Scontro Falcomatà-Marcianò: uno stonato inno alla miseria umana

Eppure una soluzione, semplice e a portata di mano per salvare quel briciolo di dignità che potrebbe tornare utile in futuro per non essere ricordato, esclusivamente, come il sindaco più inadatto della travagliata storia di Reggio Calabria, ci sarebbe pure: dimettersi, prima che anche quel capitale residuale di rispetto che si deve ad un essere umano evapori lasciando campo libero al disprezzo collettivo. La guerra senza esclusione di colpi dichiarata da Giuseppe Falcomatà  all’assessore ai Lavori Pubblici (ed a tanto altro ancora) Angela Marcianò sta umiliano la città che non ha avuto esitazioni a scegliere da quale parte stare. Una sfida trasformatasi in una sguaiata commedia all’italiana di Serie C, con attori che, fotogramma dopo fotogramma, scivolano sempre più verso l’abisso della miseria umana più triste. A farne le spese, neanche a dirlo, sono il presente ed il futuro della città, intrappolati in una ragnatela di meschinità da cui è urgente liberarsi al più presto. Le parole messe in bocca nella giornata di ieri dal docile Ufficio Stampa comunale all’oscuro consigliere Giovanni Latella, che i reggini nell’occasione hanno appreso essere delegato allo Sport, superano abbondantemente i confini del decoro istituzionale ruzzolando fin dentro la giungla della sconcezza. Imputare all’assenza della docente universitaria nella seduta di Giunta svoltasi lunedì un ritardo nell’approvazione di una delibera riguardante la palestra di Archi ha regalato all'”acerrima nemica” del Primo Cittadino” un formidabile assist di cui, infatti, lei ha subito approfittato. L’ennesima conferma che, quando si desidera salire dal piano dei “giochi per ragazzi” a quello della Politica, è opportuno tenersi alla larga dalle stanze nobili di Palazzo San Giorgio. Angela Marcianò, dopo aver messo sbeffeggiato l’interlocutore “fino a ieri entusiasta tessitore di lodi sulla mia operosità ed oggi aspro censore”, si è vista costretta a dirottare la risposta sulla sua vita privata, ricordando di essere all’ottavo mese di una complicata gravidanza. Una precisazione che la docente universitaria non ha esitato ad accompagnare con un giudizio sprezzante nei confronti di mandanti ed esecutori: “I miei avversari mi attaccano vilmente proprio nel momento in cui, comprensibilmente, verso in situazione di maggiore debolezza fisica e mentale”. L’assessore, tuttavia, non si è limitata a fornire una spiegazione, ma ha contrattaccato mettendo il dito nella piaga della dannosa impreparazione: “I riferimenti fatti dal consigliere Latella alla palestra di Archi non passata in Giunta lunedì scorso sono a dir poco inesatti e purtroppo egli dimostra di disconoscere del tutto le vicende amministrative proprio del settore affidato alla sua responsabilità”. Questo perché “lunedì scorso in Giunta non era programmata all’ordine del giorno la questione della palestra di Archi in quanto, pur essendo pronte, le perizie di completamento sono ancora all’Ufficio Ragioneria in fase di lavorazione per la necessaria variazione di bilancio, e pertanto, non essendo ultimato l’iter amministrativo, non sono sottoponibili all’approvazione, per cui la questione non poteva essere contemplata nell’ordine del giorno e quindi discussa e licenziata”. Una stoccata che affonda nel ventre molle della carenza di conoscenza e seguita da un affondo sul quale sarebbe opportuno un approfondimento da parte degli organi deputati. In riferimento ad un ulteriore provvedimento, relativo alla palestra di Ravagnese, Marcianò, infatti, ha inteso precisare: “Forse è il caso di ricordare agli immemori che di mio pugno ho dovuto correggere ed eliminare alcune indicazioni contenute nella prima stesura della delibera (ancora in mio possesso) non in linea con i principi di correttezza e trasparenza che ho preteso”. A tal proposito, sarebbe cosa buona e giusta che la stessa “denunciante” renda noti alla cittadinanza gli elementi originariamente inseriti nella delibera e privi di quei requisiti di legalità a cui lei accenna. Nel frattempo, gli “spettatori attoniti” di questa saga prendono atto di un ulteriore “dispetto” a danno dell’assessore che, pur impegnatasi attivamente per la riapertura del Palacolor di Pellaro, non è stata invitata all’inaugurazione di pochi giorni fa. Anche a voler pervicacemente restare neutrali e ad ammettere che quando si giunge a simili bassezze tutti i protagonisti, per il bene comune, dovrebbero fermarsi e fare un passo indietro, l’unanime auspicio è che la farsa trovi una rapida conclusione: magari sarà l’occasione propizia per conoscere, per intero, eventuali verità ancora nascoste.

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