.

Da lunedì, ad ogni modo, gli studenti rimarranno a casa. Dove meriterebbero di starci anche coloro che hanno contribuito ad edificare una società marcia in cui si giudicano gli altri senza conoscerne la storia personale e contestualmente si cerca di accaparrare risorse senza adempiere ai propri doveri.

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