Società e povertà nel pensiero di Giorgio La Pira: a Vibo il dibattito fra passato e futuro

Il pensiero politico di Giorgio La Pira, fervente cattolico e politico laico, in un periodo storico di grandi mutamenti e sconvolgimenti economici e sociali, può essere un riferimento straordinario per quanti in politica intendono misurarsi guardando nel concreto della complessa realtà odierna.
Su questo assunto si baserà il dibattito che avrà luogo giovedì, alle 17.30, all’Istituto di studi religiosi “S. Giuseppe Moscati” di Vibo Valentia, al quale prenderanno parte lo scrittore Michele Furci, il direttore dell’Istituto don Pasquale Rosano e il docente di Dottrina sociale della chiesa padre Giovanni Calcara.

Il programma politico di La Pira si ispirò a tre obiettivi primari: i poveri, lo sviluppo e la pace. E se la contemplazione è uno strumento efficace per trovare il senso del governare le cose del proprio tempo, la concreta attività è quella che può incidere sui problemi essenziali e universali delle persone. Così come il sentimento per la “scienza del diritto”, in relazione consapevole con la “scienza della teologia”, per La Pira ha rappresentato un’eredità non logorabile poiché le due scienze costituiscono la struttura universale della ragione in tutti i tempi e per tutti i popoli. Partendo dai “Principi”, scritti 1938-1939 per rivendicare il valore sostanziale della persona umana, La Pira durante i lavori della Costituente contribuì a redigere quelli che ancora rimangono i principii su cui poggiano i pilastri essenziali dell’ordine sociale: la famiglia, la città, la regione, il sindacato, i partiti, la nazione e la comunità delle nazioni, attraverso cui la dignità della persona è inserita organicamente per svilupparsi in armonia con la crescita del progresso umano. Infatti, nel periodo in cui tenne i corsi di dottrina sociale all’Università Lateranense, egli sottolineò l’urgenza per i laici cristiani di passare dalla preghiera all’impegno sociale, così come nella sua funzione di Sindaco di Firenze, una città dove la “Summa di San Tommaso” è stata rispettata in tutte le strutture della civiltà cittadina, si sentì in obbligo di non lasciarsi imprigionare dalla classica contrapposizione tra verità ideale e verità effettuale. Sicchè La Pira non trascura lo sviluppo industriale, commerciale e finanziario della città amministrata, ma si adopera a realizzare la Centrale del Latte, il Mercato ortofrutticolo, la rete delle farmacie comunali e la ricostruzione dei ponti distrutti. La maggiore opera di economia fiorentina e nazionale, tuttavia, che è legata al suo nome, rimane però la fabbrica del Pignone, poichè quando la società proprietaria nel novembre 1953 annunciò la chiusura degli stabilimenti e gli operai occuparono la fabbrica La Pira si schiera pubblicamente dalla loro parte. Lo fece non solo per difendere il diritto al lavoro, ma con una chiara strategia per l’intera economia della città. Con gli operai, nacque l’idea di utilizzare negli impianti di estrazione del petrolio le turbine prodotte dall’azienda, quelle per cui nel 1962 come Nuovo Pignone vide la luce anche lo stabilimento di Porto Salvo di Vibo Valentia. Con questa specializzazione, che tuttora resiste, nacque la produzione strategica dell’Eni di Mattei, che si espanse grazie ai contatti (stimolati dall’azione di La Pira) con i paesi arabi.
La passione politica, dunque, è un donarsi se si esprime come valore della gratuità, poiché nasce proprio dall’impegno per la carità, attraverso cui si concreta in modo efficace il principio del bene.

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