Tirocinanti giustizia, Cisal: “Si ponga fine a questa discriminazione”

“In relazione all’articolo dell’onorevole Ferrara dello scorso 28 aprile in cui si annunciava che la Commissione Europea avrebbe chiesto informazioni all’Italia al fine di evitare abusi ed usi impropri dei fondi europei da parte delle Regioni, sinceramente, non possiamo che esprimere forte preoccupazione per il messaggio sbagliato che si vuole far passare”. È quanto sostiene il rappresentante della Cisal, Gianluca Persico, ne spiega: “sebbene l’onorevole abbia toccato un tasto molto importante legato agli usi impropri dei fondi europei da parte delle Regioni, ci sarebbe molto da dire sull’uso spropositato dell’Istituto da parte del Dicastero competente che da molti anni utilizza questi lavoratori a tutti gli effetti. Per quanto attiene alla Calabria, vogliamo solo ricordare all’onorevole Ferrara la ‘Genesi’ piuttosto turbolenta dei Progetti avviati dalla Regione Calabria proprio per sanare un incredibile discriminazione effettuata dal Ministero allorquando, proprio per usare le sue parole, ‘dal 2011, proroga dopo proroga, quello che doveva essere una stage formativo, la cui durata massima è prevista dalla legge per non oltre 12 mesi, diventa per migliaia di italiani l’ennesima gabbia precaria che cela un rapporto lavorativo a tutti gli effetti’. L’episodio incriminato, che non può essere imputato alle Regioni, avviene con il bando Ministeriale di novembre 2015, espletato ai sensi del Decreto 20 ottobre 2015 – Indizione della procedura di selezione di 1502 tirocinanti ai fini dello svolgimento, da parte di coloro che hanno svolto il periodo di perfezionamento di cui all’articolo 37, comma 11, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, di un ulteriore periodo di perfezionamento della durata di dodici mesi, tale procedura, vogliamo ricordare a beneficio di chi avesse dimenticato, ha di fatto escluso circa 1000 unità in tutta Italia dal gruppo iniziale dei 2600, di cui circa 650/700 solo calabresi”.
“La Cisal – rileva Persico -in più occasioni ha lanciato l’allarme interloquendo anche con i sottosegretari del Ministero di Grazia e Giustizia al fine di rimettere in gioco quelle professionalità discriminate lasciate fuori dal bando per ‘l’Ufficio Del Processo’. In quel famoso bando del 2015, non si rispettò nemmeno l’art. 12 che prevedeva che dovevano essere ripartiti i posti vacanti recuperando altresì i già formati tirocinanti esclusi. Da allora si è inserito il Bando della Regione che, sul piano ‘sociale’ si prestava al ‘recupero’ di quelle professionalità e alla formazione di nuovo personale che, attraverso le politiche attive avrebbe fornito un grande impulso al funzionamento degli uffici giudiziari in Calabria vista la grandissima carenza di personale. Il bando prevedeva circa 1000 unità e grazie all’entrata a gamba tesa, per usare una metafora calcistica, del Ministero competente che, dopo circa 16 mesi di lunghe attese ai fini dell’autorizzazione , a marzo 2017 dopo stipula della Convenzione con la Regione Calabria, senza nessun tipo di onere in quanto finanziato dalla stessa Regione, autorizzò l’avvio per gli Uffici Giudiziari per circa 650 unità. A questo punto, ci eravamo quasi convinti che si volesse creare finalmente un binario parallelo con i tirocinanti finanziati con l’Ufficio Del Processo, invece no, sul finire della Legislatura abbiamo assistito a vari emendamenti alla Legge di Stabilità che andavano tutti in un’unica direzione, ‘possibile conclusione del programma formativo’ con stabilizzazione dei soli Tirocinanti dell’U.F.P. con annesse dichiarazioni da parte del Ministero dove si faceva riferimento alle procedure per l’ingresso in dotazione organica solo attraverso regolare concorso. A questo punto ci vengono spontanee una serie di domande: ma non stiamo parlando di personale che presta servizio negli stessi Uffici? Per accedere alla quarta qualifica funzionale ai sensi dell’art.16 della Legge 56/1987 secondo il vecchio D.P.R. 487/1984, in corso di aggiornamento in base alla Riforma sui Pubblici Concorsi voluta dal Ministro Madia, non si accede mediante avviamento degli iscritti nelle liste di collocamento, collegati ed inseriti in un portale unico del dipartimento della funzione pubblica, che sostituisce il vecchio testo che prevedeva la chiamata in sala negli ex C.P.I.? Non sarebbe il caso che il Governo mettesse la parola fine a questo calvario che ha visto scrivere un ennesima pagina di discriminazione anche tra poveri magari prevedendo la sostituzione di personale di bassa qualifica in quanto queste persone, alcune anche laureate, stanno svolgendo incarichi di basso profilo pur di coadiuvare il personale già in organico in modo da rendere quasi normali i tempi della Giustizia da tempo ingolfata nel paese Italia e più in particolare in Calabria. Ci piacerebbe – conclude Persico – che queste nostre osservazioni fossero portate all’attenzione dall’onorevole Ferrara al prossimo Governo, visto che il suo partito aspira ad essere protagonista per guidare il Paese”.

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