Sociologia di Salvini: numeri e metodi di una strategia

Quattordici minuti e quaranta secondi di comizio, qualche minuto di diretta televisiva, un’ora e mezza di selfie con i sostenitori (o presunti tali, perché l’impressione è che in tanti abbiano fatto la foto con il “personaggio” e non con il “politico”), un’ora di visita nei luoghi santi. Arrivo alle 9 a Serra San Bruno, partenza dalla città della Certosa un quarto d’ora dopo le 12. Sveglia “alle 5 del mattino”, fine giornata indefinita.

Sono questi i numeri della manifestazione (ben riuscita) di Matteo Salvini a Serra San Bruno, che fanno da corredo ad uno schema basato molto sull’immagine, sui video, su messaggi brevi miranti a colpire, a creare effetto. 

Una strategia che parte da un’idea e da una lettura precisa di una società che viaggia più sui social che sulla realtà.

Il leader della Lega si è fermato dopo il discorso per fare selfie con ogni singola persona che lo avesse richiesto, nessuno è rimasto escluso. Ha atteso pazientemente lo smaltirsi della fila, elargendo sorrisi e abbracci.

Il suo è un linguaggio che semplifica le informazioni che acquisisce, il problema è da dove e come queste informazioni gli arrivano. E come vengono modificate.

“Utilizza” i contestatori per rafforzare la contrapposizione: il momento gli è favorevole, gli avversari non sembrano avere lo smalto e la chiarezza di visione e di strategia per opporsi.

C’è chi ha motivi per battersi con lui e chi ha motivi per battersi contro di lui. Tutto legittimo. Il punto è rendersi conto di quale sia l’attuale livello socio-culturale della comunità e sviluppare coscienza critica. Essere autonomi, capire dove si va a parare. Non un passaggio scontato.

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