Serra, riflessioni filosofiche con “L’umano in bilico” di Luigi Vavalà

Si è svolta, nei locali della parrocchia di San Biagio, su impulso dell’associazione “Incrociamenti”, la presentazione del libro “L’umano in bilico”, scritto dal professor Luigi Vavalà, serrese formatosi a Pisa negli anni Ottanta, con alle spalle oltre 40 anni di insegnamento della filosofia.

Alla manifestazione hanno preso parte figure di rilievo della cultura calabrese e nazionale: lo storico Piero Bevilacqua, il professor Armando Vitale, per molti anni preside del liceo “Galluppi” di Catanzaro, il professor Gregorio De Paola, studioso normalista e stimato traduttore, e infine l’ambasciatore Giuseppe Calvetta, appassionato cultore di storia della musica, a cui ha dedicato gli ultimi suoi libri.

Dopo l’introduzione del presidente di “Incrociamenti”, Domenico Dominelli, che ha ricordato l’infanzia vissuta insieme all’autore, ciascuno degli intervenuti ha sottolineato particolari aspetti del libro di Vavalà, che, attraverso il “dialogo” con quattro autori dell’età moderna e contemporanea (Giordano Bruno, Leon Battista Alberti, Giacomo Leopardi e Friedrich Nietzsche), ha cercato di individuare le condizioni che possono aiutare l’uomo, anche quello contemporaneo, ad accettare la propria fragile condizione in natura, abbandonando pretese di superiorità antropocentrica e di dominio sulla natura stessa.

Proprio sulla critica all’antropocentrismo, presente in Alberti e Leopardi, si è soffermato il professor Bevilacqua, che ha ripreso la citazione del “Dialogo del folletto e dello gnomo”, stupiti del fatto che il mondo continui ad esistere e gli astri a girare, nonostante la mancanza degli uomini, scomparsi a causa della loro stoltezza.

Il professor De Paola ha messo in luce le radici serresi e pisane dell’autore, che ne hanno condizionato la ricerca culturale e le riflessioni: dalla frequentazione della biblioteca della Certosa, guidato da padre Basilio, agli studi compiuti a Pisa negli anni in cui hanno insegnato figure eminenti della cultura filosofica italiana come Eugenio Garin e Nicola Badaloni.

Il professor Vitale ha avuto il merito di individuare nel giovane Vavalà le potenzialità di attento lettore critico e di indirizzarlo negli studi, specie quelli leopardiani.

L’ambasciatore Calvetta si è poi soffermato sulla figura di Nietzsche, in particolare sul suo tormentato rapporto con il compositore Wagner, rilevandone le ambivalenze. Ha riconosciuto all’autore l’originalità della ricerca e lo ha invitato a proseguire nei suoi studi. In conclusione l’autore ha confermato la praticabilità di vie, pur strette, per arginare le stoltezze umane. Ottima la partecipazione del pubblico, nonostante le elevate temperature agostane.

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