“Adesso non molleremo, la battaglia va condotta fino in fondo perché deve essere trovata una soluzione definitiva. E poi non possiamo andare avanti con pagamenti saltuari, senza una prospettiva”. Adesso che la scintilla è scattata, gli ex Lsu/Lpu in servizio al Comune di Serra San Bruno non hanno intenzione di fermarsi. Dopo il sit-in della scorsa settimana, stamattina si sono ritrovati in piazza Carmelo Tucci per (ri)sfogare il loro malessere e rivendicare i loro “diritti”.
Al loro disagio non è stato posto un argine: il mancato versamento degli stipendi si è riflesso sulle scadenze che questi lavoratori e le loro famiglie dovevano rispettare. Ai sacrifici e alle privazioni ormai sono abituati, ma le bollette scadute mettono pressione, così come le esigenze non soddisfatte dei figli. La voce (da verificare) secondo cui i pagamenti saranno effettuati in autunno desta non poca preoccupazione.
L’approvazione dell’ordine del giorno che impegna il Governo a prevedere nei prossimi provvedimenti (da adottare entro il 31 dicembre) che le Amministrazioni utilizzatrici possano accedere alle risorse previste dall’articolo 1 della legge 296/2006 non è considerata un’azione capace di produrre fatti certi. C’è una diffusa percezione che la politica regionale e nazionale pensi più alle “vacanze” che non ai “problemi”. Da qui la decisione di fare “rumore” finché “non si sveglino le coscienze”. La parola d’ordine è “dignità”, la consapevolezza è che senza un impiego a tempo indeterminato e puntualmente retribuito non ci possa essere una “reale libertà”. Dunque, i lavoratori vanno avanti sapendo che oltre vent’anni di lavoro non possono essere cancellati con un colpo di spugna o con una “guerra di nervi” e che il passare del tempo ha evidenziato il loro ruolo dell’esecuzione dei servizi. La nuova protesta è considerata solo una puntata di una serie che terminerà quando lavoro e stipendi andranno di pari passo.