Sotto il vestito delle liste di Falcomatà niente

Fino a stamattina pensavamo avesse torto chi, tra i suoi, parlava apertamente di bluff e di vuota operazione propagandistica relativamente alla presentazione di sei liste di ispirazione civica a lui riconducibili. Alla luce dei fatti, invece, erano molto ben informati ed avevano pienamente ragione.

Quella che si immaginava potesse essere una manifestazione di forza di fronte alla scabrosa passività del centrodestra e delle altre forze sociali e politiche che avrebbero, in potenza, la forza di proporre una alternativa accettabile e competitiva alle due coalizioni principali, si è rivelata un boomerang per il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà. Sotto il vestito dei nomi delle liste (“Innamorarsi di Reggio”, “Primavera democratica”, “Reset per Falcomatà”, “S’Intesi”, “La Svolta” e “Patto per il cambiamento”, mai nome fu meno azzeccato per una aggregazione che si propone di dare continuità al lavoro compiuto da un’Amministrazione uscente). non c’è niente, non c’è (quasi) nessuno. La coscienziosità avrebbe imposto, almeno, la presenza di diversi personaggi della società civile disposti ad esporsi, in carne ed ossa, mettendoci la faccia, sui sei anni del primo mandato, ma non si è visto nessuno, salvo i responsabili delle diverse compagini e solo un paio di volti (poco) noti. D’altra parte, cos’altro sono queste entità se non carretti sui quali trasportare verso la rielezione, o l’elezione, i fedelissimi del sindaco uscente (da Armando Neri a Giovanni Muraca, passando per Filippo Burrone e Mario Cardia)? Chi sospettava una ritrovata vena attrattiva del Primo Cittadino in carica è, dunque, rimasto deluso e sarà accompagnato da questo stato d’animo almeno fino a quando le liste oggi esibite si riempiranno, se mai accadrà, di contenuti e nomi. Poteva essere questa l’occasione giusta per inaugurare una nuova stagione, quella della verità dei fatti, abbandonando quella delle chiacchiere infruttuose, ma così non è stato. Quando Falcomatà, per esempio, ha rivendicato l’umiltà la capacità di riconoscere gli errori commessi, perché non ha cominciato a snocciolarne qualcuno? Troppo facile ammettere la volontà di contrizione ora che ci si deve ripresentare al cospetto di un corpo elettorale sconfortato e disilluso senza dare conto, in concreto e nel dettaglio, degli sbagli compiuti. Alla stessa maniera stride con gli eventi succedutisi l’espressione di una volontà inclusiva adesso, nel momento in cui serve come il pane ogni singolo voto, dopo sei anni in cui il sindaco ha agito in completa solitudine lasciandosi circondare solo da yes men di comprovata devozione. L’aspetto positivo emerso dalla giornata odierna è che queste contestazioni non lo turberanno minimamente: ha, infatti, confessato di aver dato prova, coinvolgendo anche chi, nel corso del tempo, è stato severo censore del suo operato, (Filippo Sorgonà tanto per fare un nome), di accettare di buon grado le critiche mosse alla sua azione amministrativa. In questo momento Falcomatà, e bene farebbero gli avversari a prenderne atto, è forte di un’unica grande certezza: quella di saper condurre e gestire le campagne elettorali. Incarna bene, nei toni e nella forma, il ruolo del candidato, ha il piglio adeguato, nello stile e nella retorica. possiede un indubbio talento comunicativo, ma se è rientrato in gioco al tramonto di un mandato pieno di traversie e che ha lasciato l’amaro in bocca a buona parte dell’elettorato, lo deve solo al pressapochismo di Matteo Salvini, capace di proporre un 66enne di Melito Porto Salvo che vive a Massa e lavora a Genova ed alla connivenza degli alleati, strappatisi le vesti al buio discreto delle conversazioni private salvo obbedir tacendo alla luce del sole.

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