Spirlì è caduto nel buco nero della pacchiana retorica paternalista

C’era da augurarsi che, uscito Giuseppe Conte da Palazzo Chigi, non dovessimo più sorbirci quell’insopportabile retorica paternalista, traboccante buoni sentimenti del tutto inutili nelle stanze dei bottoni e completamente vuota di contenuti e programmazione, ma i calabresi, almeno fino al prossimo autunno, ne dovranno sopportare la stucchevolezza a causa della presenza di Nino Spirlì, presidente facente funzioni della Regione.

Mentre i più, anche in queste ore immediatamente successive alla celebrazione, stanno tentando con affanno di decifrare le ragioni che hanno indotto il capo della Giunta per caso a convocare, in relazione alla lotta contro la malattia Covid-19, gli Stati Generali della Calabria (niente meno!), suona vibrante nell’aere l’eco della profondità dei suoi pensieri: “Ci attendono giorni difficili, ma insieme ce la possiamo fare”. E’ da oltre un anno che chi è pagato per assumersi la responsabilità di prendere delicate decisioni politiche riguardanti la salute pubblica ed il destino economico della collettività si lascia andare a frasette sdolcinate che farebbero buttar via anche i Baci Perugina. Eppure siamo ancora fermi lì, ai blocchi di partenza, a scavare nel pozzo delle giustificazioni, ad alzare muri di cinta attorno alle proprie funzioni gestite con confusione e approssimazione. “Nessuno dovrà pagare oltremisura i danni di questa emergenza Covid” ha, infatti, rumoreggiato il rappresentante della Lega pronunciando paroline drogate di banalità che valgono quel mai superato e trasversale “Nessuno resterà indietro” non si sa bene rispetto a chi e ripetuto ad ogni piè sospinto a destra come a sinistra, quasi fosse un tic grammaticale. Significati azzerati dai fatti: i cittadini calabresi stanno già pagando, Dio solo sa quanto, l’insipienza di una classe politica regionale in regime di proroga a seguito del rinvio delle elezioni che si sarebbero già dovute svolgere dopo la tragica scomparsa di Jole Santelli. Eppure, promette il massimo esponente dell’Esecutivo calabrese: “Ogni decisione sarà presa con il buonsenso e senza pregiudizi”. Ma cosa vuol dire? Da quando in qua un presidente di Regione ritiene di dover precisare una sciocchezza del genere? Le azioni, tutte, di ogni individuo, tutti, in linea di massima, sono guidate dal buonsenso e rifuggono i pregiudizi. In caso contrario avremmo a che fare con persone disposte a cavalcare le onde dell’imbecillità dissennata ed esso sì sarebbe un caso da affrontare in un consesso, se del caso ancora più pomposo, degli Stati Generali, ma di psichiatria. “Ma fermiamoci, basta egoismi” è stato, subito dopo, l’appello sgorgato dal cuore lacerato di Spirlì: ne approfitti, prenda per buona la prima parte del proposito e la declini in prima persona singolare. Si fermi con questo vanitoso protagonismo futile e inconcludente e, proprio per non cedere all’egoismo, oltrepassi le Colonne d’Ercole della fanfarona vanagloria: scoprirà che proprio nelle stesse ore in cui officiava il non essere, individui veri, in carne e ossa, anziani e fragili, combattevano on line per una prenotazione del vaccino da somministrare a decine di chilometri di distanza dal luogo di residenza, l’ultimo, in ordine cronologico, contrattempo nell’organizzazione di una campagna che in Calabria sin dall’inizio è stata gestita con una impreparazione spaventosa. E già che c’è, dia l’esempio, anche se non sembra il personaggio ad hoc per tale compito, e provi a porre un argine al fiume in piena di demagogia che scorre dalla notte dei tempi tra il Pollino e lo Stretto. Quella invariabile autocommiserazione che trascina, in un rapporto causa-effetto immediato, tonnellate di detriti di deresponsabilizzazione. E, infatti, nel rispetto dei più scoraggianti stereotipi, il facente funzioni per caso ha pianto: “La nostra terra e i nostri concittadini” che “hanno già pagato un prezzo altissimo a causa di chi, per anni e anni, ha lucrato sulle casse della Sanità”. Quali i nomi? Quali i cognomi? Non saranno forse quegli eterni raccoglitori di consensi a mani basse che sono ingrassati grazie agli elettori calabresi, non a spese degli stessi? Stia tranquillo, dunque, Spirlì, perché a versare lacrime in quanto “non riusciremo mai più a garantire giuste cure alla nostra gente e costringeremo poveri innocenti a emigrare ancora verso gli ospedali delle altre regioni” non dovrà essere lui in solitudine, ma quella vastissima area di uomini e donne di questa regione che, con la loro abulia hanno costruito ponti d’oro alle oligarchie corrotte passate e ripassate sul cadavere del loro medesimo futuro.

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