Sono le Primarie la via per il PD di farsi perdonare Falcomatà

In fondo sarebbe sufficiente andare a pescare nel mare della lucidità politica e dell’umiltà, individuale e collettiva, per sperare di riempire la rete di voti in numero di gran lunga superiore a quello che si otterrebbe se, al contrario, la decisione fosse quella di continuare a barcamenarsi pigramente nello stagno melmoso in cui il centrosinistra reggino è impaludato da oltre quattro anni.

L’idea, per quanto balzana e peregrina possa apparire ad occhi ed orecchie pieni di autosufficiente arroganza, sarebbe capace, essa sola, di sparigliare le carte nel delicatissimo periodo che precede la scelta dei competitor per la carica di sindaco della città dello Stretto. Se il centrodestra, almeno in questa fase, sembra procedere in ordine sparso senza un’autentica leadership che sia sinceramente e rispettosamente legittimata dagli interlocutori, e se il Movimento 5 Stelle sconta la sua paralizzante assenza dalla scena politica locale, con i risultati sciagurati che, nelle ultime settimane, si sono visti in Abruzzo e Sardegna, la coalizione che ruota attorno al PD risulta impiccata alla presenza di Giuseppe Falcomatà. Un sindaco, quello uscente, inviso a gran parte dell’opinione pubblica che, il giorno del voto certificherà la propria bocciatura nei suoi confronti con il sigillo ufficiale della scheda elettorale. Sperare che, da qui all’apertura delle urne il vento cambi è ingenuo, masochista e presuntuoso. Il fallimento del Primo Cittadino è già nettamente distinguibile nei fatti e nell’astio riversatogli contro da una comunità che in futuro lo ricorderà senza rimpianti. Una debacle, quella di Falcomatà, che, però, a ben vedere, è sua e solo sua. O meglio, le colpe, pur gravissime, di coloro che lo hanno accompagnato, solo formalmente, in questo viaggio nel tunnel buio della inidoneità, sono legate alla passività immobile mostrata di fronte allo spettacolo imbarazzante inscenato, ogni giorno della consiliatura, dallo stesso Falcomatà, autentico mattatore della tragedia allestita a danno del futuro di un intero popolo, anch’esso reo di aver assistito muto ed inerme allo stupro di tutte le sue aspettative. A far da comparse in questa scadente commedia i pochissimi nani, senza ballerine, del “cerchietto magico”, i quali, increduli per la manna dal cielo piovuta loro addosso, hanno trascorso l’ultimo quinquennio a capire su quale pianeta ad essi estraneo fossero atterrati. Ciò premesso, tuttavia, Falcomatà, ragionando per una volta politicamente senza che gli facesse velo l’umoralità diffidente che lo contraddistingue, ha azzeccato, qualche tempo fa, l’analisi: è capitato quando lamentò di essere stato lasciato solo, nel corso del mandato, dal suo stesso partito. Come dargli torto, se a Reggio Calabria, nemmeno sul piano organizzativo, esiste uno straccio di gruppo dirigente in grado di sostenere il peso di un’Amministrazione o, men che meno, di indirizzarne le mosse? Ora il Partito Democratico, che si accinge con il Segretario nazionale prossimo ad uscire dal cilindro delle Primarie, ha l’opportunità di rimediare alla terribile assenza di questi anni. Già ora, ad essere sinceri, avrebbe l’opportunità di battere un colpo con il Commissario regionale Stefano Graziano, spedito da Roma per mettere ordine in un partito squassato dall’eterna lotta tra estenuanti personalismi. Sarebbe auspicabile, infatti, che buttasse un occhio anche sulla Federazione reggina rivoluzionandone gli equilibri anchilosati. Sarebbe il modo migliore per cominciare a preparare il terreno adatto alla costruzione di una onorevole exit strategy: sia lo stesso PD a proporre le Primarie per la scelta del candidato a sindaco. Fuori dai denti, il Partito Democratico, ferito dalle tante sconfitte patite nell’ultimo anno, ha l’obbligo morale di risalire la china: gli ultimissimi appuntamenti elettorali hanno dimostrato che l’elettorato di quella parte politica non aspetta altro che tornare all’ovile dal quale era scappato a causa delle tante presenze sgradite. Pensare di offrire alla propria stessa platea l’opportunità di cambiare cavallo costituirebbe una mossa capace di scombinare i piani, in realtà già disordinati, degli avversari e rimetterebbe in circolo energie positive che, pure, sono ben presenti all’interno del PD. D’altra parte, anche in questo caso mettendo al bando qualsiasi forma di ipocrisia, tutti sanno dell’esistenza, nemmeno troppo sfumata, di aspirazioni da parte di alcuni esponenti di primo piano del PD che da tempo fanno più di un pensierino alla carica di Primo Cittadino. Possono contare su un consenso trasversale, su un radicamento consolidato e su un’immagine che, per loro fortuna, non è stata intaccata dalle indecorose peripezie amministrative di Falcomatà. Il sindaco, da parte sua, in caso di una assai difficile vittoria, potrebbe usarla come efficace trampolino di lancio per la campagna elettorale. Ci pensino i veri capi del partito e, se hanno davvero a cuore le sorti di Reggio Calabria (e del PD), seppelliscano, servendosi dello strumento delle Primarie, un’esperienza sconcertante affidandosi a mani più idonee. Eviterebbero una sconfitta che, oltre ad essere certa, avrebbe dimensioni epiche. Presentandosi sotto un’altra veste, il Partito Democratico potrebbe, invece, disporre di frecce al proprio arco in numero sufficiente per mettere in difficoltà rivali che, in preda al trambusto dovuto alla mancanza di una candidatura incontestabilmente autorevole, sono anch’essi alle prese con puzzle di difficilissima composizione.

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