Salvate i soldatini del centrosinistra reggino: hanno perso alibi e slogan invecchiati male

Anche per la strategia comunicativa in campagna elettorale, una volta arrivati davanti alla vetrina in frantumi del sedicente centrosinistra reggino, non fatevi fottere: passate oltre, scappando a gambe levate. Coerenti con il mandato che si sono dati leaderini e seguaci, hanno voluto manifestare platealmente la propria incompetenza anche in questo ambito. E, per non farsi superare da nessuno in questa poco invidiabile graduatoria, si sono impegnati fino in fondo, fino al termine della consiliatura, garantendo un rendimento pagliaccesco anche nell’appendice che conduce al voto della Liberazione, ormai a due settimane.

In verità avevano anche provato a imbastire una tattica meschina, pur di rimanere fedeli a sé stessi, ma si sono limitati a scopiazzare male e fuori contesto il canovaccio del 2020. Un giochino infantile che allora, complice la delirante mediocrità del centrodestra, era pure riuscito: trasformare un giudizio collettivo sul sindaco uscente in un referendum sullo sfidante, Nino Minicuci. Sconosciuto all’opinione pubblica e, per di più, piovuto dal cielo leghista.

Facile, all’epoca, sbraitare populisticamente — e con il solito tocco di vigliaccheria tipico degli interlocutori intellettualmente disonesti — che “Reggio non si Lega”. Molto più difficile farlo oggi, con davanti Francesco Cannizzaro, capo indiscusso del centrodestra reggino e non certo un figlio politico di nessuno come lo sventurato Minicuci.

Venuto meno il fantasma della Lega, non hanno potuto agitare nemmeno la bandierina del meridionalismo d’accatto. Anche perché sono stati gli stessi reggini, schiacciati dalla quotidianità di questi anni, a capire che stavolta nessun alibi avrebbe giustificato il proseguimento del macabro periodo segnato dalle persone e dalle inazioni delle amministrazioni Falcomatà.

Questa situazione senza uscita ha spedito il centrosinistra in cortocircuito. Da un lato è rimasto schiacciato dall’ego patologico del capetto degli Unni dello Stretto che, come se nulla fosse, continua a lasciare franare problemi sulla testa indifesa di Mimmo Battaglia, mitragliando cazzate a ritmo continuo. Dall’altro, lo stesso sedicente centrosinistra ha capito di non potersi più aggrappare al ramo segato della continuità.

Il ramo di un albero cresciuto con la demenza politico-amministrativa a fare ombra su tutto e tutti. Una demenza che si è impossessata dei Consigli e delle Giunte comunali succedutisi nei due mandati, durante i quali incarichi e ruoli sono stati regalati soltanto a soggetti collocati sotto il livello della scarsezza.

Nel 2020 gli strateghi di Serie D che hanno passeggiato nei corridoi di Palazzo San Giorgio e Palazzo Alvaro si divertirono con il libricino di una favola tristissima: “Chi fici Falcomatà?”. Stavolta, invece, la decenza ha imposto loro di non offrirlo al pubblico ludibrio.

Di fronte al deserto di argomentazioni, ragionamenti e risultati, al sedicente centrosinistra non è rimasto altro che montare polveroni in serie dai quali far uscire ironie volgari. Su un termine sbagliato per eccesso di foga oratoria del candidato sindaco del centrodestra. Su un congiuntivo sfuggito dal binario del discorso perché travolto dalla trance agonistica che accompagna Cannizzaro nel desiderio di riaccendere i sogni di una città.

La sola frasetta fatta partorita dai cervelli fumanti e fumosi dei poco spin e poco doctor della coalizione è un “Indietro non si torna” che, pur armati di tutta la buona volontà, sarebbe impossibile da realizzare. Perché “indietro”, rispetto al punto in cui hanno trascinato la città, c’è soltanto il vuoto cosmico, il mistero del niente.

E ai professionisti del fancazzismo cosa può mai importare se, da deputato di Forza Italia, Cannizzaro si è speso portando concretamente soldi in città? I primi a sapere di cosa stiamo parlando sono proprio loro, gli stessi campioni mondiali del nulla. Dalle risorse decisive per il rilancio dell’aeroporto — sul quale nessuno avrebbe scommesso un centesimo e la cui radicale riqualificazione sarà inaugurata proprio sabato — al denaro messo sul tavolo per il ripristino delle Circoscrizioni, lo strumento migliore, se utilizzato bene, per rendere più facilmente affrontabili dall’Amministrazione le esigenze quotidiane dei cittadini.

Dai fondi ottenuti per lo sprint decisivo della Gallico-Gambarie, un’arteria viaria che sembrava impossibile completare, alle risorse destinate a dare finalmente una scossa al sonnacchioso porto della città dello Stretto. Si potrebbe continuare, ma è preferibile fermarsi qui, anche per la serenità psichica di chi, nel passato e nel presente, avrebbe potuto e non ha fatto, potrebbe fare e non fa, avrebbe dovuto e se n’è fottuto, dovrebbe e se ne fotte.

Il paradosso comico è che ad alzare il sopracciglio e a puntare il ditino siano gli Accademici della Crusca abbeveratisi, tanto per dire, alla teoria mirabolante del “Piano Marsell” e gli esperti nutrizionisti che invitano a “mangiari u cori”. Cannonate all’intelletto che presto finiranno nel cassetto dei ricordi di cui vergognarsi. E da cui imparare, per evitare di circondarsi ancora, nella stanza dei bottoni, di individui menomati di cultura ed etica.

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