Studio Ixè impietoso: PD in caduta libera anche in Calabria

Non è una pausa natalizia vera e propria per la variegata massa di parlamentari ed aspiranti deputati e senatori quella che si sta consumando in questi giorni e, certamente, non ha i segni della serenità per il centrosinistra in generale e per il PD in particolare, anche in Calabria. Lo studio che sta circolando in questi giorni, infatti, non solo non lascia scampo alle ambizioni di vittoria, ormai inesistenti, di una coalizione che, peraltro, fatica, ad allargarsi oltre i confini del Partito Democratico, ma getta un’ombra inquietante sulla possibilità di evitare l’ecatombe elettorale. All’apertura delle urne mancano ormai due mesi, essendo estremamente probabile che la data prescelta per il rinnovo delle Camere sia il 4 marzo e, per quanto possa apparire inverosimile, si fa strada l’eventualità che i renziani ed i suoi alleati, ad oggi potenziali, stiano andando incontro ad un tracollo di proporzioni abnormi. L’analisi condotta dall’istituto Ixè e visionata da “La Stampa” presenta uno scenario apocalittico nel quale il PD arranca vistosamente anche nelle tradizionali roccaforti di Emilia Romagna e Toscana. Soltanto 6, addirittura, sarebbero i collegi da considerare blindati per il PD nelle due regioni “rosse”. Una quantità irrisoria rispetto al numero complessivo, 31, che sono contendibili al contrario di quanto accadeva fino alle ultime elezioni Politiche del 2013. Dati che assumono contorni ancor più foschi se contestualizzati in una situazione che vede i Democratici uscire sconfitti da tutte le sfide all’uninominale della Camera sia nelle regioni settentrionali che in quelle meridionali. Uno sfacelo che, dunque, avrebbe ripercussioni significative anche in Calabria dove pure un uomo dei Democrats, sia pur della vecchia guardia e non di stretta osservanza renziana, Mario Oliverio, è al vertice della Regione. I risultati scadenti conseguiti dalla sua Giunta, certo, non aiutano, così come rappresenta un disvalore ed un peso difficilmente sopportabile presentarsi a Reggio e provincia esibendo la bandiera sdrucita di Giuseppe Falcomatà. Non un biglietto da visita da esibire con orgoglio. Anche da queste parti il centrodestra, che al nord, si legge nel report di Ixè, vincerebbe ovunque, sarebbe avanti rispetto al Movimento 5 Stelle, tagliando fuori purosangue e ronzini di centrosinistra. Quello che appariva improbabile fino a qualche settimana addietro comincia ad assumere contorni più netti: una vittoria della coalizione di centrodestra sta per diventare la prima opzione nei pronostici della vigilia. Lo sport nazionale contempla in questa fase l’assalto a Matteo Renzi, ma dopo un anno e più dal suo abbandono di Palazzo Chigi questa appare più come una scorciatoia per fuggire dalle responsabilità, un tentativo maldestro di immolare, come di consueto, un capro espiatorio, da sacrificare sull’altare della propria sopravvivenza. No, il travaso di bile nei confronti del PD ed i suoi satelliti ha ragioni molto più profonde che appartengono alla categoria della psicologia sociale senza incrociare, se non di striscio, la politica propriamente detta.

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