Sequestrati i patrimoni di due affiliati alla ‘ndrangheta

Il provvedimento comprende beni per un valore complessivo di 1.600.000 euro

Militari del Comando Provinciale di Reggio Calabria e del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata di Roma, coordinati dalla locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia hanno eseguito due provvedimenti emessi dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta del Procuratore Aggiunto Calogero Gaetano Paci e del Sostituto Procuratore Francesco Ponzetta, che dispongono l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale del sequestro su beni immobili e rapporti finanziari per un valore complessivo stimato di circa 1.600.000 euro.

Oggetto del sequestro è il patrimonio intestato/riconducibile a Domenico Chilà, 67 anni, al defunto Giovanni Alampi ed ai rispettivi nuclei familiari, costituito da unità immobiliari, terreni e rapporti finanziari/assicurativi. Le figure criminali dei due erano emerse nel corso delle indagini esperite nell’ambito dell’operazione “Crimine” – in relazione
alle cui risultanze, nel corso del 2010, entrambi erano stati destinatari di ordinanza di custodia cautelare in carcere poiché ritenuti responsabili, unitamente ad altre 119 persone, di associazione per delinquere di tipo mafioso), in quanto appartenenti alla “locale” di ‘ndrangheta operante nelle frazioni del capoluogo reggino di “Trunca” e “Allai”. In tale contesto,  i due sono stati successivamente condannati – con sentenza emessa nel 2012 dal Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale di Reggio Calabria Domenico Chilà, alla pena di 4 anni e 8 mesi di reclusione – confermata dalla Corte di Cassazione – poiché ritenuto appartenente alla “locale di Trunca” con la dote di
“sgarro”, la più alta carica della Società Minore; Giovanni Alampi, alla pena – rideterminata dalla Suprema Corte – di 6 anni di reclusione, in quanto ritenuto esponente di vertice della citata “locale di Trunca”. In esito a tali attività, è stata delegata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, sempre più interessata agli aspetti economico-imprenditoriali legati alla criminalità organizzata – apposita indagine a carattere patrimoniale volta all’individuazione – ai fini dell’applicazione di una misura di prevenzione – del patrimonio riconducibile ai due. Le conseguenti investigazioni, condotte dal Gruppo d’Investigazione sulla Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Reggio Calabria e dal Servizio Centrale Investigazione sulla Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza, attraverso la ricostruzione e l’analisi delle transazioni economiche e finanziarie operate – negli ultimi trent’anni – dai due individui e dai rispettivi nuclei familiari, hanno consentito – attraverso una complessa e articolata attività di accertamento e riscontro documentale – l’individuazione dei patrimoni dei quali gli stessi risultavano disporre, direttamente o indirettamente, il cui era, secondo gli inquirenti, decisamente sproporzionato rispetto alla capacità reddituale dichiarata ai fini delle imposte sui redditi, nonché le fonti illecite dalle quali i proposti avrebbero tratto le risorse per la loro acquisizione. In tale ambito, sono state individuate, con riferimento al percorso esistenziale dei
due, le condotte delittuose poste in essere, le frequentazioni, i legami parentali, i precedenti giudiziari e gli altri elementi ritenuti fondamentali per la formulazione, ai sensi della normativa antimafia, da parte della competente Autorità Giudiziaria, del giudizio prognostico sulla pericolosità sociale “qualificata” dall’appartenenza ad un’associazione mafiosa, in capo ad entrambi. Alla luce di quanto sopra, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria,  su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, con i provvedimenti in esecuzione, ha disposto il sequestro del patrimonio riconducibile a Domenico Chià, al relativo nucleo familiare, nonché agli eredi di Giovanni Alampi. Complessivamente, con tali provvedimenti è stato disposto il sequestro di 9 unità immobiliari, 2 terreni, quote di fabbricati, nonché disponibilità finanziarie, per un valore complessivo stimato in circa 1.600.000 euro.

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