Serre, spunti e riflessioni nel convegno “Centri storici delle Serre Calabre, tra abbandono, restanza e rinascita”

Hanno letteralmente affascinato il pubblico i relatori al convegno “Centri storici delle Serre Calabre, tra abbandono, restanza e rinascita” che si è tenuto venerdì scorso nella Sala Chimirri a Serra San Bruno, organizzato dall’associazione “IncrociaMenti”.

Dopo i saluti, in verità dei veri e propri contributi al dibattito, degli autorevoli intervenuti, a iniziare dal sindaco di Serra, Alfredo Barillari, al presidente regionale del CAI, Giuseppe Greco, al console del TCI di Catanzaro, Felice Foresta, e al presidente del Gal “Terre vibonesi”, Vitaliano Papillo, infatti, Francesco Cuteri e Chiara Giordano non hanno esitato a prendere di petto le domande a volte argute e a volte “provocatorie” poste dal presidente del sodalizio organizzatore, Maurizio Manno, per l’occasione anche moderatore dell’evento. 

L’ analisi emersa è stata cruda, partendo dall’aver rappresentato una fotografia impietosa, a tratti spietata, delle criticità presenti nelle zone di montagna che a macchia di leopardo coinvolgo la Calabria e l’intero Mezzoggiorno, di cui oggi il crescente spopolamento è testimonianza, fino a intravedere prospettive di “desertificazione antropica” in una parte considerevole dei territori interessati. Complice la politica e l’assenza di politiche in direzione di un riequilibrio territoriale sostenibile. 

Questo lo scenario, rappresentato in special modo dal docente universitario e archeologo di fama internazionale, Francesco Cuteri, che, tuttavia, nell’epilogo del suo apprezzato e a volte toccante intervento ha riacceso nell’animo dei presenti la fiammella della speranza per una possibile rinascita, condizionata però dalla capacità collettiva a conservare, con rigore etico e legale, le ricchezze ambientali, artistiche, culturali di cui dispongono i nostri territori. 

Forse la “restanza” del professor Teti – assente all’iniziativa per imprevisti di cui si è scusato con gli organizzatori – da cui hanno preso le mosse tutti gli oratori, ha un senso e un significato che va oltre il successo del neologismo (recepito anche dall’Accademia della Crusca), solo se il contesto sarà quello costruttivo appena descritto ed emerso   

dal confronto di cui si è parlato. Nessuno ha la ricetta per la rinascita ma gli elementi per lavorare in quella direzione ci sono tutti. Dipenderà se sapremo farne un uso efficace, sostenibile e soprattutto proiettato alle generazioni future. 

Con una perfetta integrazione, l’intervento della pianista e manager della cultura, Chiara Giordano, ha poi spaziato su temi di alto profilo, quasi filosofici, sul ruolo dell’arte e della cultura nelle prospettive di sviluppo dei siti archeologici e di rinascita dei borghi abbandonati o semiabbandonati.

L’evento, andato ben oltre i tempi previsti, si è concluso con un saggio di buona musica a cura degli Amici del Var, un gruppo di Badolato-Serra San Bruno-Santa Caterina che si sono esibiti con canzoni dai gusti raffinati e all’altezza dei temi trattati. Una serata davvero interessante e di alto profilo, che “IncrociaMenti” ha promesso di riprendere.

Contenuti correlati