Serra, “lu coccalu” e la festa di Halloween: tra tradizione e speculazione commerciale

La parola: “Halloween” probabilmente deriva da “Allhallows” che nell’idioma anglosassone ha il significato di “Ognissanti”. “Halloween” è conosciuta come una festività anglosassone che si celebra la notte del 31 ottobre. È una festa che appartiene alle ricorrenze celtiche e che in seguito, negli Stati Uniti, si è trasformata in una festività che ha sconfinato nel macabro, saturo di streghe, fantasmi, diavoli. Questa metamorfosi è dovuta e alimentata alla speculazione commerciale che la caratterizza.

Nella notte di Halloween, zucche vuote trasformate in teschi illuminati, portati per gioco da giovanetti travestiti da scheletri, streghe, spettri e diavoletti rappresentano il simbolo della festa ormai conosciuta come una tradizione americana ereditata dall’Inghilterra attraverso un complesso percorso, oltre che geografico, anche religioso e culturale.
Una festa al di là del culto dei santi, che non ha riferimenti nei defunti e si cala in un’atmosfera di fantasie terrificanti da carnevale macabro.
A questo percorso storico, oggi, si associa una realtà che sta ampliando il gusto dell’orrido minacciando le vecchie tradizioni religiose. I negozi, ad ogni fine di ottobre, si riempiono di gadget: maschere, zucche svuotate ed illuminate, dolciumi e manca solo che anche in Italia, come è d’uso in America, i bambini che chiedono dolci o spiccioli in regalo pronuncino l’allegro ricatto: “Trick or treat?”, “Dolcetto o scherzetto”, facendo sapere, al malcapitato poco generoso che avrebbe, in caso di rifiuto, ricevuto una lezione.
Tutto questo è quanto di solito si dice di questa festa-ricorenza-tradizione, ma… colpo di scena, leggete quanto è riportato su Wikipedia alla voce “Serra San Bruno”:
<<l’antropologo Luigi Maria Lombardi Satriani, nel suo libro “Il Ponte Di San Giacomo” in cui analizza il mondo del luogo contadino dove si rifugia e si affronta la morte, in un capitolo ipotizza che la festa degli orrori statunitense chiamata “Halloween”, famosissima in tutto il mondo, sia nata in Italia a Serra San Bruno. L’usanza di svuotare una zucca, ricavarne tratti di un viso umano e porvi dentro una candela risalirebbe quindi alla migrazione delle popolazioni meridionali in America che avrebbero portato con loro e continuato a praticare una tradizione dal significato antropologico ben preciso, ovvero stabilire un contatto con i propri cari defunti. In Italia e in Calabria Halloween sarebbe, dunque, una “festa di ritorno”. Una tradizione esportata e rientrata nel Bel Paese con nuove usanze e nuovi riti. I gruppi di bambini che fanno il giro del paese con la zucca chiedendo un’offerta sarebbero la versione più antica e popolare del “dolcetto o scherzetto”. Proprio come i loro coetanei americani. I bambini di Serra, infatti, bussano alle porte o più semplicemente fermano la gente per strada chiedendo: “Mi lu pagati lu coccalu?” (Mi pagate il teschio di morto?).”
[da una ricerca di Girolamo Onda]

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