“Ti mangiu u cori”: e la città precipita nel vuoto della volgarità intimidatoria

Tanti non sapranno nemmeno chi è Giovanni Latella, per fortuna loro

Cosa sia diventata Reggio Calabria durante gli anni gettati nel pozzo senza fondo dell’indegnità firmata con inchiostro indelebile da Giuseppe Falcomatà è una domanda che, tutti i giorni, ogni osservatore esterno si è posto trovandovi, di volta in volta, le opportune risposte in ciò che vedeva, e vede tuttora, ovunque volti gli occhi.

A tranciare di netto qualsiasi analisi elaborata ed a ridurre tutto a mirabile sintesi ci ha pensato, invece, lunedì sera, Giovanni Latella. Tanti non sapranno nemmeno chi è, per fortuna loro; una fortuna che, però, la città non può condividere, visto che qualcuno, leggasi lo stesso sindaco, ha osato attribuire a costui tre deleghe che stridono come non mai con i modi e le competenze di tal soggetto: Turismo, Sport e Promozione dell’immagine della città. I reggini, allora, devono sapere, senza dimenticarlo in futuro, che questo cinquantunenne, punto di riferimento indiscusso del Primo Cittadino a Pellaro, ha la responsabilità (per volere del medesimo Falcomatà, “noto conoscitore” delle competenze umane e professionali degli esemplari da cui si lascia amabilmente circondare) del rilancio dello sviluppo turistico, della cura di tutto ciò che ha a che fare con lo sport e, udite udite, dell’elevazione dell’idea che all’esterno si ha della città. Una nomina che, proprio perché manifestamente stravagante, già all’epoca in cui fu formalizzata, non mancò di suscitare ilarità, ma la cui bizzarria si è manifestata in tutta la sua nefandezza due sere fa quando il buon (?) Latella ha ceduto, dinanzi al Teatro “Cilea”, dove poco prima il suo sindaco aveva provveduto ad officiare la cerimonia della sua personalissima autocelebrazione, agli istinti più bassi e rozzi. Liberandosi dei panni eleganti che dovrebbero essere propri, in modo naturale, dei rappresentanti istituzionali, ma palesemente troppo stretti rispetto alla sua volgare esuberanza, l’amministratore pubblico ha minacciato pesantemente un dipendente dell’AVR che protestava a causa del mancato pagamento degli stipendi. “Ti mangiu u cori” ha intimato più volte l’aristocratico cantore del falcomatismo. Urla sguaiate e triviali diventate di pubblico dominio grazie ad un video girato da Cesare Minniti, di “VeritasNews 24”. Immagini diventate virali sul web ed a proposito delle quali sarebbe doveroso un intervento deciso da parte del sindaco e, allargando il campo, una censura inappellabile proveniente dagli interlocutori istituzionali nei campi di competenza di Latella. Del miserabile comportamento del consigliere comunale delegato cosa ne pensano gli imprenditori turistici che di tutto avrebbero bisogno tranne che di una figura simile? Cosa pensano i responsabili dello sport locale che, quantunque, immaginiamo, ne avessero già conosciuto le “qualità”, adesso sanno, inequivocabilmente che il rappresentante comunale con il quale hanno a che fare è quanto di più lontano possa esistere rispetto agli alti valori veicolati dallo sport? Quesiti che, è facile intuire, si perderanno nel vuoto, quello stesso vuoto che costituisce la cifra della sensibilità politica e della coscienza collettiva dell’Amministrazione Falcomatà.

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