Sentenza alloggi post-alluvione di Nardodipace, Loielo: “Ricorrenti irresponsabili, rischio di danni per i cittadini”

“Trovo singolare, innanzitutto, che alcuni cittadini abbiano inteso procedere, seppur legittimamente, alla promozione di un ricorso in relazione ad una procedura amministrativa avviata da questo Comune al solo ed esclusivo intento di risolvere e mettere la parola fine ad una situazione che si trascina, nel pieno immobilismo di chi ha preceduto questa Amministrazione comunale, oramai da quasi un quarto di secolo, una situazione dai risvolti gravissimi”. 

Il sindaco di Nardodipace, Romano Loielo, tira dritto dopo la sentenza del TAR e puntualizza diverse questioni illustrando il proprio operato.

“Negli scorsi mesi – riepiloga il primo cittadino – cinque cittadini di Nardodipace, tra cui la moglie dell’ex sindaco di Nardodipace Antonio Demasi, proponevano ricorso al TAR di Catanzaro ai fini dell’annullamento della procedura per la cessione in proprietà degli alloggi costruiti a Ciano capoluogo e nella frazione Cassari di Nardodipace in seguito agli eventi alluvionali del dicembre 1972 – gennaio 1973. Il Consiglio comunale aveva appositamente approvato un ‘Regolamento comunale per l’assegnazione e la cessione in proprietà degli alloggi costruiti in seguito all’alluvione del dicembre 1972 – gennaio 1973’, il Servizio Tecnico aveva redatto una perizia estimativa, fissando in euro 900 l’importo a titolo di controprestazione per il ‘riscatto’ dei singoli immobili, ed era stata avviata la procedura ricevendo le domande dei cittadini interessate ed i relativi versamenti. A parere dei ricorrenti, tale procedura sarebbe illegittima”. 

Difendendo la propria azione, Loielo spiega che “la procedura avviata dal Comune fondava le basi sulle norme regionali all’epoca vigenti e, soprattutto, tenendo conto della situazione di fatto concretizzatasi nel corso degli anni, dalla data di assegnazione provvisoria degli alloggi ai cittadini alluvionati aventi diritto – anno 2000 – sino all’anno 2023. Il ricorso, difatti, era stato presentato nel mese di settembre 2023.

In data 8 maggio 2024, il TAR per la Calabria, facendo leva sulla legge regionale n. 1/2024, entrata in vigore solamente nello scorso mese di gennaio 2024, ossia successivamente all’avvio della procedura impugnata e alla stessa presentazione del ricorso, accoglieva la richiesta dei ricorrenti, annullando gli atti impugnati. Nel merito della sentenza – aggiunge – da buoni conoscitori ed osservatori del diritto, in questa sede non ci pronunciamo, attesa la chiara volontà dell’Amministrazione comunale di Nardodipace di ricorrere in appello per contestare gli evidenti errori commessi dal Giudice di primo grado nella valutazione, in primo luogo, del fatto di causa e, successivamente, nella corretta applicazione da parte sua delle norme al caso di specie”.

Loielo annuncia “la convocazione nei prossimi giorni di una apposita riunione pubblica alla quale verranno invitati tutti i cittadini di Nardodipace, compresi i ricorrenti e, dunque, anche l’ex sindaco Antonio Demasi se vorrà onorarci della sua presenza”, e si sofferma “sia sulla opportunità del ricorso presentato dai cinque ricorrenti su circa 250 alloggi interessati dalla vicenda, che sulle gravi conseguenze che l’applicazione secca della sentenza del TAR per la Calabria e della Legge regionale n. 1 del 2 febbraio 2024 potrebbe comportare nei riguardi della stragrande maggioranza dei cittadini di Nardodipace allo stato detentori degli immobili oggetto di controversia, nonché per gli originari assegnatari (in quanto sfollati dalle loro abitazioni a causa dell’alluvione del 1972/’73) e/o loro eredi legittimi degli alloggi medesimi”.

“I ricorrenti – rileva – nel ringraziare ‘l’avvocato Giuseppe Pitaro che ha patrocinato la causa,  non solo con l’impegno e l’alta professionalità di sempre, ma con la passione e la sensibilità che meritava una vicenda che va oltre il fatto giudiziario’, dovrebbero assumersi la responsabilità e l’impegno di chiarire bene a tutti i cittadini i veri aspetti della ‘vicenda che va oltre il fatto giudiziario’”.

Al fine di fare chiarezza, il sindaco specifica che “la procedura comunale non intendeva affatto far ‘perdere il diritto a permanere nell’alloggio già oggetto di assegnazione’ agli aventi diritto, come erroneamente esposto dai ricorrenti e interpretato dai Giudici di prime cure, bensì tendeva a indurre tutti gli occupanti degli immobili ad aderire alla procedura, pena la applicazione di un canone di locazione sempre nei riguardi degli stessi occupanti, non avendo mai previsto la possibilità di spogliare quest’ultimi della casa per assegnarla ad altri. La evidente ratio della procedura – puntualizza – afferiva senza ombra di dubbio alla volontà dell’Amministrazione comunale di assegnare quegli alloggi a coloro i quali, alla data del procedimento, ne risultavano possessori, i quali erano però tenuti ad aderire per acquisirne il titolo di proprietà e, in difetto, a pagare il canone dovuto in materia di alloggi di edilizia popolare pubblica per regolarizzare la loro occupazione degli stessi”.

“Nei panni dei ricorrenti, e soprattutto nei panni dell’ex sindaco Antonio Demasi – rimarca Loielo – anziché festeggiare per una sentenza favorevole ma non definitiva, mi preoccuperei per i danni che la loro iniziativa rischia di provocare a tutti i cittadini di Nardodipace. Come ben ricorderà l’ex sindaco, infatti – prosegue – uno dei primi problemi che potrebbero ricadere sui cittadini interessati dalla assegnazione provvisoria delle case oramai circa un quarto di secolo fa sarebbe dovuto al fatto che le normative regionali poste alla base della costruzione degli alloggi in questione prevedevano l’onere per i cittadini alluvionati di consegnare al Comune le chiavi degli alloggi colpiti dalla calamità contestualmente al ricevimento del nuovo alloggio, adempimento tuttavia mai eseguito. Ciò significa che tutte quelle case nel 1973 dichiarate inagibili ma al momento dell’assegnazione (anno 2000), e in molti casi anche sino alla data attuale, ancora abitate o in uso ancora dei cittadini sfollati, avrebbero dovuto essere consegnate al Comune di Nardodipace per poter ricevere in cambio il nuovo alloggio, adempimento che però l’Amministrazione comunale di Antonio Demasi in carica nell’anno 2000 non ha mai osservato e che, alla luce delle norme regionali tuttora vigenti in materia e della eventuale applicazione secca della citata sentenza del TAR, bisognerebbe invece eseguire adesso”. Al proposito, ritiene “gradevole sentire le giustificazioni in merito di Antonio Demasi e compagni nei riguardi di circa 250 cittadini che quelle case ancora utilizzano e che certamente non hanno alcuna intenzione di cedere al Comune. Solo grazie alla cocciuta posizione di chi tenta in ogni modo di ostacolare iniziative volte a sanare problemi da altri provocati ci troviamo oggi in questa complicata situazione”.

Ci sarebbe poi “un secondo e gravissimo problema provocato dalla irresponsabile iniziativa dei ricorrenti” ricollegabile al fatto che, “ad oggi, circa l’80% degli alloggi provvisoriamente assegnato agli originari sfollati e/o ai loro eredi, non è più nelle mani di questi, atteso che nel corso degli anni quegli alloggi sono stati letteralmente venduti a terzi soggetti che nulla hanno a che vedere con gli aventi alluvionali”. La procedura avviata dall’Amministrazione comunale era motivata soprattutto “da questa situazione di fatto, che peraltro l’ex sindaco di Nardodipace Antonio Demasi ben conosce, in ordine alla quale l’unica soluzione per far uscire da un vero e proprio empasse l’Ente e gli stessi possessori dei fabbricati appariva quella introdotta col Regolamento comunale approvato”. Alla luce di ciò, Loielo si dice “curioso di conoscere il suggerimento dell’ex sindaco Antonio Demasi e compagni per l’assegnazione di quegli alloggi a tutti quei cittadini che hanno acquistato quelle case dagli alluvionati e che rischiano oggi di rimanere con un pugno di mosche in mano”. “Sarebbe forse questa la ragione – si domanda – per la quale non si è mai occupato concretamente della soluzione di questo problema? Perché anziché assegnare definitivamente le case agli interessati quando guidava il Comune si limita a fare ricorsi quando altri tentano di risolvere i problemi da egli stesso creati? La stessa ultima legge regionale 1/2024 prevede la assegnazione solo per gli alluvionati e loro eredi, non contemplando certamente il caso di chi quegli alloggi li ha solamente comprati, arrivando addirittura a prevedere che le case di chi non ha titolo di partecipare all’assegnazione vengano acquisite dal Comune per utilizzarle per i fabbisogni abitativi del territorio”. Ironicamente rivolge i “complimenti ad Antonio Demasi e compagni, i quali festeggiano oggi l’esito di una semplice sentenza di primo grado, inconsapevoli che continuano, invece, a provocare gravissimi danni ai cittadini ed al Comune di Nardodipace per ragioni assolutamente incomprensibili”. Tuttavia, Loielo rassicura “i cittadini di Nardodipace che, nonostante gli incoscienti bastoni tra le ruote interposti da chi non ha altro da fare che far perdere tempo e risorse alla gente, risolveremo anche questa situazione, come abbiamo sempre fatto, esortando tutti, però, a ricordare bene chi sono i soliti personaggi di Nardodipace che non perdono occasione di mettere a rischio i loro diritti ed i loro beni anziché lavorare per costruire qualcosa di importante per l’intera Comunità. Buoni festeggiamenti – conclude – e vi auguro di poter guardare serenamente in faccia i nostri concittadini senza dovervi sentire in colpa per il vostro operato”.

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