Tropea, grande successo dell’Opera “E l’Aquila raggiunse il Sole”

*di Michele Petullà – Un grande successo, oltre ogni più rosea aspettativa. Un tripudio di emozioni, forti, intense, indescrivibili. Un momento alto di grandissima e profonda spiritualità. Pubblico delle grandi occasioni – che ha fatto registrare il ‘tutto esaurito’ –, attento, completamente immerso in una bella atmosfera, mistica e magica allo stesso tempo, che ha fatto sentire tutta la sua soddisfazione con ripetuti e scroscianti applausi, tributando, alla fine, una lunga, sentita ed entusiastica standing ovation

È quello che si è vissuto in occasione della messa in scena – in prima nazionale – della Commedia musicale “E l’Aquila raggiunse il Sole”, avvenuta nel teatro di Tropea – gremito e traboccante di spettatori, oltre 400  assiepati lungo le gradinate, molti quelli rimasti fuori per mancanza di posti – collocato nella suggestiva cornice del porto, che sorge ai piedi della bellissima e caratteristica rocca che si erge a picco sul mare.

L’Opera – di alta valenza simbolica e spirituale, oltreché artistica – divisa in due atti, è ispirata alla vita e alle opere di don Francesco Mottola, sacerdote tropeano, in odore di santità, di cui ripercorre ed interpreta l’itinerario umano, ascetico, mistico e spirituale. Un’opera che ci regala un sogno ad occhi aperti, un dono a tutta la comunità e a tutta la Chiesa, un modo nuovo e riuscito per accostarsi al mistero e al fascino di don Mottola, che aiuterà sicuramente a meglio conoscere, apprezzare e amare, con intensità e compiutezza, questo figlio straordinario di Tropea e della Chiesa. Un vero e proprio atto di amore, espresso nella forma artistica della Commedia musicale, che mette in evidenza ed esalta una grande sensibilità umana, poetica e spirituale. Scritta e musicata interamente dal maestro Vincenzo Laganà – già autore di un coinvolgente, emozionante e molto apprezzato Oratorio musicale sacro, “Francesco Servo di Dio-l’Aquila che raggiunse il Sole”, sempre dedicato a don Mottola e già replicato in diverse città calabresi; un’intensa e ispirata preghiera, dotata di grande bellezza poetica e spirituale, cantata col linguaggio universale della musica –, l’Opera è stata messa in scena sotto l’attenta e competente direzione della regista Loredana Corrao – venuta appositamente da Roma per dedicarsi “anima e corpo” a questo lavoro –. Per lei, questa esperienza è stata “un’occasione unica, vissuta con gioia, per trasformare un impegno di lavoro in un’incredibile esperienza di vita, soprattutto dal punto di vista umano e spirituale, prima ancora che sul piano professionale: un’esperienza di sguardi, mani, arte, uno straordinario ‘noi’, come don Francesco e Irma avrebbero sicuramente voluto che fosse”. A rappresentare l’Opera un cast veramente d’eccezione, composto da una trentina di attori amatoriali, per lo più giovanissimi e giovani al loro debutto artistico, con l’inserto di figure più esperte, attori professionisti o quasi professionisti, nei panni dei personaggi principali. Tutti bravissimi a calarsi nel personaggio e ad interpretare la parte in maniera efficace ed appropriata. A partire da Franco Cimino, artista poliedrico e navigato, interprete ispirato e coinvolgente di ‘don Mottola’, calato nella parte in maniera magistrale ed impeccabile. E poi, Giulia Romano, figlia d’arte, nei panni di ‘Irma Scrugli’, nonché coreografa ed assistente di regia; Federica Valotta – attrice della Compagnia di Teatro Popolare Vibonese –, nella parte della ‘poverella’, interpretata con grande vivacità d’espressione, con un’accattivante, coinvolgente e spettacolare presenza scenica; Pasquale Lo Torto – dotato di una naturale spontaneità recitativa molto apprezzabile – nel ruolo dell’’operario’; Noemi Di Costa, nella parte della ‘nobildonna caritatevole’;  Sophia Romano, nei panni di ‘Maria’; Fortunato Cugliari, nel ruolo di ‘Taddeo’ e Stefano Maria Nardo, nei panni del ‘capomastro’. La parte organizzativa è stata curata da Paolo Ceraso (Direttore amministrativo di produzione) e Maria Calabretta (Assistente artistico di produzione). 

La messa in scena dell’Opera acquista ancora maggiore valore e significato in quanto inserita, a pieno titolo, tra gli eventi dell’Anno giubilare mottoliano, in corso nella Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea dal 1° gennaio  al 31 dicembre, proclamato dal Vescovo, monsignor Luigi Renzo, in occasione dei 50 anni del ‘pio transito’ di don Mottola, avvenuto il 29 giugno del 1969. A questo proposito, don Francesco Sicari, sacerdote oblato e direttore editoriale della rivista “Parva favilla”– fondata proprio da don Mottola nel 1933 – ha definito l’Opera come “la perla dell’Anno giubilare mottoliano” – di cui lo stesso sacerdote è responsabile –, riconoscendo a questo evento anche un risvolto sociale importante, in quanto capace di “comunicare che in questa terra di Calabria vi sono anche i semi buoni: i valori che don Mottola ha trasmesso, infatti, sono valori straordinariamente attuali e, pertanto, l’evento toccherà non solo Tropea, ma l’intero territorio calabrese”. Parole quasi profetiche, se si pensa che don Mottola, già dichiarato “Venerabile Servo di Dio” da Papa Benedetto XVI nel 2007, molto presto sarà ufficialmente proclamato “Beato”, mentre nei fatti lo è già, in quanto Papa Francesco ha autorizzato e firmato, proprio pochi giorni fa, il Decreto di riconoscimento del miracolo attribuito al sacerdote: per la proclamazione ufficiale, bisogna attendere, dunque, solo i tempi tecnici per l’organizzazione dell’evento, che sarà celebrato, con una solenne liturgia, nella concattedrale di Tropea, alla presenza del cardinale incaricato dal Papa.

Miracoli a parte, don Mottola era un uomo e sacerdote straordinario, come unanimemente riconosciuto, le cui opere ed il cui messaggio rivestono un carattere “rivoluzionario”, specie per i tempi in cui egli è vissuto ed i modi con cui li ha messi in atto, e molto attuale ancora oggi. Un sacerdote dotato di una grandissima umanità e spiritualità, che fece della carità, della contemplazione mistica e della donazione totale a Dio la sua ragion di vita; martire d’amore e di carità, che si è spogliato di se stesso per accettare la condizione di uomo crocifisso, tutto speso per il Signore e l’incondizionata dedizione verso il prossimo, al servizio degli ultimi, i “nuju du mundu”. Per questo don Mottola rappresenta una vera e propria “perla del clero calabrese”, come l’ha definito don Enzo Gabrielli, postulatore della sua causa di beatificazione.

Tutto questo conferisce ancora più valore e significato – ben al di là dell’aspetto artistico in senso stretto, pur importante – all’Opera “E l’Aquila raggiunse il Sole”. Bisogna riconoscere, pertanto, al suo autore, il maestro Vincenzo Laganà – uomo e artista dotato di grande umanità e professionalità e altrettanto grande ispirazione spirituale –, il merito di veicolare e diffondere, attraverso le sue apprezzatissime composizioni – questa Commedia musicale adesso, l’Oratorio musicale sacro prima – la conoscenza, tra il grande pubblico e tra i giovani, della figura e dell’opera di don Mottola.

Molto significative sono, a questo proposito, le dichiarazioni rilasciate a conclusione della rappresentazione dallo stesso maestro Laganà: “sono felicissimo che la ‘prima’ della Commedia musicale ‘E l’Aquila raggiunse il Sole’ sia andata bene e che sia stata seguita da un pubblico numeroso e attento, e ancor di più lo sono per aver visto la presenza di tantissimi giovani. Mi sono accostato alla stesura di questa Opera in punta di piedi e con immenso rispetto, così come ho fatto in precedenza con l’Oratorio dedicato a don Mottola, consapevole della grande responsabilità che mi andavo assumendo. Spero di essere riuscito a raccontare, attraverso la forma della Commedia musicale, la figura affascinante, coinvolgente e rivoluzionaria di don Francesco Mottola e anche quella di Irma Scrugli. Posso dire con certezza che ci ho messo tutto il cuore di un piccolo musicista, che si è lasciato guidare dalla poesia e dalla bellezza che la loro vita mi ha trasmesso e che trasmette, credo, a chiunque si avvicini alle loro figure e alla loro spiritualità. Sono certo anche che tutti i componenti del cast teatrale, guidati da un’ottima regia e coreografia, hanno saputo sublimare, con le loro eccellenti interpretazioni, quello che ho scritto. E di questo li ringrazio tutti, così come ringrazio tutti quelli che hanno contribuito alla realizzazione dell’Opera e il meraviglioso pubblico che l’ha seguita”. 

L’Opera, viste le numerose richieste, nonché l’attuale contesto religioso in cui si colloca, sarà sicuramente replicata in altri posti, non solo della Calabria: questa è l’intenzione dell’autore e degli organizzatori e in tal senso si sta già lavorando. Questa, si può ritenere, sarebbe stata anche la volontà di don Mottola.

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