Trasversale delle Serre, così ci perdono tutti: politica e comitati senza forza e credibilità

Il vento è cambiato. Sembrano assai lontani i tempi in cui il Comitato “Trasversale delle Serre – 50 anni di sviluppo negato” organizzava in piazza Azaria Tedeschi, a Serra San Bruno, una manifestazione a cui, oltre ai cittadini, prendevano parte numerosi amministratori. Altre contingenze, altre storie, altri equilibri.

La sensazione di fondo è che quel movimento civico, qualcuno (e non solo chi poi è stata eletta senatrice della Repubblica) lo abbia voluto cavalcare. Perché il problema (la realizzazione della Trasversale) forse poteva essere utilizzato per “combattere” chi, in quel momento, rappresentava il potere ed occupava “spazio” politico. Sembrano anche lontani i tempi (molto più recenti) in cui, sempre a Serra San Bruno ma in sala Giunta, si svolgeva una riunione con un pugno di sindaci che, in quella sede e pensando di non essere ascoltati da orecchie indiscrete (ma noi de “Il Meridio” eravamo presenti e vigili), con Anas non sono stati affatto teneri.

Oggi, i piatti della bilancia paiono proprio essere stati scambiati. Anzi, scaraventati a terra. Quello pesante non pende dalla parte del Comitato, ma nemmeno della “politica”. Di una parte della “politica” che non si riconosce più nell’altra “politica”, quella prevalente prima delle elezioni del 4 marzo 2018. Come mossa da una “regia”, quella “politica” che taceva, adesso si fa sentire. Quasi con una cadenza sospetta. E difende a spada tratta quell’Anas che fino all’altro giorno additava. Cosa sia successo in questo lasso di tempo non è dato – al momento – sapere. Ma le idee sono mutate. Se le principali responsabilità non sono di Anas (e, in effetti, non possono essere materialmente di Anas), perché questo concetto non è stato pubblicamente espresso prima? Per paura di scontrarsi con un Comitato che – prima di perdere credibilità a causa di una inversione a U determinata dai nuovi assetti governativi – incarnava un sentimento popolare? Perché, in buona parte, le colpe sono della “politica” degli ultimi 50 anni che, fra richieste di svincoli e volontà clientelari, ha rallentato ogni processo di crescita? Perché non c’è stata vigilanza ed attenzione come invece doveva essere?

D’un tratto, i sindaci prendono posizione contro le pretese del Comitato. Che, esagerate o nei canoni, sono le stesse dell’anno scorso. Ma che prima d’ora, probabilmente per calcolo, non venivano criticate.

Da questa vicenda ne escono un po’ tutti male. Il Comitato che è abbondantemente ridimensionato per via delle tempeste interne dovute a “conflitti d’interesse” che lo hanno sconvolto; la politica, ormai debolissima, che subisce le tendenze e gli eventi anziché governarli. I significati di “civismo” e di “politica” sono sviliti: nel primo caso perché prevale il sospetto che nei movimenti s’insinuino fini privati ed aspirazioni personali, nel secondo perché la classe dirigente non riesce a fissare una linea e a seguirla in maniera perentoria. A vincere finora è stata la rabbia manifestata con toni eccessivi nelle piazze rigorosamente virtuali. Ma la rabbia, se non incanalata in azioni modulate ed efficaci, non porta soluzioni. Semmai complicanze. E, ad ogni modo, va ricordato che, come affermava Honoré de Balzac, “durante le rivoluzioni ci sono due specie di individui: coloro che le fanno e coloro che ne approfittano”.

Contenuti correlati