Serrese, la società pronta a gettare la spugna: “Ultimo appello, poi c’è la fine”

Potrebbero essere gli ultimi gemiti quelli che la società che mantiene in vita la Serrese affida ad un amarissimo comunicato stampa. La squadra rischia di essere cancellata da ogni competizione sportiva, poiché il conto alla rovescia per iscriversi anche alle categorie inferiori alla Prima sta per terminare.

“Questa dirigenza – viene sottolineato nella nota – ha dovuto fare i conti con la realtà anche per l’ennesima stagione sportiva. Da sempre abbiamo sostenuto che questa squadra è un patrimonio comune di un’intera comunità, che attraverso il calcio sognava di crescere e di ambire a vette sempre più alte. I sogni però si infrangono proprio nella realtà di ogni giorno che certamente non doveva finire così, mentre noi non abbiano niente da rimproverarci, anzi abbiamo fatto più del dovuto in tutti questi anni e mai riconosciuto da nessuno: ricordiamo i grandi sforzi per mantenere per 30 anni una squadra di calcio a Serra San Bruno, che in tanti non volevano. Noi non abbiamo mollato, non abbiamo abbassato la testa, abbiamo dimostrato di essere all’altezza di ogni situazione sia nel bene nel che male, non abbiamo né fatto né agito come hanno fatto in tanti. E non certamente per gli interessi della società o della squadra.
L’ambizione, la presunzione, l’invidia: ciò ha animato alcuni personaggi. L’unica cosa che ci hanno insegnato questi signori è che le parole dette rimangono fluttuanti nell’aria, come foglie d’autunno”.
La critica è serrata: “non ci resta che evidenziare lo scarso, per non dire inesistente, interesse da parte di tutti, in primis dell’Amministrazione comunale, lontana dalle esigenze dei cittadini ed incapace di mettere in atto anche le più piccole azioni politiche e amministrative necessarie per lo sviluppo di una comunità attraverso lo sport. Serra San Bruno sta assistendo passivamente ad una vera e propria fase di regressione pazzesca per una città con una storia, che certamente non meritava e non merita questo e che ora si ritrova anche senza una squadra di calcio. Ad ogni stagione sportiva, le porte alle quali abbiamo bussato, sono state tante, ma come sempre tutte sono rimaste inesorabilmente chiuse. Qualcuno direbbe socchiuse, forse, ma una porta, o la spalanchi o la barrichi. Sono sempre le solite scuse, che da anni e anni rimangono e continuano a rimanere scuse, che lasciano il tempo che trovano mentre la realtà rimane e giorno dopo giorno è figlia di un disinteresse generale riscontrato, e proveniente da tutto l’ambiente locale, poco attento agli sforzi compiuti dagli altri e con notevoli sforzi economici”.
La società rileva che “le speranze si infrangono contro un tessuto economico refrattario al sostegno di iniziative che riguardano la città. Inoltre, lo stadio a tutt’oggi è inagibile, e se anche la Serrese venisse iscritta, si dovrebbe trovare un campo sportivo alternativo e certamente fuori del Comune di Serra San Bruno. Il campo sportivo non è omologato per i danni subiti, lasciato libero ed in mano ai soliti vandali. Lo stadio ‘La Quercia’, cioè l’ex ‘La Quercia’, è ridotto ad un campo di battaglia, è stato da sempre di libero accesso a tutti e lasciato all’incuria di chi si doveva preoccupare del bene comune. Hanno pensano bene ad affiancare allo stesso quello che rappresenta lo sport a Serra San Bruno: una discarica. Una struttura che per noi – e da sempre – ha significato moltiplicare le spese di gestione per la squadra sia le spese di manutenzione dello stesso e soprattutto siamo stati messi sempre nelle condizioni di non usufruire di una struttura che fosse adeguata sia per gli allenamenti che per le gare da disputare. Certamente – viene specificato – nessuno si è sognato di contribuire economicamente, perché la bocca è grande e la tasca piccolina. Parlare dello sport è quindi parlare di vita quotidiana e di cultura. Lo sport è, insomma, una famiglia di attività, segni e pratiche che tessono le relazioni fra chi lo pratica e chi vi assiste. Parlare dello sport è di conseguenza parlare di vita quotidiana e di cultura giornaliera che a Serra non è mai esistita. In tutti questi anni si sono verificate delle situazioni tali che siamo arrivati al punto di non ritorno: non sussistono positive condizioni economiche, il riscontro è deficitario, così come la disponibilità di collaborazione attiva. Ricordiamoci, inoltre, di molti comportamenti del passato: in tanti cercavano di evitare di pagare il biglietto o si presentavano con pochi spiccioli. Queste cose non fanno crescere lo sport, che invece si nutre di rispetto e sostegno da parte di tutti. E ancora: le critiche, gli scontro verbali, le diffamazioni dagli spalti nei confronti di dirigenti, giocatori componenti della squadra. I comportamenti dei giocatori locali, di quelli non locali, le difficoltà relative ad un vivaio sempre più latitante. E poi lo scarso spirito di abnegazione dei ragazzi, le pressione continue e la scarsa vicinanza dimostrata dai genitori. Serra San Bruno era ed è una città di lunga tradizione calcistica, che sino a pochi anni fa poteva vantare una propria squadra nei Campionati dilettanteschi. Ma oggi, purtroppo, di tutto questo rimangono solo bellissimi ricordi”. Ma la fiammella di speranza non è del tutto spenta: “una possibilità remota è rimasta, ed è quella di ripartire da una categoria inferiore, ma come? Dimostrando di voler cambiare tutto il sistema calcistico serrese. Innanzitutto l’Amministrazione comunale che dovrebbe fare tesoro delle azioni delle altre Amministrazioni che hanno a cuore la sorte dello sport e della propria cittadina. Che stanno vicine alle società, che collaborano, contribuiscono adeguatamente ed economicamente, affidano delle strutture calcistiche adeguate, creano una forma di aggregazione sociale per i ragazzi di tutto il comprensorio. Attraverso lo sport si forma il beneficio immediato in termini di arrivi e presenze e di ricavi per le attività commerciali; grazie allo sport c’è un incremento della visibilità del territorio e la possibilità di far conoscere l’offerta turistica, correlando il turismo prettamente sportivo a quello culturale, artistico, enogastronomico.
Il popolo sportivo serrese, gli operatori economici, i tifosi devono cambiare mentalità e dare il loro apporto per costruire una società solida e per cercare di portare la nostra cittadina nel calcio che conta, cambiare abitudine e cercare insieme di costruire e non distruggere, eliminare quella rivalità che certamente non porta benefici a nessuno. C’è ancora – è la conclusione – un minimo arco di tempo per non far morire il calcio a Serra: ci aspettiamo che il nostro appello non cada nel vuoto”.

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