San Nicola. Il futuro di “Villa Sara” appeso ad un filo, Militello: “10 anni di lotte e sofferenze, ma non mi arrenderò mai”

È stata una speranza, una possibile occasione di crescita per il territorio non solo sotto il profilo del sostegno sociale, ma anche dal punto di vista del rilancio economico. Una speranza che si è andata sgretolando un passo dopo l’altro, granello dopo granello, sotto i colpi di un sistema che prima ti illude e poi ti distrugge.

“Villa Sara” è un centro di eccellenza che accoglie anziani offrendo servizi di qualità, un polo in grado di dare un valido contributo alla rivitalizzazione dei paesi in via di spopolamento. Chi ci entra lo fa in punta di piedi accorgendosi subito di trovarsi nel cuore di un’idea socio-imprenditoriale che merita(va) di essere valorizzata e che invece rischia di essere seppellita dalle attese e dalle distorsioni che qui in Calabria, purtroppo, sono all’ordine del giorno. Con questo contesto di complicazioni, Carmelo Militello, legale rappresentante della società, non aveva fatto i conti. Dopo essersi costruito un futuro a Milano, ha deciso di investire a San Nicola da Crissa, paese d’origine della consorte. Lo ha fatto per creare posti di lavoro, per dare un’opportunità d’impiego ai giovani e di serena residenza agli anziani. Aveva progettato persino una sorta di quartiere residenziale per i dipendenti, ma la sorte e le difficoltà gli hanno impedito di concretizzare questa appendice del disegno. È però riuscito a dare vita ad una splendida struttura investendo oltre 5 milioni di euro. Una casa di riposo (all’inizio, nel 2009, era una Rsa) che oggi ha 19 dipendenti e 31 ospiti (40 sono i posti autorizzati). E che rischia di andare in fumo per l’insostenibilità finanziaria derivante dal mancato accreditamento.

C’è rabbia ed amarezza nelle parole e nei gesti di Militello. Tanti, troppi i perché sulla storia di una struttura che doveva essere una soluzione per gli altri e che si è tradotta in un problema. “Lotto da 10 anni – spiega Militello – per ‘Villa Sara’ e adesso mi ritrovo ancora a combattere con le banche. Chiedo alle Istituzioni una boccata d’ossigeno, non per me, ma per tutto ciò che questa struttura rappresenta. Mi sono giocato tutto quello che avevo, ma non mi arrenderò mai”. Dal suo sguardo traspare l’assenza di tranquillità e tutta la sfiducia in una società che presenta il conto di problematiche prima impensabili, eppure c’è la determinazione di inseguire un sogno. Un sogno che poteva e forse può ancora essere un trampolino di lancio per la comunità, se solo chi ha ruoli decisionali di vertice si accorgesse (o meglio non volesse ignorare) delle potenzialità.

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