Silenzi e lacrime per l’ultimo saluto ad Andrea Minasi, ma dai suoi organi rinasce la speranza per sette persone

Ventitrè anni, una passione sconfinata per la musica, una compostezza caratteriale d’altri tempi, la gioia di programmare e realizzare, fattezze e movenze di eleganza unica. Tutto finito a ventitré anni sulle strisce pedonali a Vibo Valentia, dopo giorni di sofferenza. Tutto o quasi, perché lo spirito di Andrea Minasi c’è e ci sarà sempre. 

Serra San Bruno aspettava il suo ritorno, ma non così. Per un altro saluto, non per l’ultimo. Le persone che l’hanno conosciuta, apprezzata, ammirata, amata sono tutte in piazza monsignor Barillari per racchiudere in una lacrima o in un groppo in gola sentimenti ed emozioni indescrivibili, incommentabili. C’è anche chi non l’ha mai conosciuta, eppure non è mancato. I ricordi nati tra i banchi di scuola o nel mezzo di una conversazione si accendono in uno strano pomeriggio d’agosto che tutti avrebbero voluto raccontare in un altro modo.

E invece le serrande abbassate e la bandiera tricolore a mezz’asta riportano alla realtà. Un cielo incerto rende ancor più cupa l’atmosfera.

La chiesa Matrice – la più grande della città – non può contenere la folla, nè lo può fare la piazza. I cordoni laterali dei Carabinieri attendono ed accolgono il corteo funebre. All’ingresso, commossi, ci sono i sindaci di Serra San Bruno (Alfredo Barillari), Vibo Valentia (Enzo Romeo) e Santa Caterina dello Jonio (Francesco Severino).

La Santa Messa, officiata da don Nicola Ierardi, scorre lenta tra visi increduli, che si pongono una domanda senza risposta: “perché?”. “Bisogna affidarci – viene spiegato nell’omelia – alla presenza del Signore risorto. La morte non ha l’ultima parola, l’ultima parola appartiene a Dio. La morte di Andrea ci ricorda quanto la vita sia preziosa e fragile. Al termine, parenti e amici condividono qualche riflessione, esprimono la loro tristezza, promettono che il ricordo rimarrà indelebile. Sottolineano che grazie agli organi di Andrea altre sette persone hanno potuto ritrovare la speranza. Lo sguardo di tutti si focalizza su quella bara bianca che si dirige verso l’uscita, per poi trovare posto al cimitero, nella cappella di famiglia. Palloncini bianchi disposti a forma di coroncina volano verso l’alto, disperdendosi nel vuoto. “Ciao, Andrea” è il grido di una ragazza che squarcia il silenzio. Uno scrosciante applauso fa il resto, mentre i visi continuano a bagnarsi. Il pensiero di tutti è per Andrea, ma anche per la sua famiglia, straziata da un dolore devastante che sarà conservato per sempre nel cuore.

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