Sgominato dalla Polizia un vasto giro di prostituzione sul web

Favoreggiamento e sfruttamento aggravato della prostituzione i reati contestati agli indagati

All’alba di oggi, al culmine di articolate indagini, la Squadra Mobile della Questura di Cosenza, con il supporto del Reparto Prevenzione Crimine “Calabria Settentrionale”, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale emessa il 28 dicembre dal Giudice delle Indagini Preliminari presso il locale Tribunale, su richiesta della Procura della Repubblica di Cosenza, a carico di sette persone ritenute responsabili, a vario titolo, di favoreggiamento e sfruttamento aggravato della prostituzione.

Per quattro di loro il Giudice delle Indagini Preliminari ha disposto l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari, mentre per gli altri tre la misura dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.
In particolare, le investigazioni, avviate nel maggio 2017 e poi sviluppatesi con ampio ricorso di presìdi tecnologici, hanno consentito, secondo gli inquirenti, di delineare quella che ormai è la modalità di offerta del meretricio a pagamento, ovvero la prestazione sessuale a pagamento offerta tramite siti web, mediante annunci di carattere erotico o pornografico – dai provider suddivisi per provincia di inserzione – che propongono incontri sessuali concordabili prettamente mediante utenze telefoniche cellulari per poi essere consumati presso appartamenti “locati” dagli inserzionisti.
Le fotografie ed i testi contenuti negli annunci risultano essere espliciti poiché i protagonisti mettono in evidenza i corpi nudi e soprattutto le parti intime.
In genere l’inserzionista durante il contatto telefonico indica all’interlocutore il posto dove raggiungerlo, che nell’annuncio è solo genericamente indicato, ed il costo della prestazione può variare a seconda delle esigenze del cliente.
Il luogo corrisponde solitamente ad un appartamento nel quale esercitano il meretricio uno o più soggetti.
Tali modalità organizzative hanno quindi evidentemente comportato il proliferare di figure che compiono un’attività che può essere definita “servente” e che ha come scopo ultimo quello di agevolare in tutto e per tutto la buona riuscita degli incontri tra clienti e prostitute.
Di contro, i favoreggiatori traggono un cospicuo vantaggio economico con la consapevolezza che i proventi ottenuti derivano dall’altrui meretricio.
L’attività più remunerativa e più importante è sicuramente quella di reperire le abitazioni in cui ospitare gli individui dediti alla prostituzione. I proprietari degli alloggi, com’è stato riscontrato in questa indagine, non sempre sono a conoscenza di ciò che avviene all’interno di quelle mura e questo è dovuto al fatto che i medesimi locatori abitano a diversi chilometri di distanza dal luogo in cui, per investimento finanziario, hanno deciso di acquistare gli immobili.
In alcuni casi, per gli appartamenti dati in locazione vi è un regolare contratto di affitto registrato presso l’Agenzia delle Entrate, talvolta da parte dell’agenzia immobiliare che ne ha curato la stipula ovvero direttamente dal padrone dell’appartamento.
Gli “affittuari ufficiali”, invece, sono dei prestanome quasi sempre di nazionalità extracomunitaria, anche loro dediti al commercio sessuale che generalmente si spostano con cadenza settimanale di città in città.
Le strutture abitative in esame, quindi, sono ad uso di donne che chiedono di “lavorare” per un determinato periodo in quella precisa località pagando la somma pro capite di 50 euro al giorno a colui che gestisce tali dimore.
La complessa attività investigativa, svolta tramite intercettazioni telefoniche e attività di videosorveglianza, e le fonti di prova acquisite, hanno cristallizzato, a giudizio degli stessi titolari dell’indagine, la sussistenza della gravità indiziaria in ordine all’ipotesi di reato di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.
Le indagini hanno dimostrato che, a partire dal luglio 2015 con condotta in atto, gli indagati avrebbero favorito e sfruttato, anche in tempi diversi, numerose persone dedite alla prostituzione prevalentemente di origine straniera (perlopiù sudamericana o rumena), attraverso la sistematica collocazione delle meretrici in appartamenti ubicati a Rende, nel Cosentino, nelle disponibilità degli indagati.
Uno dei soggetti destinatari di misura cautelare – secondo le indagini – fungeva, dietro compenso, da “tassista tuttofare” delle prostitute, accompagnandole presso i luoghi nei quali hanno esercitato il meretricio, e giacché si adoperava per fornire loro oggetti necessari alla consumazione dei rapporti sessuali a pagamento.
Una donna, oltre ad esercitare ella stessa il meretricio, si sarebbe attivata nel reclutamento di altre donne da avviare alla prostituzione.
Sempre secondo le indagini, nell’ottobre 2017 altri indagati avrebbero favorito la prostituzione di donne rumene alla quale un altro indagato aveva locato un appartamento ubicato a Rende.

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