Roscioli, il trionfo del sistema Forza Italia tra le faide del centrosinistra e il nulla di Vannacci

Rispetto alle immagini catturate dagli smartphone vaganti nella stanza dei bottoni della Segreteria regionale di Forza Italia nel momento in cui il trionfo di Fabio Roscioli, candidato del centrodestra, è apparso in tutta la sua indiscutibilità, non ci sono molte altre riflessioni da aggiungere. Quelle immagini sono esemplificative più di qualsiasi arguta valutazione.

Vicini l’uno all’altro, in attesa delle schermate decisive, a fremere aspettando di poter alzare le braccia al cielo: il padrone di casa, Francesco Cannizzaro; la sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento, Matilde Siracusano; la capogruppo al Senato di Forza Italia, Stefania Craxi; il senatore Lotito, presidente della Reggina, calatosi nella parte e nel contesto con una naturalezza disarmante; il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, a tutti gli effetti reggino di adozione, sia per la partecipazione istintiva alle cause riguardanti la città, sia per il rapporto simbiotico con il sindaco; il senatore Mario Occhiuto; il deputato Giovanni Arruzzolo.

Lo stato maggiore di un partito che, come un sol uomo, si stringe attorno al protagonista, al candidato, al vincitore, l’avvocato Fabio Roscioli. Un distinto gentiluomo, un sottile tecnico del diritto, tesoriere nazionale di Forza Italia, di stretta fiducia della famiglia Berlusconi, che per i prossimi mesi, fino al termine imminente della legislatura, sarà una tessera cruciale nel ricco mosaico di perizia ed influenza che ammanta Reggio Calabria grazie al “sistema azzurro”.

Un “sistema” che, incorniciato in un quadro di mosse elettorali tutte vincenti, non presenta anelli mancanti. Da Strasburgo, con Giusi Princi, a Reggio Calabria, passando per Roma e Catanzaro, riempie di pensiero politico e azioni di governo la visione originaria: collocare stabilmente Reggio Calabria, l’area metropolitana e dello Stretto, la Calabria, su un palcoscenico globale.

Vedere che la felicità del sindaco poteva specchiarsi in quella di tutti i presenti è la convalida di quanto questo asse, costruito con ingegno nel tempo, sia resistente e, anzi, indifferente alle dinamiche interne alla coalizione.

Centrodestra che, sia chiaro, è stato un valore aggiunto essenziale sia in termini numerici, sia per offrire all’elettorato una rappresentazione plastica dell’unità della compagine di governo, nazionale, regionale, metropolitana e comunale. Basti rivolgere attenzione all’impegno speso, ad esempio, da Reggio Futura e Alternativa Popolare, per capire quanto la consapevolezza di essere comunità di destino sia reale e non un principio ideale da vendere al popolo.

Una rappresentazione totalmente contrapposta a quella regalata da un centrosinistra balcanizzato in faide interne che mietono vittime a profusione e producono renitenti eccellenti. Agguati, complotti, trappole, inimicizie: tutto l’armamentario da utilizzare su un campo di battaglia, non nei rapporti tra compagni di partito e alleati.

Con questi chiari di luna, il centrosinistra ancora non ha afferrato quanto i silenzi, le complicità, le omertà, gli opportunismi, l’occupazione del potere fine a sé stessa e deleteria per la città, cifra stilistica di tutti i loro esponenti per dodici anni, li terranno a debita distanza dai Palazzi per il prossimo trentennio anche se individuassero in Barack Obama il loro leader in riva allo Stretto.

Il luna park con biglietti omaggio per fancazzisti è stato chiuso definitivamente e anche il paio di sopravvissuti si rassegni al ruolo di orpello superfluo.

Se il centrosinistra è stato messo in fuorigioco dall’acume politico dei vertici di Forza Italia, il movimento fondato dal parlamentare europeo ex leghista Roberto Vannacci, Futuro Nazionale, è rimasto fermo alle millanterie da smargiassi, che fugge come la peste il senso di responsabilità e si limita a speculare sulle fragilità di individui e gruppi incapaci di comprendere la marginalità cui sono condannati da approcci infelici, tali da produrre esclusivamente un vuoto incolmabile di idee, progetti, programmi. La ragione sociale del drappello che si appella a disvalori fuori tempo massimo è una: provare a fare credere di disporre di numeri a sufficienza per essere determinante nelle urne. Primo tentativo, primo fallimento. La milizia viareggina in salsa lametino-mamertina rinculi e provi a riorganizzare le truppe per il prossimo assalto. A Reggio il muro non è stato nemmeno graffiato. L’aereo decollato è stato dirottato verso destinazione ignota.

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