I consiglieri comunali di minoranza Antonio Procopio, Luigi Tassone e Vito Regio prendono atto delle “precisazioni di carattere giuridico circa la natura privata della fondazione ‘Caterina Chimirri’” fornite dal presidente Gianfranco Procopio ma specificano che “nessuno ha inteso mettere in discussione l’autonomia statutaria dell’Ente né rivendicare inesistenti poteri di ingerenza politica nella gestione interna della fondazione”.
I rappresentanti dell’opposizione rilevano che “tuttavia, la questione posta non era soltanto giuridica, ma anche etica e morale, soprattutto in una piccola comunità come quella di Serra San Bruno, dove ogni voce relativa a possibili opportunità lavorative genera inevitabilmente aspettative, speranze e attenzione da parte di molte famiglie”.
A loro avviso, “la risposta lascia aperti interrogativi che sarebbe stato più semplice fugare con trasparenza sostanziale anziché con una chiusura esclusivamente formale”. In particolare, sostengono che “nessuno chiedeva di violare norme o procedure interne” ma “piuttosto un chiarimento semplice e rassicurante per la comunità”. Le domande vengono pertanto riproposte: “esistono o no procedure di selezione in corso? Eventuali opportunità saranno rese pubbliche? Tutti avranno le stesse possibilità di partecipare? Ci sono state assunzioni nell’ultimo anno? Se sì, quale è stato il criterio di selezione usato?”.
A questo punto Procopio, Tassone e Regio propongono una riflessione: “se davvero la fondazione vuole rimanere estranea alle dinamiche elettorali, il modo più efficace per sottrarsi a qualunque sospetto sarebbe proprio quello di garantire la massima pubblicità, imparzialità e conoscibilità di eventuali procedure di reclutamento. In territori piccoli, infatti, la fiducia non si costruisce limitandosi a rivendicare l’assenza di obblighi giuridici, ma anche dimostrando sensibilità istituzionale verso il bisogno di chiarezza della comunità”. I tre consiglieri insistono nel concetto espresso e asseriscono che “la circostanza che la Fondazione svolga un servizio educativo di grande rilievo sociale, operi nel sistema della scuola paritaria e riceva risorse pubbliche, pur non mutandone la natura giuridica, rende ancora più importante mantenere un rapporto trasparente e sereno con i cittadini”. In più rimarcano che “la richiesta non proviene da iniziative isolate o personali, ma è stata formalmente avanzata da tre consiglieri comunali in carica, a testimonianza dell’interesse istituzionale della questione per la comunità. Per tale ragione, senza alcun intento polemico – concludono – continuiamo a ritenere che la pubblicazione preventiva e accessibile di eventuali opportunità lavorative rappresenterebbe non un obbligo imposto dalla politica, ma un gesto di correttezza e attenzione verso l’intera collettività”.