Soriano, silenzi e dimissioni: quando il processo democratico scricchiola

Passano i giorni, ma continua a rimanere in silenzio quello che dovrebbe essere il gruppo d’opposizione a Soriano Calabro. Per ora, hanno parlato solo le carte: ancora prima della convalida degli eletti hanno dato forfait Francesco Bartone, Giuseppe Lico e Antonio Pagano (atto di per sè eloquente, soprattutto perché l’ex sindaco chiamato a fare il capo della minoranza ha rinunciato ad entrare in Consiglio comunale), poi Domenico Grillo, Vladimira Pugliese ed Emanuela Varì hanno presentato le loro dimissioni. 

Preliminarmente c’è da chiedersi da cosa, visto che i tre sono al momento dei semplici cittadini che non hanno acquisito lo status di consiglieri poichè non c’è stata ancora la surroga dei tre eletti (ma già dimissionari). Poi c’è da domandarsi cosa faranno i tre componenti della lista “La Città del Sole” che seguono in termini di voti riportati e che, qualora con una normale procedura si giungesse all’indicazione a scalare degli altri “consiglieri potenziali”, dovrebbero (condizionale, a questo punto, più che d’obbligo) entrare nel civico consesso.

In mancanza di una valida giustificazione – che ancora stenta ad arrivare – non si può che rilevare che una parte dell’elettorato (quasi la metà) è rimasta senza rappresentanza. 

Si è creato, dunque, un deficit democratico proprio nel paese che cercava di proporsi come esempio da imitare, soprattutto sotto l’aspetto della valorizzazione dell’arte e della cultura e che puntava a rilanciare lo sviluppo turistico. Che ne è stato di quei sogni?

La normale amarezza derivante dalla sconfitta (magari inaspettata per chi puntava alla riconferma) non può produrre (a meno di motivazioni assolutamente eccezionali che, però, si fa fatica ad individuare considerata anche l’assenza di qualsivoglia appiglio) gesti drastici che appaiono come del tutto incomprensibili. Se c’è qualcosa che non si conosce e che è degno di rilievo, i componenti di “La Città del Sole” farebbero bene a portarlo a conoscenza della pubblica opinione. Se invece non c’è, ammettano di aver commesso un errore (politicamente) devastante.

Il responso delle urne, in una democrazia che si rispetti, va accettato quando è favorevole e quando è sfavorevole. Semplicemente ciò fa parte delle regole del gioco. Svolgere il ruolo che è stato attribuito dai cittadini (in questo caso di vigilanza sull’operato della maggioranza) è una questione di rispetto verso i sorianesi e, più in generale, dei principi alla base del sistema democratico. Le sconfitte comportano infatti anche la necessità di assumersi delle responsabilità politiche ed amministrative non meno importanti di quelle relative alla gestione, con funzioni di indirizzo, della cosa pubblica.

Chi si candida deve mettere in conto vittoria e sconfitta: la politica e la democrazia funzionano così, il popolo dà e il popolo toglie. Niente, a parte l’essenza divina, dura in eterno.

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