Suppletive, Piazza Pulita ci prova con Franchini, ma la non-notizia fa crollare il castello della propaganda

La regola delle cinque W che regge l’informazione credibile e onesta intellettualmente è sempre quella: non ammette deroghe temporali, non ammette deroghe sostanziali. Se crolla uno dei tasselli, tutto il puzzle costruito non ha rilievo, non ha sostanza: diventa propaganda, che è qualcosa di legittimo, ma con caratteristiche e funzioni differenti.

In queste ore sono in voga discussioni sterili perché improduttive sul piano squisito della notizia in sé circa una frase, un concetto espresso da Marco Franchini, assessore comunale della Giunta di Reggio Calabria, a proposito della candidatura di Fabio Roscioli nel Collegio di Reggio Calabria in occasione delle elezioni suppletive alla Camera dei Deputati in programma il 27 e 28 settembre.

Stiamo ai fatti, esclusivamente quelli, e lasciando che la bussola sia indicata dalle celebri 5 W, lasciate a casa troppo spesso da chi, ciononostante, ha persino l’ardire di ergersi a maestro, dimenticando di confessare quale sia la materia insegnata: ipocrisia.

Comunque, bando alle ciance: la prima W (Who) definisce chi sono i protagonisti di qualcosa che, in presenza di tutti i requisiti previsti, merita di essere raccontato. Nel caso che ci interessa, gli attori sono un inviato di “Piazza Pulita”, trasmissione de La7 troppo spesso monca di quella lettera dell’alfabeto, e Franchini.

Seconda W (What): cos’è successo. Durante la processione della Sacra Effigie della Madonna della Consolazione, il giornalista avvia e intrattiene una conversazione apparentemente privata perché chi avvicina l’esponente dell’Esecutivo cittadino si presenta senza microfoni e telecamere, presenti invece alle spalle dei due. Nel corso del dialogo, Franchini racconta un po’ di cose perché, probabilmente, a Verona, dove è nato, hanno sorvolato sulla lezione che non si dà confidenza agli sconosciuti.

Tant’è: il manager, un’autorità indiscussa nel settore aeroportuale e, per la sua competenza di altissimo spessore, voluto in Giunta dal sindaco Cannizzaro, pronuncia una frase che altro non è se non un concetto, un pensiero, un’idea che il Primo Cittadino ha ribadito, in altri termini, più e più e più volte: “Il candidato di centrodestra, da quello che ho capito, non c’entra un cazzo con la città”.

Ora, si alzino tutti coloro i quali, lasciando sulla sedia viltà e miseria umana, possono dire che il sindaco di Reggio Calabria, “titolare” di quel seggio parlamentare per cui si voterà tra pochi giorni, abbia mai detto il contrario.

Dal momento della presentazione dell’avvocato Roscioli, Cannizzaro, che di Forza Italia è Segretario regionale e Responsabile nazionale del Dipartimento Sud, e il presidente della Regione Roberto Occhiuto, che di Forza Italia è il vice segretario nazionale, hanno rivendicato la scelta sostenendo tutt’altro. Hanno addotto ragioni totalmente contrarie rispetto a quello che è diventato l’unico, stanco e malmesso, cavallo di battaglia degli avversari.

In forma sintetica: “Mancando una manciata di mesi al gong della legislatura, avremmo anche potuto mantenere lo status quo, procrastinando le dimissioni da Deputato del sindaco Cannizzaro, ma siccome in questo strettissimo intervallo Reggio Calabria e la sua provincia hanno necessità di avere un punto di riferimento di spessore a Montecitorio che sappia dove andare e a quali porte bussare per sbloccare finanziamenti che gli asini precedentemente occupanti Palazzo San Giorgio non sono stati capaci di far arrivare in riva allo Stretto, abbiamo urgenza di operare.

Per farlo senza gli intoppi inevitabilmente incontrati da un neofita, dobbiamo, nell’interesse del territorio, avvalerci di qualcuno in grado di muoversi senza difficoltà nei Palazzi. E chi meglio del Tesoriere nazionale di Forza Italia, personaggio di enorme peso politico?

Un’operazione di strategia politica da autentici maestri, un’intuizione che con il luogo natale del candidato non ha nulla a che vedere, perché nulla doveva avere a che vedere, vista la funzione da esercitare in Parlamento dall’avvocato Roscioli nell’ultimo miglio del periodo d’Aula”.

Dunque, traendo le conclusioni di quel famoso What, nulla di diverso ha svelato l’assessore Franchini rispetto a quanto i decisori avevano annunciato urbi et orbi, rendendo di pubblico dominio la decisione di candidare il Tesoriere nazionale di Forza Italia.

Ciò significa, banalmente, che il What non esiste, è caduto mentre operai maldestri tentavano di realizzare un castello di sabbia. Di conseguenza, mancando il What, mancando il Cosa, viene giù per intero la presunta notiziabilità della vicenda.

Aggiungo, però, una postilla che può essere perdonata a chi non è tenuto ad avere padronanza di quanto prescrive la “Costituzione più bella del mondo”, ma non agli addetti ai lavori, non per caso improvvisati saltimbanchi in tournée tra i partiti.

All’articolo 67 è scritto a chiarissime lettere che “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione”. Nessun riferimento, nemmeno indiretto, alla territorialità, ma, vista la lunghissima storia, scritta da tutte le forze politiche repubblicane, di candidature non costruite sulla geografia delle origini, è ridicolo anche solo ribadirlo.

Assodato che la notizia non ha visto la luce e, dunque, il resto delle W ha perso qualsiasi senso, significato e importanza, è comunque corretto, per essere coerenti rispetto all’incipit di queste riflessioni, completare il cerchio delle W: la terza e la quarta sono When e Where.

Quando e dove è avvenuto l’incrocio tra l’inviato di Piazza Pulita e Franchini? Sabato 12 settembre, all’incrocio tra Viale Amendola e Via Cardinale Portanova, nel punto in cui la città si bea della Consegna della Sacra Effigie della Madonna della Consolazione.

Quindi, neanche il più opportuno dei momenti per agganciare un esponente politico nel tentativo, fallito goffamente, di architettare una trappola ad arte. Ma per farlo servono, appunto, artisti, e il giornalista de La7 non ha dimostrato di esserlo o, quanto meno, di essere partito da Roma lasciando a casa righello, compasso e perfino la matita.

A proposito, l’ultima W è Why: perché? Questa è facile, ma per una risposta esauriente rivolgetevi a Corrado Formigli.

Contenuti correlati