Turatevi il naso: ha lasciato aperto il cassonetto delle sue colpe

Nemmeno questa appendice temporale non richiesta rispetto alla scadenza naturale del mandato ha generato la scintilla del rinsavimento:

Al crepuscolo della “notte amministrativa” di Reggio Calabria abbiamo dovuto fare i conti con una realtà difficile da immaginare: dopo aver dato atto, per sei anni, che la sola attività per cui era portato, a detta dei partecipanti, fosse quella di presenziare con brillante spirito partecipativo alle feste a bordo piscina, oggi, lunedì 18 maggio, ci siamo trovati davanti un sindaco fiacco, molto fiacco, anche nell’organizzazione di una pacifica manifestazione davanti a Palazzo Campanella.

Un paio di manciate i sindaci convenuti e nulla più, roba che manderebbe al tappeto qualsiasi pr. A fregarlo probabilmente la location o, chissà, magari anche il tema scelto per l’allestimento teatrale. Ma lui, Giuseppe Falcomatà da Reggio Calabria, saprà farsene una ragione, a dispetto del suo carattere eccessivamente suscettibile e si risolleverà anche da questo ennesimo fallimento perché chi mette su questa messinscena con la scusa dell’emergenza rifiuti e contemporaneamente è da troppo tempo a capo di una città ridotta a discarica da un periodo altrettanto lungo, vanta un coraggio ammirevole davanti al quale inchinarsi. Nemmeno questa appendice temporale non richiesta rispetto alla scadenza naturale del mandato ha generato la scintilla del rinsavimento: del resto, in campagna elettorale vale tutto e nessun arbitro si metterà il fischietto in bocca per punire la scorrettezza. Magari, se l’assessore regionale all’Ambiente fosse stato, nei giorni e nelle settimane precedenti, appena più presente sul palcoscenico pubblico spiegando in anticipo cosa la Regione avrebbe fatto, nell’ambito delle sue competenze, per scongiurare la crisi, i calabresi avrebbero preso atto con maggiore cognizione di causa delle difficoltà insorte e dei passi compiuti per fronteggiarle adeguatamente. Invece, i silenzi ingiustificati ed inopportuni da parte dell’istituzione regionale, interrotti solo da una supercazzola fuori tempo massimo, hanno regalato al sindaco reggino l’occasione di buttare nel calderone della competizione per il rinnovo del Consiglio comunale un altro ingrediente che ha il sapore di puntare il dito accusatore contro altri enti e di scrollarsi di dosso, agli occhi dell’opinione pubblica, le responsabilità enormi gravanti sul proprio bagaglio di doveri. Perché il finto smemorato di Palazzo San Giorgio non ha metabolizzato i flop in serie accumulati dalla sua Amministrazione, peraltro composta in gran parte da “panchinari di Terza Categoria”, in tema di spazzatura. Dati di fatto oggettivi, non giudizi soggettivi, suffragati da prese di posizione di cui lo stesso Primo Cittadino si è reso protagonista in passato, al punto da insultare i suoi concittadini, “lordazzi” perché la gestione della raccolta differenziata non funziona a dovere, ma abbandonati al loro “sporco” destino quando agli stessi non viene garantito il sacro diritto all’utilizzo dell’acqua h24. Della battaglia politica sui cassonetti al cittadino interessa il giusto, cioè nulla di nulla. A preoccuparlo è che, pur alternandosi le coalizioni al governo della Calabria, l’emergenza rifiuti che emana cattivo odore da un paio di decenni, continua a non trovare soluzione. Ora è venuto il turno di Jole Santelli e del centrodestra: si spera siano essi a trovare la ricetta giusta per programmare un futuro civile ed assicurare un presente dignitoso. Sappiamo perfettamente che sulla “monnezza” imprenditori privati speculano, in Calabria come a Roma e come in tutte le altre aree sottosviluppate nelle quali non si è agito con intelligenza e lungimiranza fin dalla fine del secolo scorso. Appurata questa verità intangibile, ci sorbiamo un sindaco metropolitano che, facendosi scudo della fascia tricolore e capitanando un ridottissimo plotoncino di rappresentanti istituzionali, ribadisce tutta la sua impotenza nella risoluzione di problemi molto più grandi della sua stentata perizia.

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