Trattamento di dati personali e responsabilità della Pubblica Amministrazione: il Garante per Protezione dei dati Personali sanziona un’Azienda ospedaliera

di Sarah Yacoubi* – La Pubblica Amministrazione non sfugge alle sanzioni applicate dal Garante per Protezione dei dati personali al titolare del trattamento per colpe dei fornitori di cui si avvale. L’attenzione sul tema da parte dell’Autorità Garante per la Protezione dei dati personali è in crescente aumento in riferimento alla mancata regolazione dei rapporti con il fornitore, nonché all’inosservanza dell’obbligo a carico della Pubblica Amministrazione di impartire allo stesso le necessarie istruzioni, oltre all’inefficienza di un’attività di vigilanza o revisione in merito alla sicurezza dei dati trattati per conto e nell’interesse del titolare, che sono sempre più spesso oggetto di addebiti rilevanti. Lo dimostra la sanzione applicata dal Garante Protezione dei dati personali nei confronti di un’Azienda ospedaliera.

Pubblica Amministrazione e imprese devono prestare la massima attenzione nell’impostazione e gestione dei sistemi di whistleblowing, garantendo la massima riservatezza dei dipendenti e delle altre persone che presentano segnalazioni di condotte illecite. E questo ha ribadito il Garante per la privacy che ha sanzionato un’Azienda ospedaliera e la Società  informatica che gestiva il servizio per denunciare presunte attività corruttive o altri comportamenti illeciti all’interno dell’ente.

L’istruttoria dell’Autorità nasce nell’ambito di un ciclo di attività ispettive sulle modalità di trattamento dei dati acquisiti tramite i sistemi di whistleblowing, in particolare quelli più utilizzati in Italia dai datori di lavoro.

Dai controlli effettuati presso un’azienda ospedaliera sono emerse diverse violazioni del Gdpr. L’accesso all’applicazione web di whistleblowing, basata su un software open source, avveniva attraverso sistemi che, non essendo stati correttamente configurati, registravano e conservano i dati di navigazione degli utenti, tanto da consentire l’identificazione di chi la utilizzava, tra cui i potenziali segnalanti.

La struttura sanitaria non aveva poi provveduto a informare preventivamente i lavoratori in merito al trattamento dei dati personali effettuato per finalità di segnalazione degli illeciti, non aveva effettuato una valutazione di impatto privacy e non aveva neppure inserito tali operazioni nel registro delle attività di trattamento, strumento utile per valutare i rischi per i diritti e le libertà degli interessati. È infine emersa una non corretta gestione delle credenziali di autenticazione per l’accesso all’applicazione web di whistleblowing da parte del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (Rpct), durante la fase di transizione con il suo successore.

Nel corso dei controlli sono emersi ulteriori illeciti imputabili alla società informatica che, in qualità di responsabile del trattamento, forniva all’Azienda ospedaliera l’applicazione web di whistleblowing. La società si era infatti avvalsa di un fornitore esterno per il servizio di hosting dei sistemi che ospitavano l’applicativo senza dare specifiche istruzioni sul trattamento dei dati degli interessati e senza darne notizia alla struttura sanitaria. Aveva poi utilizzato il medesimo servizio di hosting anche per proprie finalità, ad esempio per la gestione del rapporto di lavoro con i dipendenti o la gestione contabile e amministrativa, anche in questo caso senza regolare il rapporto e l’uso dei dati.

Il Garante, tenendo conto della piena collaborazione offerta nel corso dell’istruttoria anche per sanare i problemi rilevati, ha comminato sia alla struttura sanitaria sia alla società informatica una sanzione di 40.000 euro. Ha inoltre concesso 30 giorni alla società informatica per adeguare il rapporto con il fornitore del servizio di hosting alla normativa sulla protezione dei dati personali.

Ricordiamo che il rapporto tra Titolare del Trattamento (anche Pubblica amministrazione) e Responsabile del trattamento esterno (fornitore) deve obbligatoriamente essere regolato da un contratto o da altro atto giuridico, stipulato per iscritto che, oltre a vincolare reciprocamente le due figure, consente al Titolare di impartire istruzioni al Responsabile del trattamento dei dati personali, e prevede in dettaglio, quale sia la materia disciplinata, la durata, la natura e le finalità del trattamento, il tipo di dati personali e le categorie di interessati, gli obblighi e diritti del Titolare.

Ricordiamo altresì che la Privacy non è un  gioco,  perché la protezione dei dati è una questione di libertà, in gioco c’è un diritto fondamentale che non può essere sacrificato.

*Data Protection Officer

Privacy Consultant  

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