Serra. Tirocinanti fra caos e proteste: saltano i pagamenti, attività sospese al Parco. Al Comune lavori ripresi dopo l’intervento del sindaco

È ormai agli sgoccioli la pazienza dei 20 tirocinanti in servizio presso il Comune di Serra San Bruno che da circa 4 mesi prestano il loro servizio con diligenza divenendo fondamentali per l’esplicazione di attività che altrimenti non sarebbero state realizzate. I lavoratori, selezionati fra i percettori della mobilità in deroga, ad oggi non hanno percepito alcuna spettanza nonostante abbiano sempre svolto con puntualità il loro compito. La loro rabbia è divenuta proporzionale alle difficoltà incontrate: la mancata erogazione di quanto dovuto ha creato un clima di tensione, se non di esasperazione, che comincia a tradursi in atti di aperta protesta. Stamattina, dopo una serie di riunioni, hanno avviato uno sciopero di due ore, interrotto solo a seguito dell’intervento del sindaco Luigi Tassone che li ha nuovamente incontrati ascoltando le loro ragioni. Il primo cittadino, che si è schierato al loro fianco, si è impegnato a richiedere un incontro in Regione, segnatamente all’Assessorato al Lavoro ed alle Politiche sociali, per approfondire i motivi dei ritardi ed i lavoratori hanno così sospeso lo sciopero in attesa delle risultanze dell’interlocuzione: in caso di risposte non soddisfacenti la loro protesta riprenderà.

La situazione si va intanto complicando per i 37 tirocinanti impiegati, da 3 mesi, presso il Parco delle Serre: oggi, pur presenti sul posti di lavoro, hanno interrotto ogni tipo di prestazione. Le notizie che hanno appreso non sarebbero infatti incoraggianti: secondo quanto è stato riferito loro i problemi potrebbero protrarsi per mesi ed i pagamenti si sbloccherebbero solo a gennaio o febbraio. Per venerdì si sta organizzando una manifestazione davanti alla Cittadella regionale: in quella sede, i lavoratori sfogheranno tutto il loro malessere. Della burocrazia, delle promesse e della politica poco importa a chi a casa ha moglie e figli da mantenere. E il disagio non sembra più controllabile. Ma questo, per chi è seduto su una calda poltrona e ha un posto fisso ben retribuito, non pare essere una priorità.

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