Scontri, visibilità e confusione: la sfida tra Governo e Regione Calabria rischia di danneggiare i cittadini

La sensazione, purtroppo sempre più confortata dai fatti, è quella di una sfida tra la Regione Calabria e il Governo centrale, e tra opposte fazioni politiche. L’ultima pagina, scritta dal Tar, parla di mancato rispetto del principio di leale collaborazione determinato dallo scarso (o inesistente) confronto tra i diversi di livelli amministrativi. Verissimo, perché l’ordinanza della presidente della Regione Calabria Jole Santelli con la quale veniva data la possibilità a bar e ristorante di effettuare il servizio ai tavoli all’aperto (emanata a tarda sera con effetti dalla mattina seguente) sembrava uno schiaffo alla coalizione che sostiene il premier Giuseppe Conte soprattutto perché fino a poche ore prima Santelli aveva bandito, almeno a parole, l’arrivo di 50 migranti ed il ritorno dei calabresi nella terra d’origine continuando a predicare prudenza.

Verissimo anche che il Governo abbia dato l’impressione di “preferire” alcune Regioni rispetto ad altre alimentando le perplessità e che abbiamo dato prova di incertezze e propensione al ritardo.

Altro motivo di discussione è stato quello concernente una presunta ricerca di visibilità: affermazione che pare condivisibile ma, anche in questo caso, in entrambe le direzioni perché non si può criticare l’esposizione mediatica di Santelli senza fare altrettanto con le dirette di Conte.

Insomma, si è parlato molto di forma (modalità e tempistica delle comunicazioni) e meno di sostanza (chiarezza sui provvedimenti adottati): il risultato è stato il prodursi di una notevole confusione per i cittadini che, spesso, hanno avuto difficoltà a comprendere ciò che si poteva fare e ciò che invece non si poteva fare. Cittadini stremati da una crisi economica che si è aggiunta a quella sanitaria e che poi si è tradotta in crisi sociale e psicologica.

Affrontare l’emergenza doveva essere la priorità: forse così è stato, ma al lavoro è stata affiancata la captazione del consenso e questo ha indispettito ulteriormente la gente.

Aspetto aggiuntivo da analizzare: ogni lavoratore quando sbaglia, paga. A volte paga rimettendoci il posto di lavoro. Ma questa regola non è stata finora applicata al settore tecnico-politico.

Emblematica, in tal senso, la gestione dei 3 (ma dovevano essere molti di più) pazienti, ex ospiti della casa di cura di Chiaravalle Centrale, considerati guariti da Covid e portati contro ogni logica e contro le stesse direttive dei vertici sanitari all’ospedale di Serra San Bruno. Salvo poi essere trasferiti al riscontro della positività di una dei 3 anziani (a cui va la nostra solidarietà per le sofferenze – di tutti i tipi – passate). La speranza è che non ci siano conseguenze per la comunità che continua ad interrogarsi sulla vicenda e segnatamente sulle modalità di trasferimento dei pazienti e sulla tempistica di sanificazione del Reparto interessato.

Altro esempio: ieri alle 21.02 l’Ufficio stampa della Giunta regionale ha diffuso un comunicato (più precisamente: il link che rimanda al sito della Regione Calabria dove il comunicato viene pubblicato) nella quale si annunciava una nuova ordinanza che consentiva, con il dovuto distanziamento, la possibilità di servire ai tavoli per bar e ristoranti. Novità che sarebbe stata dirompente ed in contrasto con la sentenza del Tar e che è stata prontamente pubblicata dai giornali on line. Ma alle 21.28 lo stesso Ufficio stampa ha inviato un comunicato in sostituzione del precedente in cui la previsione relativa a bar e ristoranti era scomparsa. Risultato: per circa mezz’ora è circolata sul web e sui social a velocità più che sostenuta, a causa delle incolpevoli pubblicazioni dei giornali, una notizia falsa e teoricamente dannosa per le attività commerciali coinvolte che, se non opportunamente aggiornate, avrebbero rischiato sanzioni. L’attenzione, dunque, non è massima e questo, unitamente ad una gestione assai leggera della comunicazione, è motivo di preoccupazione.

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