Serre, lettera aperta di Lagrotteria a Longo: “L’assenza di posti di Dialisi è l’emblema di un processo di decadenza e degrado”

“A dispetto di promesse, buone intenzioni, propositi di cambiamento ed annunci talvolta azzardati, susseguitisi negli anni, in Calabria lo stato della Sanità non migliora, anzi si registrano severe criticità, teoricamente risolvibili con semplici azioni, che si incancreniscono alimentando la sfiducia nel sistema e la convinzione che per questa terra non ci sia futuro. I calabresi non possono accettare supinamente questa prospettiva di decadenza e degrado e continueranno a denunciare ciò che non va rimanendo, nello stesso tempo, disponibili a fornire il loro apporto per gli interventi che potranno essere posti in essere”.

Con questa premessa, il già vicesindaco Walter Lagrotteria fa cominciare la lettera aperta per il commissario alla Sanità Guido Longo, in cui richiede maggiore attenzione per un’area svantaggiata – quella delle zone interne del Vibonese – facendo riferimento a situazioni specifiche e spiegando gli effetti nefasti moltiplicativi della carenza di servizi. 

“La tendenza degli ultimi due decenni – sostiene – è quella di procedere con una fredda spoliazione, spesso attuata partendo da circostanze contingenti utilizzate a mo’ di pretesto, in tutti i settori, impoverendo il territorio e spingendo la popolazione a trasferirsi nelle zone più dotate di servizi e di occasioni di lavoro. In particolare, il Piano di rientro ha ridotto notevolmente i servizi sanitari rendendo le aree montane sempre più marginali e inappetibili. È stato un cinico percorso di ingiustizia sociale che ha generato un ulteriore impoverimento di risorse umane e finanziarie”.

Lagrotteria entra nello specifico e fa riferimento a “tantissime le situazioni quasi paradossali che si verificano assumendo i contorni della beffa”. Ad esempio, “l’impossibilità di garantire posti di Dialisi per chi vorrebbe stabilirsi, almeno nel periodo estivo, nelle Serre vibonesi – spiega – costituisce una barriera insormontabile e trasmette un messaggio di incapacità organizzativa e di assenza di prestazioni che lede, ancora una volta, la già compromessa immagine della Calabria. E pensare che basterebbero poche assunzioni per dare una risposta, un segnale di presenza dello Stato e della volontà di invertire la rotta. Invece, prevalgono un disinteresse e una sensazione di vaghezza che porta l’agonia ad acuirsi. Non è certo demerito degli operatori sanitari che con mirabile abnegazione si spendono per garantire prestazioni all’altezza nonostante la carenza dì strumentazione e carichi di lavoro impressionanti”. Il passo successivo è l’individuazione delle responsabilità: “è semmai un’impostazione dirigenziale svogliata e anonima, abbinata ad un controllo politico pressappochista, che non consente di rendersi realmente conto delle bisogni, delle difficoltà e della necessità di intervenire per correggere storture e squilibri. Sembra mancare, in questo senso, un sistema di supervisione atto a prevenire il lassismo e l’inefficienza e a consentire un meccanismo di rimozione delle cause di ritardi e di rivitalizzazione di servizi oggi mancanti o inadeguati”.

Ad avviso dell’esponente di “Per Serra insieme”, “il caso della Dialisi è emblematico delle negative ripercussioni economiche perché priva di possibili entrate le attività presenti sul territorio che devono fare i conti con un minor bacino d’utenza. S’innesca così – argomenta – una spirale perversa per cui a una minor affluenza conseguono minori entrate che a loro volta fanno derivare minori occasioni di lavoro. Il tutto senza contare le privazioni affettive imposte dai mancati ricongiungimenti familiari. Come è facile notare, si tratta di uno stato di cose inaccettabile e non degno di un Paese che voglia definirsi civile. Riprova di ciò è quanto illustrato dalla stampa riguardo addirittura l’indisponibilità di barelle e di medici sulle ambulanza”.

La conclusione è carica di voglia di rivalsa: “Tutelare la salute dovrebbe essere una priorità per le Istituzioni e per chi le rappresenta, ma sembrano prevalere visioni di corto respiro e scelte dettate dalla sufficienza e dall’insensibilità verso la comunità. Di sicuro i calabresi non accetteranno in maniera supina le pratiche di colonizzazione che impongono dipendenza e impediscono lo sviluppo e si batteranno per far valere i loro diritti. Serve una svolta, qui ed ora, senza accampare pretesti di equilibri di bilancio: la gente ha diritto di vivere e di scegliere e non di subire”.

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