Sanità Vibo, la convinzione di “Ali di Vibonesità”: “Dietro l’angolo la nomina di una terna ministeriale all’Asp”

La sede dell'Asp di Vibo Valentia

“Quanti vibonesi si sono detti soddisfatti della dichiarazione, resa nota qualche giorno fa del presidente della Regione e commissario straordinario ad acta per la sanità della Calabria, Roberto Occhiuto, quando ha detto che alla scadenza del suo mandato ‘consegnerà le chiavi’ del nuovo ospedale di Vibo Valentia?”. È la domanda che si pongono il presidente ed il coordinatore Sanità, Tony Bilotta e Domenico Pafumi, dell’associazione “Ali di Vibonesità” proponendo come risposta che “probabilmente in pochi visto l’andazzo del deludente teatrino imbastito negli anni su questo grande sogno”.

Secondo Bilotta e Pafumi, “non esistono, al momento, garantiti motivi per considerarla una possibile ‘nuova buona speranza’ per la critica sanità vibonese, per cui anche questa idea del Presidente potrebbe finire nel calderone delle promesse mai mantenute”. E “d’altra parte la conferma proviene dalla storia che conseguentemente autorizza a pensare che anche l’odierno e consueto sistema di denuncia non è mai approdato da nessuna parte se è vero che si accentua una sempre più consapevole attenzione sulla avvilente condizione dei servizi ospedalieri e sul territorio soltanto in presenza di una giusta e severa condanna, del  fattaccio, ovvero l’inammissibile e assurda aggressione a medici e personale oppure ad episodi che tendono a spiegare ancora una volta  quanto sia lontana la più seria e auspicata analisi sulle disperate condizioni in cui versa la sanità grazie a questi ormai reiterati attacchi”.

“Spiace – sostengono Bilotta e Pafumi – che Roberto Occhiuto non ne prenda atto più consapevolmente e che la sua collaudata esperienza non lo porti ad essere più pratico su una gravissima situazione come quella rappresentata dalla sempre più continua brutta pagina dell’emergenza sanitaria vibonese. Perché si è certi che i cittadini vibonesi che continuano a pagare un grande prezzo sull’inarrestabile disservizio, dovuto certamente anche a carenza di personale ai vari livelli, gradirebbero non poco una sua visita almeno nel presidio ‘G. Jazzolino’ di Vibo Valentia per rendersi conto de visu di quel che accade e non accade e non si affidi soltanto alle comunicazioni degli addetti per le determinazioni conseguenti.

Così come – proseguono – il cittadino vibonese gradirebbe enormemente che nelle sue scelte intervenisse una proposta capace di garantire un sia pur timido tentativo progressivo di superare le difficoltà di tutti i giorni affidandosi a manager più competenti e pronti ad entrare dentro la grave realtà sanitaria vibonese in un batter d’occhio e certamente con l’aiuto dei tanti dirigenti sanitari ed amministrativi che prestano la propria opera con quotidiano impegno, responsabilità e garantita professionalità  al servizio della sanità”.

Ad avviso degli esponenti del sodalizio, “gli esperimenti adottati fino ad oggi, commissari e sub commissari, direttori generali giunti da fuori territorio, che, ironia della sorte, ma non tutti, si vanno specializzando, per ordini ricevuti, più nel controllo della spesa spesso provenienti da ambienti di lavoro non idonei al motivo della loro chiamata (il nobile e generoso Esercito), offrono oggi, alla portata di tutti, dati indiscutibili e che non lasciano spazio ad alcuna speranza di cambiare le cose. Il fallimento di questa gestione che è nei fatti e nella organizzazione che si è data e conseguentemente anche qui i numeri parlano chiaro. Soprattutto quando non si ha la forza e capacità di interpretare, analizzare e risolvere problemi di tutti i giorni, accontentandosi di tentativi che lasciano il tempo che trovano e che non garantiscono il futuro”.

“E’ così che la città, delusa – affermano ancora – bussa da tempo alla porta di Roberto Occhiuto, convinta che se non interviene un nuovo modo di pensare sarà difficile arrestare l’emigrazione dell’ammalato, frenare i danni delle liste di attesa, rivisitare la inadeguatezza del servizio sul territorio e tante altre criticità che sono una pesante sconfitta per la incapace garanzia della gestione del diritto alla salute al cittadino”.

Alla luce di quanto detto propongono “un categorico No ai commissari, soprattutto a mezzo servizio, come si dice volgarmente e un chiaro e netto Sì ai manager che praticano tutti i giorni i percorsi della medicina ospedaliera e non solo”. Per Bilotta e Pafumi “Vibo Valentia come tante altre realtà della Calabria deve impegnarsi a trattenere a casa giovani e meno giovani in grado di assolvere anche a compiti come quelli richiesti per stare accanto, studiare e individuare serie terapie per l’ammalato grave e meno grave ospite delle strutture”. 

“Crediamo – asseriscono – che la Calabria, Vibo Valentia ed il suo territorio sono in grado di offrire intelligenze di valore, tra quelle, purtroppo, che spesso prendono la via del nord e verso le più accreditate strutture, soprattutto private, seguendo, paradossalmente, un po’ l’appello di Attilio Fontana, governatore della Lombardia, quando si rivolge soprattutto ai giovani medici del sud, preparati e non, con un perentorio invito: ‘….  venite in Lombardia perché vi offriremo lavoro e soprattutto formazione!’.

D’altra parte, in questa riflessione,  non può essere non considerata anche la più che preoccupante situazione determinatasi in seguito all’invio, da parte del prefetto Paolo Giovanni Grieco, all’Azienda sanitaria provinciale, di una commissione per l’accesso agli atti.

Cosa prefigura se non che dietro l’angolo c’è in arrivo una terna ministeriale, come quella del 2010? 

Le denunce sulla stampa degli ultimi mesi – concludono Bilotta e Pafumi – parlano chiaro: Prefettura e Magistratura vogliono vederci chiaro e capire se le accuse che motivano il provvedimento possono portare ad una conferma delle indagini che ipotizzano la connivenza tra delinquenza organizzata e Asp”.

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