Stai sereno, non hai nemici invisibili, sono tutti ben visibili: si chiamano reggini

Sono presenti tutte le caricature tipiche che hanno caratterizzato la commedia andata in scena a Palazzo San Giorgio negli ultimi sei anni

L’aggettivo che si usa, quasi fosse un automatismo grammaticale, dopo la parola “spaccato” pronunciata a proposito di vicende giudiziarie, è sempre la stessa: “inquietante”.

Per una volta, però, la regola subisce il peso inevitabile dell’eccezione: succede a Reggio Calabria, succede in merito ai contenuti emersi dalle intercettazioni effettuate nell’ambito dell’inchiesta “Helios” che ha travolto, in particolare, il gotha del centrosinistra reggino. Le espressioni formulate ed i pensieri manifestati ci consegnano, in realtà, uno spaccato desolante, perfettamente congruo rispetto alle caratteristiche dei singoli protagonisti. Sul palcoscenico della “cattiva politica”, come l’ha definita il Procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri, sono presenti tutte le caricature tipiche che hanno caratterizzato la commedia andata in scena a Palazzo San Giorgio negli ultimi sei anni. C’è il “giovin signore” che, dietro il volto ieratico e saggio, si adopererebbe per contratti e contrattini a gente immeritevole e che non ha voglia di lavorare, ma solo brama di sgraffignare uno stipendio con la complicità della “cattiva politica”. C’è l’avvocaticchio spregiudicato, riconosciuto come tale dai suoi stessi compagni di maggioranza, tuttavia pavidamente disinteressati a contenerne l’ipertrofica prepotenza, nei modi e nella sostanza dei comportamenti. Ci sono i paladini del “tengo famiglia” che sarebbero saliti sul carro sfasciato della “cattiva politica” imboccando la scorciatoia battuta dai privilegiati dal consenso dopato grazie al supporto dei “grandi elettori”. Un quadro che, se non avesse ripercussioni gravissime sulla quotidianità di un popolo reso inerme anche dai silenzi imbarazzati ed imbarazzanti del vasto magma composto da centro-destra e destra (sono trascorse 24 ore e le sole reazioni di cui si ha contezza sono quelle di AmaReggio-Stanza 101, Nino Fazio di Fratelli d’Italia), Giuseppe Minnella, del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, Enzo Vacalabre, di Alleanza Calabrese), sarebbe ridicolo tanto infima è la soglia cui si arrampicano i teatranti. Miserie umane per le quali le conseguenze penali, ove mai fossero accertate, costituirebbero la conseguenza meno oscena. Soprattutto se si volge lo sguardo verso la nemesi di Giuseppe Falcomatà, il sindaco dai “piedi scalzi”, il Primo Cittadino dalla verginità simulata ed ora malamente perduta che, vistosi sottrarre lo scudo di latta della legalità abbindolatrice con cui si era arrangiato durante il mandato catastrofico, oggi è costretto dagli eventi ad indossare i panni di un “berlusconiano” qualsiasi dei tempi andati attaccandosi disperatamente alla “giustizia a orologeria”. Sì, proprio quella medesima giustizia che, con le sue azioni casuali ed i suoi profeti immacolati, ne aveva, involontariamente, decretato la nascita e l’ascesa fino al soglio di Palazzo San Giorgio. Adesso, all’ultima curva prima del rettilineo finale che metterà il punto definitivo ad un’esperienza amministrativa sconcertante per immobilismo, limitatezza e inconsistenza degli attori, si scaglia contro la magistratura “complottista”. Non potendosi permettere di farlo assaltando lancia in resta le toghe, per assenza di coraggio e fiacchezza delle idee, utilizza la consueta doppiezza dei pavidi e si erge egli stesso a giudice, non riuscendo proprio a liberarsi di quella mancanza di rispetto che nutre, con superbia ed egocentrismo, nei confronti di chiunque, fatti salvi i “suoi” devoti servili. E, dunque, fa sapere che la città non ha nulla da temere: parlando lui stesso con gli indagati garantisce che non c’è nulla da temere. Sono bravi fanciulli che, con generosità, si sono spesi per lavoratori, categorie emarginate e tutela della legalità. Riflessioni che il Primo Cittadino ha potuto fare serenamente non avendo, in questa fase, il tempo occupato dalle udienze del processo che lo vede principale imputato per l'”affaire” Miramare. Una tranquillità, però, comunque minata dalle scosse telluriche prodotte da “Helios”: deve essere stata questa confusione mentale a fargli scorgere la presenza, essa sì inquietante di “nemici visibili e invisibili”. Non si curi dei secondi, perché non esistono e si occupi, piuttosto, dei primi, che sono visibilissimi: si chiamano reggini e sono prossimi, finalmente, ad emettere nelle urne il loro verdetto. Indovinarne l’esito è facile, facilissimo, come chiedere un’assunzione all’AVR.

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