Turismo e senso civico: senza processi educativi si compromette il percorso di valorizzazione di Santa Maria del Bosco

La soleggiata domenica di fine settembre ispira un pranzo all’aperto con l’opportunità di venire a contatto con luoghi che rilassano la mente ed il corpo e che fanno respirare e assaporare la generosità della natura. Così, un considerevole numero di turisti si riversa nell’area pic-nic e nei boschi di Santa Maria apprezzando un patrimonio da sempre considerato meta desiderabile ma che, da quest’estate, sembra essere diventato – anche grazie ad alcune misure che hanno favorito agevoli passeggiate e momenti di ristoro – un punto di riferimento con interessanti prospettive. 

E l’accoglienza della comunità serrese incentiverebbe questo flusso se non fosse che alcuni comportamenti dei visitatori stimolano il sorgere di dubbi sull’effettivo beneficio di questi arrivi, spesso confusi e caotici. Insomma, pare esserci necessità di “processi educativi” del turista e, in caso di ulteriore crescita di questo tipo di mobilità, di una specifica organizzazione a monte.

Emergono, infatti, criticità da correggere per evitare che le ricadute negative superino quelle positive. A parte l’irrispettoso traffico fino agli ultimi metri dell’area antistante il laghetto di San Bruno e l’ingresso nel piazzale, vanno infatti cancellati alcuni atteggiamenti che deturpano l’ambiente e devastano la natura dimostrando insensibilità e scarsità di senso civico. L’abbandono gratuito di rifiuto fra gli alberi, nei prati, nei sentieri, nei pressi dei torrenti costituisce infatti un’azione contro il pianeta e contro se stessi. 

L’affascinante contesto può essere ripulito, ma senza interventi sull’impostazione culturale generale si ritornerà al punto di partenza con conseguenze tutt’altro che secondarie sulle possibilità di valorizzare uno spettacolo naturale non riscontrabile altrove.

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