Serra. Fuoco e fiamme dai dissidenti: “Patto col Nazzareno siglato a Verona, situazione vomitevole”

Hanno ripercorso passaggio dopo passaggio la crisi, manifestando sorpresa ed “amarezza” per il suo decorso. Hanno levato i sassolini dalla scarpa, uno ad uno, facendo toccare con mano la tensione anche attraverso i termini usati. Un mix di sensazioni e sentimenti che hanno toccato il culmine quando Walter Lagrotteria si è emozionato parlando del rapporto con i dipendenti. Insomma una legittima e determinata presa di posizione alla presenza di numerosi sostenitori (in sala anche esponenti di primo piano di “Liberamente”), rovinata solo dalla caduta di stile – unica per volgarità ed ignoranza – di qualche tifoso appartenente all’odierna minoranza poco avvezzo alla pratica democratica.

Ad operare un excursus dei 33 mesi di amministrazione è stata Brunella Albano che ha raccontato i dettagli dalla formazione della squadra alle vicende degli ultimi giorni, passando per “i rimpasti”, “il lavoro in sinergia per dare lustro alla cittadina”, “la richiesta di entrare nel Pd da parte del docente (qualifica usata diverse volte) Censore, che aveva scopi personali”, “i dissapori nel partito dove c’era una sola persona a fare le scelte”. Tante le frecciate ai consiglieri, accusati di non partecipare attivamente alla vita amministrativa e di “non aver avuto il coraggio di esprimere i dissapori a causa dei loro interessi”, al sindaco Luigi Tassone che “con la revoca delle deleghe firmata digitalmente ha dimostrato di essere una persona pavida”, al già deputato, che “da dietro le quinte ha sempre gestito le attività amministrative”.

Rivelazioni circostanziate anche da Valeria Giancotti, che ha rivendicato la sua autonomia da Raffaele Lo Iacono ed ha specificato che “gli incarichi in Giunta sono stati trattati preventivamente e sottoscritti da esponenti delle diverse sensibilità di ‘La Serra rinasce’”. “Siamo stati sempre attenti alla linea politica – ha affermato – ma non c’è mai stato spazio per il confronto. La locale sede del Pd è stata aperta presso un locale di proprietà della mia famiglia. Nel partito provinciale non si poteva intervenire, c’era un cronoprogramma precostituito. I nostri voti servivano a garantire lo status quo di chi si candida alla segreteria regionale. Ho appreso le liste del Pd dalla stampa: non mi riconosco in un partito in cui non c’è né discussione né coerenza e in cui la base non viene coinvolta”. Svelati inoltre alcuni dettagli sulle elezioni provinciali (“il voto è stato frantumato per una strategia voluta”) e sulla mancata concessione della cittadinanza onoraria a Mario Oliverio (“c’è stata una frattura con Censore”). Bacchettato “l’alunno Tassone che può accettare questo, ma io no”, Giancotti ha parlato di “situazione vomitevole” sostenendo che “vigileremo ogni giorno su ciò che accadrà sul Comune” ed ha lanciato ombre su persone facilmente identificabili precisando che “io non lavoro in partecipate della Regione o in strutture”.

Lungo, puntuale, deciso, il racconto di Walter Lagrotteria che ha asserito che “tutto questo non è avvenuto per caso, ma era una cosa preordinata, poi solo anticipata, che magari sarebbe successa il 30 giugno all’atto del rimpasto”. Cruciale la rielaborazione di quello che è stato definito “il Patto col Nazzareno” ovvero “l’incontro avvenuto a Verona fra Censore e Salerno, alla presenza di Tassone, concluso con la visita dei cantieri”. “La storia si ripete” ha aggiunto Lagrotteria che si è scagliato contro quei “consiglieri sedicenti amministratori affetti da sindrome di inferiorità” ed ha ribadito che “abbiamo appoggiato le linee della maggioranza senza prebende”. “Nessuno dovrà mettere il cappello su ciò che stavamo per realizzare – ha sentenziato – e mi riferisco al prolungamento del contratto degli ex lsu e degli ex lavoratori in mobilità, al Psc, alla manutenzione stradale, al rilancio della zona Pip, al nuovo sistema di gestione dei rifiuti, al potenziamento idrico, al piano di gestione del bosco, al bando per i borghi, ai distretti turistici, alla biblioteca comunale, all’aggiornamento della pianta organica ed ai progetti sul sociale”. Duro il commento su Censore, autore di “una ramanzina arruffata, di poco spessore, con poco acume politico”. E ancora: “troppa arroganza e prepotenza. Ci sono stati travisamenti della realtà e bugie da un uomo accecato dalla paura di perdere tutto, che ha un nipote che ha avuto deleghe pesanti”. “Il ricatto – ha affermato con forza Lagrotteria – non ci appartiene per natura. E poi cosa cambia fra il ricatto di 3 consiglieri e quello di un consigliere? Quando Censore parla o allude ad illegalità, deve dirlo pubblicamente altrimenti taccia. Noi non abbiamo mai condizionato l’attività amministrativa. Io non ho figli inseriti in graduatorie, il docente cerchi semmai fra i suoi. I miei figli non hanno fatto domanda per il concorso dei vigili né al Parco”. Quindi una frase pesante: “invito il sindaco, se c’è, a dare un segnale di legalità a sua tutela e a tutela dei consiglieri. Chieda al commissario (dirigente del Commissariato, ndr) di Polizia e al capitano dei Carabinieri di far parte, o di indicare un loro delegato, della Commissione di valutazione dei concorso dei vigili. Questo sì, sarebbe un bel segnale di legalità”. Lagrotteria ha inoltre sostenuto che “sentire Salerno che detta la linea amministrativa a Tassone mi ha fatto venire il magone” ed ha puntualizzato che “sul bilancio valuteremo la proposta del sindaco e della Giunta”.

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