La settimana a cavallo di Ferragosto ha amplificato un aspetto già molto chiaro. Serra San Bruno si riempie (contenuto, per la verità, il numero di presenze quest’anno) quando tornano nella loro terra d’origine gli emigrati. E lo fanno per ritrovare gli affetti familiari più che per godere delle bellezze storiche e paesaggistiche.
Nel resto dell’anno il paese, pardon la città, appare come un “agglomerato vuoto”. L’immagine che più salta agli occhi è quella delle miriadi di cartelli “vendesi”. Per i residenti – in particolar modo per i titolari di attività commerciali – è lapalissiano: a Serra, per 11 mesi all’anno, c’è un pugno scarso di migliaia di anime che si dividono tra chi è stato (diciamo) più fortunato avendo trovato un posto pubblico e chi si barcamena tra una difficoltà e l’altra.
Terminate le superiori gli studenti partono per l’Università: segnale positivo se non fosse che poi non tornano perché qui per loro non c’è uno straccio di lavoro (a parte i “fortunati” di cui sopra) degno di considerazione. Stesso destino per chi, pur non avendo una laurea, intende costruirsi una famiglia senza rischiare di andare incontro a stenti o a vicoli ciechi. Il problema è complesso ed atavico e va oltre le responsabilità delle singole Amministrazioni comunali che si sono alternate: guardandosi attorno, la realtà è anche peggiore. Serve piuttosto un generale ed innovativo progetto di sviluppo che attiri gente, vero motore delle attività.
Le opportunità vanno sfruttate tenendo conto che implicano comunque una sfida in termini di competitività territoriale. Il riferimento è alla Trasversale delle Serre, infrastruttura di collegamento che facilita gli scambi. Il saldo, però, non è necessariamente positivo: anzi, se non si tiene il passo delle località marinare, si apre lo scenario dell’ulteriore svuotamento nei weekend.
Le iniziative volte a promuovere il territorio e la sua cultura sono indispensabili per tenere testa al Soveratese come al Vibonese, un piccolo passo che comunque da solo non può provocare ricadute durature. Vanno invece innestate in un contesto di vivacità sociale ed imprenditoriale.
Ma rendere il territorio (dunque le Serre intese come unità territoriale in un sistema sinergico) attrattivo significa anche mantenere e migliorare i servizi. E su questo fronte (sanità, assistenza, presidi di giustizia e sicurezza) le dinamiche nazionali hanno inferto colpi quasi decisivi. In assenza di cambiamenti epocali, quindi, le prossime generazioni non avranno nemmeno il diritto di scegliere se partire o restare.
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