Serra. “Insieme contro la mafia”: Simona Dalla Chiesa sprona i giovani a lottare uniti

Conoscere il passato, trarre insegnamento dalle nobili azioni di uomini che si sono battuti in maniera eroica, diffondere il senso delle istituzioni e del dovere. Sono stati questi i capisaldi della presentazione del libro di Simona Dalla Chiesa “Un papà con gli alamari” promossa nell’ambito delle attività invernali di “Serreinfestival”.
Ad aprire i lavori è stato il deputato Bruno Censore, presidente dell’associazione “Condivisioni” che ha ringraziato le Forze dell’ordine e la Magistratura “per la lotta condotta attraverso tecniche di cui le mafie hanno paura”. “La mafia – ha spiegato Censore – agisce per il profitto e va colpita nel patrimonio. I mafiosi vanno isolati e combattuti culturalmente. Bisogna liberarsi di questa palla al piede che ostacola lo sviluppo”. Dopo il saluto del sindaco di Serra San Bruno, Luigi Tassone, che ha auspicato che “i valori di cui il generale Dalla Chiesa è stato portatore siano da esempio per tutti”, il direttore artistico di “Serreinfestival” Armando Vitale ha sottolineato la valenza di “un appuntamento speciale” quale è il dibattito su “un libro di una donna che ha vissuto un’esperienza di vita drammatica”. “Nel volume – ha chiarito Vitale – vi sono ricordi privati e riflessioni pubbliche, è evidente la profondità di vedute e la facilità di scrittura. Emerge un quadro in cui c’è una famiglia retta da una figura carismatica che si è schierata dalla parte del bene e che ha costruito un gruppo di lavoro specializzato contro il terrorismo. Dalla Chiesa ha lasciato un messaggio importante: non bastano le buone leggi, ma ci vuole una forte azione della società civile”. All’avvertimento del presidente della Provincia di Vibo Andrea Niglia, che ha invitato a “non perdere la fiducia nelle istituzioni e nella politica” hanno fatto seguito gli interventi dei dirigenti scolastici Caterina Calabrese (“Abbiamo il dovere di far conoscere ai nostri ragazzi la storia del Paese”), Tonino Ceravolo (“Libro intenso e commovente che provoca il classico nodo alla gola e che contiene la rivoluzione culturale di Dalla Chiesa: entrare nelle scuole per spezzare la solitudine imposta dalla politica e l’ostilità della società”), Carlo Pugliese (“La guerra alle mafie la dobbiamo fare tutti”) e Raffaele Suppa (“È importante il ruolo della famiglia nei processi educativi e la lotta alla mafia comincia con il rispetto delle regole a scuola”). Appassionate le riflessioni del prefetto di Vibo Valentia, Guido Longo, che ha insistito sul concetto secondo cui “la credibilità passa dalla gestione degli istituti scolastici e dalla buona amministrazione delle istituzioni locali” non dimenticando però “le situazioni economiche deficitarie che impediscono la corretta gestione degli enti territoriali”. Il titolare dell’Ufficio territoriale del Governo ha ricordato la Palermo dei tempi di Dalla Chiesa: “Cosa Nostra faceva quello che voleva perché aveva agganci politici a livello regionale e nazionale, godeva di impunità. C’erano magistrati che sono stati uccisi e altri magistrati che (il magistrato, ndr) non lo facevano. La situazione politica non favoriva la guerra alla mafia. Il generale Dalla Chiesa è stato mandato da solo in un contesto che lo rifiutava a priori. Sapeva a cosa andava incontro, ma accettò di dare la propria vita e la sua morte non è stata vana. Oggi le cose sono cambiate, sono stati fatti passi da gigante, anche se la mafia non è stata del tutto sconfitta. È stato creato il sistema di protezione, sono state agevolate le confessioni, sono state create Dia e Dna, esistono banche dati nazionali. Resta tanto da fare – ha ribadito – per vincere la guerra mancano ancora molte battaglie”. Toccante il ricordo di Simona Dalla Chiesa: “il desiderio di papà era quello di vedere l’impegno dei giovani contro la mafia. Parlare con i giovani, che non devono mai abbassare la testa con nessuno, era la sua priorità, perché in tutte le scuole del sud come del nord ci possono essere i tentacoli della mafia”. Emblematico, al riguardo, l’episodio della richiesta di una visita pubblicata sulle colonne di un giornale dagli studenti e rivolta a Dalla Chiesa, dopo che sindaco di Palermo e presidente di regione avevano rifiutato di incontrarlo. E proprio la volontà di “ascoltare l’idea che i giovani avevano della mafia” è stata la caratteristica principale di un uomo che ha lasciato una traccia indelebile nella memoria nazionale.

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