Serra, il priore della Certosa ammonisce: “Continuiamo la nostra missione lontano da ogni perfidia. Vogliamo rimanere in questo monastero”

Cresce l’attesa a Serra San Bruno per la festa del Santo Patrono che quest’anno sarà vissuta in maniera assai particolare a causa delle disposizioni anti-Covid. Ad indicare le rigide modalità di celebrazione dell’evento è direttamente il priore della Certosa dom Ignazio Iannizzotto che coglie l’occasione per spiegare le severe linee d’azione della vita monastica, ma anche per lanciare qualche considerazione su chi occorre soffermarsi.

In una lettera rivolta a tutti i fedeli serresi, il priore sostiene che “speravamo che l’andamento della pandemia potesse ridursi, in modo da poter accompagnare solennemente in processione San Bruno, ma dobbiamo rinunciarvi: il busto infatti verrà portato direttamente alla Chiesa Matrice e lì rimarrà per tutta la settimana. Volevamo anche riaprire in quest’occasione le celebrazioni nella Cappella esterna della Certosa, ma anche questo ci è impossibile, perché potremmo accogliervi soltanto una decina di persone”. Don Ignazio Iannizzotto afferma che “in questo momento c’è bisogno di una grande solidarietà e comunione nella preghiera” e che “siamo tutti consapevoli di vivere una situazione difficile perché tante persone mancano del necessario sostegno, sia sul piano umano che su quello spirituale” aggiungendo che “dall’inizio della pandemia, ogni giorno noi monaci continuiamo l’offerta della preghiera per coloro che soffrono e sperano”. Si tratta di una preghiera che “nasce dalla consapevolezza di essere veramente fratelli, noi monaci e voi cittadini di Serra, fratelli perché figli dello stesso Padre: San Bruno. Anche se noi restiamo all’interno del Monastero in clausura, siamo profondamente legati a voi come vostri fratelli e percepiamo il dono dell’affetto che ci date continuamente, ricambiandolo per ciascuno di voi”.

Nell’approssimarsi della solennità del Santo do Colonia, il priore mira ad offrire “conforto e sostegno con la nostra continua preghiera fraterna, chiedendo a tutti voi (fedeli, ndr) di ricordarvi dei monaci certosini nelle vostre quotidiane preghiere”.

I passaggi successivi lasciano molto spazio alle interpretazioni e danno l’impressione che la guida certosina voglia togliersi qualche sassolino dalla scarpa: “da alcuni anni abbiamo iniziato un cammino di riordino spirituale e materiale della nostra Certosa per renderla una vera casa di preghiera, nel silenzio e nella solitudine. Il Signore ha cominciato a premiare i nostri sforzi, mandandoci delle vocazioni di giovani che si sentono chiamati ad offrire la loro vita nella preghiera e che stiamo accogliendo offrendo loro la possibilità di vivere secondo l’insegnamento di San Bruno.

Ringraziamo, quindi, di tutto questo il Signore, ma dobbiamo sempre ricordarci che, quando una comunità monastica comincia a vivere veramente la sua vocazione, il maligno si risveglia e l’attacca con tanti strumenti”. Entrato nella questione senza però specificarla, il priore asserisce che “qualcuno ha detto che la Certosa è un parafulmine, che attira su di sé il male per non farlo cadere sugli altri” e “per questo noi oggi chiediamo la vostra fraterna preghiera e la vostra solidarietà, per continuare la nostra missione lontani da ogni male, non solo dalle prove e dalle tentazioni, ma anche da ogni perfidia, capace solo di procurare male e tristezza a tutti”. La conclusione fa sorgere qualche interrogativo: “il nostro desiderio è di continuare a rimanere in questa Certosa per vivere qui la vocazione del nostro Padre Bruno e per questo vogliamo affidarci al sostegno della vostra preghiera.

Possa il Signore, con l’intercessione di San Bruno, guarire tutti da ogni male, perdonare ogni cattiveria e portare in ogni casa la gioia e la serenità del suo amore. Dio vi benedica!”.

Contenuti correlati