Slancio appassionato e partecipazione attiva: la Marcia non conosce soste

Una sollecitudine senza soluzione di continuità che, immediatamente, mette a disposizione della città, energie sane e vive

Intanto lei procede nella marcia, intanto loro procedono con identico slancio: i soggetti sono Angela Marcianò ed i suoi sostenitori che lacchè e doppiogiochisti immaginavano in rotta, in ritirata, mentre sono lì, non a giocare in difesa, ma ad avanzare rapidamente e uniti.

L’obiettivo, nella sua autenticità, è sconvolgente per i vuoti equilibri della gretta vita pubblica reggina: fare politica, niente di più e niente di meno. Spendersi con passione per il bene comune: alle orecchie di tanti queste parole suonano come frasi fatte, pur essendo l’essenza stessa dell’impegno civico. E allora, liberi dalla schiavitù di sovrastrutture ideologiche, si sono riuniti, pronti via, ben prima del ballottaggio che deciderà il nuovo sindaco di Reggio Calabria, presso la libreria Culture, nel cuore della città. L’annuncio è arrivato dalla stessa leader con un post su Facebook. A dettare la linea, in questa nuova forza politica, sono emozioni sincere e sentimenti forti. Se così non fosse stato, si sarebbe rivelato impossibile riunire decine e decine di persone in un incontro che niente aveva a che fare con la campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale finalmente giunta all’epilogo. No, in quella sala non saliva al naso il tanfo del trasformismo conformista, ma si respirava a pieni polmoni l’ossigeno della schiettezza che si alimenta di un’aspettativa di partecipazione attiva impossibile, purtroppo, da vivere altrove. Senza scadere nella demagogia, ma rimanendo fedeli ai fatti: è oggettivo che i luoghi fisici in cui guardarsi negli occhi, ascoltarsi reciprocamente e confrontare le proprie visioni siano ormai inesistenti, fatte salve un paio di debite e lodevoli eccezioni, tutte rigorosamente all’esterno del perimetro asfissiante dei partiti, crogiolo di interessi personalistici e, tutt’al più, di gruppetti clientelari. Intuizione e tempismo della professoressa universitaria, oltre che ben ponderati sul piano pratico (contribuendo a mantenere tesa la corda dell’attenzione emotiva) sono stati importanti a livello simbolico: non aspettare l’esito della sfida tra il niente e il nulla, infatti, continua a porre la giovane giuslavorista dell’Università di Messina e i suoi “Marciatori” nello spazio riservato ad una alternativa intransigente rispetto a questo centrodestra ed a questo centrosinistra, due arterie malate che partono entrambe dal cuore dello stesso sistema malato. A dispetto di quanto pensavano i denigratori che continuano, anche in queste ore a tenersi ben strette le loro ossessioni, non solo non si è assistito ad alcuna evaporazione di un fenomeno immaginato come evanescente, ma la concretezza fulminea delle tappe ha già spezzato l’attesa, ricacciando indietro errori del passato e timidezze nei confronti del futuro. Ad imperare è un presente organizzato che poggia su una struttura ordinata, su una sede, su una Giunta “ombra” che, radunando le migliori intelligenze per ogni settore di competenza, lavorerà a stretto contatto con Angela Marcianò, componendo un’orchestra che metterà a tacere voci provenienti da altre ere geologiche bramose di trovare una via d’uscita dal tunnel triste e buio del dimenticatoio. Una sollecitudine senza soluzione di continuità che, immediatamente, mette a disposizione della città, energie sane e vive. Una conformazione che si avvale anche di delegati di quartiere disposti a sporcarsi le mani raccogliendo dalla melma della malapolitica tutte quelle richieste scaturenti dal basso alle quali togliere lo sporco dello sconforto per portarle alla luce della considerazione generale. Solo in una organizzazione orizzontale, come quella a cui ha dato vita la docente universitaria, è possibile che la voce di ciascuno abbia pari dignità: la via più breve per rendere tangibile quella partecipazione attiva in assenza della quale la democrazia è una finzione scenica apparecchiata per ingrassare oligarchie portatrici di interessi “particolari” e particolaristici. Una formazione in cui a recitare ruoli da protagonisti saranno persone normali, che non vanno a caccia di visibilità né di favori, ma solo di un desiderio troppo a lungo represso: quello di concorrere al progresso di una città da troppi, autoctoni e forestieri, e troppo tempo sottomessa. Guardando con malcelato raccapriccio lo spettacolo di due debolezze, centrodestra e centrosinistra, che si reggono reciprocamente l’una con l’altra, è impossibile non distogliere lo sguardo per volgerlo verso due forze unite che si percepiscono in perfetta consonanza: una leadership stimata e un popolo partecipe, il mix più potente per restituire certezze e ottimismo alla comunità reggina.




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