L’immagine simbolo della devozione verso San Bruno è rappresentato dal lancio dei confetti verso il busto contenente le sacre reliquie. Una tradizione che racchiude l’amore verso una figura protettiva, che ispira riflessione e contemplazione e che costituisce un baluardo spirituale in cui riporre le speranze. Questa affettuosa ricorrenza che trova nel 6 ottobre il momento di massima espressione – unitamente all’inesorabile trascorrere del tempo – ha però comportato un logoramento dell’intera opera che ha reso necessario un’azione risolutiva.
Grazie al finanziamento di Intesa San Paolo, alla Direzione dei lavori con la dottoressa Maria Cristina Schiavone e la dottoressa Daniela Vinci (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Reggio Calabria e la Provincia di Vibo Valentia) e al minuzioso lavoro del restauratore Antonio Adduci è in corso di realizzazione un complesso intervento di recupero estetico e funzionale della varia processuale: il laboratorio è stato aperto al pubblico per rendere il restauro stesso uno strumento di condivisione. L’attività – che ha una durata di 2-3 mesi e che precede un lavoro analogo sul busto argenteo – integra precedenti interventi di manutenzione ordinaria e consente di riportare la varia ai volumi originari superando le deformazioni nel rispetto del manufatto.
L’intervento ha comportato un’organizzazione per fasi: diagnostica (per valutare lo stato di conservazione), smontaggio e catalogazione di ogni elemento decorativo, saggi di pulitura (sulla base dei dati della diagnostica), eliminazione dei danni meccanici e delle deformazioni (saldature eseguite mediante laser), pulitura chimico-fisica, protezione superficiale, disinfestazione (riscontrati attacchi di insetti xilofagi sulla struttura lignea) e integrazione sulle parti lacunose.
Adduci ha confermato che anche i putti sono opera del maestro argentiere napoletano Luca Baccano con bolli del 1797 e che sono rilevabili le tecniche artistiche dell’argento sbalzato e cesellato, del rame sbalzato, cesellato e dorato a mercurio (cioè mettendo polvere di oro insieme al mercurio in modo da ottenere un’amalgama in cui l’oggetto veniva bagnato e poi sottoposto a valore inferiore ai 400° per far evaporare il mercurio). La doratura è spessa rispetto alle tecniche moderne. Lo smontaggio ha consentito di contare 31 lastre d’argento e agire sulla parte lignea compromessa.
L’illustrazione dell’intervento sarà visibile domani, a partire dalle ore 17, sulla pagina Facebook di “On the news”.








