Truffa e frode della società che si occupava di pulire gli ospedali di Cosenza: i DETTAGLI

Dal lavoro degli investigatori è emerso un quadro allarmate soprattutto dal punto di vista igienico-sanitario

E’ in corso di esecuzione un’ordinanza cautelare, emessa dal Giudice delle indagini preliminari presso il Tribunale di Cosenza, applicativa della misura degli arresti domiciliari nei confronti di quattro, fra funzionari e dirigenti, della società, aggiudicataria dell’appalto delle pulizie e dei
relativi servizi integrativi dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza ed un sequestro preventivo per equivalente, nei confronti anche di un ulteriore indagato, per un importo complessivo di 3.092.416,04 euro, per i reati di “truffa aggravata ai danni dello Stato” e “frode in pubbliche
forniture”.


Nello stesso procedimento la Procura ha richiesto nei confronti di cinque, fra funzionari e dirigenti dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza, l’applicazione della misura cautelare interdittiva dal pubblico ufficio per i reati di abuso di ufficio e falso in atto pubblico, su cui il Gip, si è riservato di decidere, all’esito dei già disposti interrogatori degli indagati.
Del pari, la Procura ha richiesto nei confronti della società l’adozione di misure cautelari, sequestro di somme di denaro, nonché declaratoria di incapacità a contrarre con la Pubblica Amministrazione, su cui il Gip si è riservato di decidere, all’esito del già disposto interrogatorio del legale rappresentante della società.
L’indagine ha avuto inizio nell’aprile 2018 dopo che la Procura aveva disposto un’ispezione igienico-sanitaria nei locali dell’Ospedale, eseguita dai militari del Nucleo Operativo della Compagnia di Cosenza e del N.A.S. (Nucleo Antisofisticazioni e Sanità) dei Carabinieri di Cosenza, unitamente a
personale dello SPISAL (Servizio Prevenzione Igiene e Sicurezza Ambienti di Lavoro) di Catanzaro e dall’Ispettorato Territoriale Regionale del Lavoro di Reggio Calabria. In quella sede erano emerse gravissime carenze igienico-sanitarie, tanto da determinare il sequestro di alcuni locali, sale operatorie e reparti ospedalieri.
Le problematiche rilevate hanno determinato la Procura a disporre un
approfondimento investigativo sul rispetto delle condizioni contrattuali del bando di gara del 4 maggio 2012, indetto dalla Regione Calabria in relazione ai “Servizi di pulizia e servizi integrativi” presso l’Azienda Ospedaliera di Cosenza.
L’ulteriore attività investigativa è stata delegata ed eseguita dai finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria e dai Carabinieri della Compagnia di Cosenza, con il contributo dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro e della Vigilanza Ispettiva dell’INPS di Reggio Calabria.
Dal lavoro degli investigatori è emerso un quadro allarmate soprattutto dal punto di vista igienico-sanitario, a causa dell’assoluta inadeguatezza, sia sul piano quantitativo che qualitativo dei servizi svolti dalla società affidataria dell’appalto. A ciò si aggiunge il presunto indebito arricchimento per la società realizzato attraverso le condotte degli indagati, destinatari di misura cautelare personale, nei loro ruoli di referenti locali e dirigenti nazionali della società, aggiudicataria dell’appalto delle pulizie, che, mediante artifici
e raggiri consistiti nell’aver prodotto dati non veritieri, sarebbero riusciti ad ottenere il pagamento di ore di lavoro relative a servizi integrativi e complementari mai effettuate per un ammontare di 3.092.416,04 euro.
Particolarmente impegnativa per gli investigatori la ricostruzione dei complessi meccanismi contabili e procedurali, attraverso i quali si è realizzato il sospetto illecito arricchimento.
A tal proposito, si è rivelato particolarmente prezioso il contributo dell’Ispettorato Territoriale Regionale del Lavoro e della Vigilanza Ispettiva INPS di Reggio Calabria, che hanno analizzato manualmente, lavoratore per lavoratore, i dati estrapolati dalle banche dati informative dell’INPS e dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, comparati con quelli previsti da contratto e le ore pagate dall’Azienda pubblica. Ne è emersa, a giudizio degli inquirenti, un’evidente sproporzione tra le ore di lavoro effettuate dai dipendenti della ditta appaltatrice e quelle effettivamente pagate dall’Azienda Ospedaliera.
Le attività investigative – sviluppatesi con intercettazioni telefoniche, copiose acquisizioni di documentazione, escussione a sommarie informazioni del personale medico e degli addetti alle pulizie, attività condotte dai Carabinieri della Compagnia di Cosenza, corroborate da puntuali riscontri contabili e approfondimenti sul contratto stipulato e sui
successivi atti amministrativi adottati, a cura dei finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria – hanno consentito di far luce su ulteriori comportamenti, secondo gli investigatori, penalmente rilevanti a discapito dell’intera comunità che si è ritrovata ad avere i locali dell’ospedale non
adeguatamente puliti, per l’inadeguatezza ed insufficienza delle risorse impiegate oltre che per la carente attività di controllo.
Agli atti dell’indagine sono innumerevoli le segnalazioni redatte da Primari dei vari reparti dell’ospedale che contestavano la qualità del servizio reso.
In particolare, gli accertamenti svolti hanno evidenziato come le prestazioni di servizi di igiene e cura alla persona rese dalla società privata presso gli ospedali cosentini, di competenza del personale “OSS”, di fatto venivano svolte, sulla base di quanto affermato dai titolari dell’indagine, anche da personale addetto alle pulizie. Ne consegue che personale assunto per espletare servizi di pulizie sarebbe stato, almeno in parte, destinato a servizi di assistenza ai degenti, in spregio alle norme di igiene ed in violazione altresì delle norme contenute nel Codice degli appalti che prevedevano l’instaurarsi di un diverso iter amministrativo. Da un’accurata ricostruzione delle prestazioni pagate per servizi che non sarebbero mai stati resi, da agosto 2014, data di avvio delle condizioni di appalto, a novembre 2018, è stato possibile quantificare l’importo, in base al convincimento degli investigatori, illecitamente sottratto di 3.092.416,04 euro. A questa somma va aggiunta quella ulteriore di circa 1.300.000 euro, determinata da fatture, non ancora pagate, in ordine alle quali la società ha avanzato azione civile esecutiva nei confronti dell’Azienda ospedaliera.
Parallelamente, è stata riscontrata anche una presunta responsabilità per gli stessi pubblici ufficiali che, senza controllare in alcun modo l’effettività delle prestazioni rese e neppure la documentazione a supporto dello svolgimento dei servizi espletati, hanno liquidato le fatture per servizi non resi.
La Procura ritiene, al riguardo, che il comportamento, penalmente sanzionabile, dei funzionari e dirigenti pubblici indagati, sia nella fase di contrattazione e predisposizione dell’appalto, sia nella esecuzione dello stesso, sia essenziale ed imprescindibile ai fini della realizzazione dell’illecito arricchimento in contestazione.
La Procura ritiene, inoltre, che gli elementi accusatori al riguardo siano gravi, univoci e concordanti, tanto da avanzare la richiesta interdittiva su cui il Gip, all’esito del già disposto interrogatorio, dovrà pronunciarsi.

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